Stop maledetto, Alex Sandro decisivo al rovescio: l’album degli orrori del brasiliano

L’errore all’ultimo tuffo che ha regalato il gol decisivo a Sanchez arriva nel momento peggiore del terzino sinistro da quando è alla Juve. La sfortuna lo ha messo in mezzo più volte agli autogol, ma stavolta può prendersela solo con se stesso

Minuto 120, cross dalla sinistra di Dimarco per l’ultimo disperato assalto interista: palla a centro area nella zona di Alex Sandro che tenta uno stop di petto. Per cosa? Per appoggiare sul compagno lì accanto? Nel cuore dell’area? A pochi secondi dal fischio finale e dai calci di rigore? Sì. Poi serve che Darmian sia prontissimo non solo a raccogliere ma anche a toccare per Sanchez, rapace per infilare Perin col il gol del 2-1 all’ultimo tuffo che regala all’Inter la Supercoppa 2022. Ma il disastro da incubo del brasiliano resta, uno di quegli incubi da svegliarsi in lacrime anche a distanza di anni per il brutto sogno. Ma non è stato un sogno, è successo davvero. Al fantacalcio varrebbe +1, come un assist. Nelle pagelle della Supercoppa, è il macigno che gli vale l’onta del peggiore in campo.

L’anello debole

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Chiunque in stagione Allegri abbia provato lì sulla sinistra – De Sciglio e poi anche Pellegrini – ha fatto gridare al sorpasso sul brasiliano. Recuperato in tempo per la Supercoppa dopo il forfait con la Roma, coi risultati che si sono visti. È per questa flessione palese del rendimento, al di là degli errori macroscopici come quello di San Siro, che la posizione di Alex Sandro nel futuro della Juve è una delle più chiacchierate dell’organico. Solo le difficoltà a fare mercato ne hanno allungato la vita bianconera, ma che sia uno dei ruoli su cui intervenire è pacifico. La storia di questa stagione – voti alla mano – dice che prima della sua Supercoppa la peggior partita di Alex Sandro era stato il naufragio 4-0 a casa Chelsea, e poi sempre insufficiente nelle sconfitte più brucianti in stagione, da Empoli e Sassuolo fino a Verona, oltre all’Atalanta e al pari col Venezia.

L’album degli orrori

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Gli errori macroscopici appunto, anche se spesso è stata la malasorte a mettere Alex Sandro alla berlina. Ma non sempre. È stato sfortuna l’autogol dell’ottobre 2017, Champions League contro lo Sporting Lisbona: il brasiliano insegue Gelson, che tira verso Buffon, che respinge addosso ad Alex Sandro, col pallone che gli carambola in porta e poi in porta. È solo l’11’, poi la Juve vincerà 2-1. Un altro autogol sanguinoso è quello del 22 dicembre 2020, lo 0-2 con la Fiorentina che a un quarto d’ora dalla fine devasta le ambizioni di Pirlo di evitare il primo k.o. interno stagionale (finirà 0-3) a stoppare proprio il momento in cui sembrava aver trovato la strada giusta: anche lì sfortuna, una palla che gli sbatte addosso incolpevolmente dopo un intervento bucato da Bonucci. Sfortuna anche la deviazione sul tiro di Malinovskyi che nell’aprile scorso ha dato la vittoria all’Atalanta in un altro momento topico della stagione. Meno sfortuna, più contesto, quando Barak gli è saltato in testa per fermare la Juve sull’1-1 a Verona nel febbraio 2021. Errore nel 4-2 lasciato a Rebic nel ribaltone subito dal Milan nel luglio 2020. Anche allora a San Siro. Ma questa stecca nella Scala del calcio resterà negli annali. Dalla parte sbagliata della storia.

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