Mancini vale i big delle panchine. Basta guardare la sua Italia…

Gli azzurri coniugano fantasia e concretezza, bel gioco e risultati, come dimostra la striscia d’imbattibilità arrivata a 23 partite. Il tecnico ha dimostrato così tutto il suo valore

“Per diventare un buon allenatore non bisogna essere stati, per forza, dei campioni; un fantino non ha mai fatto il… cavallo”. L’ormai celebre frase di Arrigo Sacchi ha però le sue eccezioni. Una di queste è sicuramente rappresentata da Roberto Mancini. Che campione in campo lo è stato, eccome. Quale amante del bel calcio (tifosi beceri rigorosamente esclusi) non era innamorato della Sampdoria del Mancio e di Gianluca Vialli? L’occhio vuole la sua parte, anche se alla fine conta solo vincere. Beh, il Mancini allenatore è riuscito nella non facile impresa (come peraltro ai suoi tempi l’Arrigo dell’epopea rossonera) di coniugare i due aspetti: l’Italia del c.t. marchigiano vince e diverte. Segna e gioca bene. Mette tutti d’accordo. E con il lavoro fatto con la Nazionale Mancini non solo si conferma un grande allenatore ma si pone al livello dei big che dirigono i migliori club europei, da Klopp a Guardiola.

depressione

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Ieri sera contro l’Irlanda del Nord è bastato poco per rivedere quel collettivo esaltato dalle individualità, mai recintate ma comunque sempre capaci di mettersi al servizio del bene comune. La bravura di un allenatore sta nel sapere tirar fuori il meglio dal materiale umano che si trova a disposizione. Quello di un commissario tecnico è pure più difficile, e al tempo stesso più ricco di soddisfazioni, perché gli undici che vanno in campo, o meglio, la ben più numerosa lista dei convocati, la decide lui. Nel football Nfl, Bill Belichick, capace di condurre i New England Patriots alla vittoria di sei Super Bowl, è considerato il più grande allenatore di tutti i tempi non solo per il numero di anelli conquistati, ma per la innata capacità di adattare il suo stile ai giocatori che si trova nel roster. Inutile accanirsi con un unico spartito se poi gli orchestrali steccano perché non lo sanno suonare.

Combinazioni

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Mancini ha saputo coniugare filosofia e talento, praticità e fantasia, come faceva quando scendeva in campo. Restare imbattuto per 23 partite consecutive è un’impresa, soprattutto pensando a com’eravamo ridotti e ancora di più se di mezzo c’è una pandemia che non sai mai cosa (o meglio, chi) ti possa sottrarre da un momento all’altro. Distanziamento quando serve la vicinanza. Eppure niente, avanti come un rullo compressore. A Parma dopo un quarto d’ora s’era già capito come sarebbe andata a finire. Vero, l’avversario non era di quelli da far tremare le gambe, ma contava solo vincere, soprattutto ripensando al passato, a quel Mondiale 2018 fallito, una tragedia nazionale.

Corazzata

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“I primi 45’ sono stati perfetti, le giocate erano veloci. Nella ripresa abbiamo fatto girare palla meno velocemente, ma dopo cinque mesi ci può stare” ha detto Mancini dopo il successo. Ci può stare, eccome. Abbiamo davanti altre due partite, sulla carta abbordabilissime, Bulgaria e Lituania, per prolungare a 25 la striscia. E continuare a sognare, con l’Europeo nel mirino. Durante la partita con l’Irlanda del Nord, i commentatori di Sky Sport Uk, erano ammirati da quanto vedevano sul prato del Tardini, e raccontavano: “L’Italia è tornata ad essere la corazzata di una volta, è tornata nel posto che gli spetta da sempre, nell’élite del calcio mondiale”. Se lo dicono quelli che hanno inventato il gioco del pallone, deve proprio essere vero. E buona parte del merito è del Mancio, che con questo lavoro può essere considerato al pari degli altri big delle panchine europee.

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