“Tonali? A Brescia lo ‘nascondemmo’ per non farcelo soffiare…”

Boscaglia, il tecnico che lo lanciò, ricorda: “Non aveva ancora un contratto da pro’ e Cellino mi disse di non farlo più giocare fino alla firma. Sandro è il futuro dela Nazionale, il Milan non può lasciarselo scappare”

Francesco Pietrella

5 luglio – Milano

Il Cupido del pallone, se ce n’è uno, in quel ritiro lavorò parecchio. “Tonali aveva 17 anni, i capelli lunghi, gli occhi vispi. Ci servivano giocatori per fare numero e lo portammo con noi”. La prima freccia colpì Roberto Boscaglia, allenatore del Brescia, estate 2017: “Dopo un paio di allenamenti chiamai il d.s. e gli dissi che l’avrei tenuto a ogni costo. Personalità, coraggio nelle scelte, grande tecnica. Sembrava giocasse da una vita”. Quattro anni dopo ha stregato anche il Milan, ormai a un passo dal riscatto dopo la prima stagione con Pioli. “Meritato e inevitabile. Impossibile lasciarsi scappare Sandro, è il futuro della Nazionale”.

Boscaglia, lei lo fece giocare subito.

“Avellino-Brescia, agosto 2017. Entrò a 20’ dalla fine e giocò una bella partita, anche se perdemmo 2-1. In serata mi chiamò Cellino…”.

Anche lui stregato?

“Certo, ma voleva… nasconderlo”.

In che senso?

“Sandro non aveva ancora un contratto da professionista, così il presidente mi disse di non farlo più giocare fino alla firma. ‘Altrimenti ce lo rubano’, diceva. Voleva proteggerlo. Dopo 8 giornate fui esonerato, ma tornai a metà stagione. Chiesi subito di avere Tonali in prima squadra: non è più uscito dal campo”.

Da lì la famosa frase: “Testa di un 50enne in un corpo da 17enne”.

“Non c’è definizione più azzeccata. Sandro era già maturo, sicuro di sé, umile. Ricordo che vivevamo in club house e spesso cenavamo insieme. Mangiava il suo piatto di pasta in silenzio, tranquillo, così iniziai a parlargli un po’. Lo presi sotto la mia ala, diciamo”.

Come un padre con un figlio.

“Gli consigliai di stare tranquillo, di tenere un profilo basso e di non pensare ai soldi o ai grandi contratti. Sarebbero arrivati dopo. ‘La tua vera ricchezza è il talento che hai’, gli dicevo. La Serie A l’ha confermato”.

E il Milan sta per riscattarlo.

“Sandro ha bisogno di fiducia. In questo Pioli è stato bravo e gli vanno fatti i complimenti. L’ha sempre difeso. Tonali è il futuro dell’Italia, e sono sicuro che Mancini lo inserirà tra i ranghi azzurri dopo l’Europeo. Il riscatto è il minimo sindacale per un club che punta sui giovani, come si fa a farselo scappare?”.

Un bilancio del suo primo anno in rossonero?

“Premetto una cosa: Sandro veniva da 2-3 anni a cento all’ora senza riposare. Serie B, Serie A, le giovanili, tanti impegni, qualche problema fisico accusato nelle ultime gare dell’annata 2019-20. Nonostante tutto, però, ha tenuto botta. In fondo ha solo 21 anni, ci può stare una stagione di apprendistato”.

Il suo ruolo ideale?

“Play in un centrocampo a tre. Costruisce bene, vede il gioco, ma è anche un recupera palloni niente male. I dati che avevamo a Brescia ci dicevano che uno così, in mezzo, può giocare in ogni posizione. Anche in una mediana a due, come nel Milan. Mancini l’ha utilizzato lì”.

Ha davvero qualcosa di Pirlo?

“Qualcosina sì, come la personalità nel farsi dare la palla o il coraggio di cercare la giocata, ma accostare qualcuno ad Andrea è impossibile. Di ‘21’ ce n’è uno ed è giusto così. Forse fisicamente, almeno da giovane, Sandro era più forte”.

E chissà quanti scout lo notarono nel 2017…

“Decine e decine, anche dall’estero. La tribunetta era strapiena. Il grande salto era questione di tempo”.

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