Non solo Eriksen: da Pirlo a Verratti, quando fare un passo indietro cambia vite e carriere

L’idea di Conte di arretrare il danese non è una novità nel calcio. È capitato con altri giocatori che, nel nuovo ruolo davanti alla difesa, sono sbocciati o tornati agli antichi fasti

Francesco Sessa

13 gennaio – Milano

Questione di intuito, o semplicemente di esigenze. Una mossa, apparentemente semplice, può cambiare il corso degli eventi. Lo spera Antonio Conte, che con l’arretramento di Eriksen prova a dare un nuovo senso all’avventura in nerazzurro del danese. Vuoi per un mercato che non può decollare, per il calendario contratto o per una nuova reale convinzione del tecnico, sta di fatto che l’esperimento può aprire scenari insperati. E la storia del calcio ci insegna che la qualità che arretra può far sbocciare talenti e cambiare le carriere.

PIRLO

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Il caso per eccellenza di un trequartista diventato grande davanti alla difesa è ovviamente quello di Andrea Pirlo, diventato uno dei più grandi interpreti del ruolo dopo l’intuizione di Mazzone ai tempi del Brescia. Prospettive cambiate, il Milan bussò alla porta e Ancelotti ringraziò l’altro Carletto: Pirlo diventerà il faro di quella squadra e della Nazionale. Dopo non aver reso da trequartista con la maglia dell’Inter: qualche tifoso nerazzurro avrà temuto un esito simile nella telenovela Eriksen. Ora, chissà, la storia può cambiare già nel laboratorio di Appiano Gentile e non altrove: i rimpianti, questa volta, non ci potranno essere.

VERRATTI

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Spesso a inizio carriera è stato paragonato all’attuale tecnico della Juventus e anche lui ha beneficiato dell’arretramento in mezzo al campo. Stiamo parlando di Marco Verratti, che deve l’intuizione del cambio di ruolo a Zeman, che ritrovandoselo tra le mani a Pescara ha pensato che fosse una buona idea provare ad arretrare il raggio d’azione dell’abruzzese. Quella squadra non aveva bisogno del trequartista, serviva un regista di qualità: ecco la soluzione fatta in casa, un’intuizione che fece volare il Pescara e regalò a Verratti il pass per Parigi. Quello di regista è il ruolo ormai cucito sul classe ’92, che però in questi anni le ha provate un po’ tutte: in Nazionale ha occupato tutte le posizioni del centrocampo, al Psg talvolta ha giocato da mezz’ala. E ora, con Pochettino, potrebbe tornare dietro le punte: è già successo contro il Saint-Etienne. Un ritorno alle origini, ma possibile grazie all’intuizione di Zeman che ha svoltato la carriera di Verratti.

PJANIC

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E Pjanic? Il bonsiaco non è mai stato un trequartista puro come Pirlo e Verratti (o Eriksen), ma sicuramente non è nato regista. L’abbiamo conosciuto con la maglia della Roma: raramente in giallorosso il bosniaco ha giocato davanti alla difesa, il suo ruolo era quello di mezz’ala. Al Lione le ha provate tutte, ma ha giocato la maggior parte delle partite da trequartista. Metamorfosi lenta dunque, culminata alla Juve con Allegri e poi con Sarri: che fosse centrocampo a due o a tre, Miralem in bianconero non si è più spostato dal ruolo di registra davanti alla difesa. Il Barcellona lo ha preso per quello.

MATTEOLI E BONIPERTI

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Torniamo all’Inter e andiamo indietro di qualche decennio. La coppia questa volta è formata da Matteoli e Trapattoni: il centrocampista sardo arrivò in nerazzurro nell’86 dopo essersi imposto al Como e alla Sampdoria come fantasista. Dopo due anni con la maglia dell’Inter, ecco la mossa vincente da parte del Trap: nello scudetto dei record, stagione 1988-89, il regista era lui. E Boniperti? Da attaccante a centro-campista con la Juve in mezzo a Sivori e Charles. No, il trattino da “centro” e “campista” non è casuale: proprio l’arretramento di Boniperti ha spinto Gianni Brera a coniare appunto il neologismo “centro-campista”, oggi di uso comune. Il trattino ovviamente è sparito.

SCHOLES

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Non solo dalla trequarti alla regia, dunque: nella storia ci sono casi di arretramento che partono addirittura dall’attacco. Si pensi anche a Paul Scholes: il simbolo del Manchester United, e uno dei più grandi centrocampisti nella storia del calcio inglese, ha iniziato la carriera da seconda punta. Ruolo ricoperto nelle giovanili e nei primissimi anni di carriera sotto la guida, ovviamente, di Sir Alex Ferguson. Paul impressionò subito in attacco, andava a segno con estrema facilità ma fu costretto ad arretrare dopo l’infortunio di Roy Keane. Era il 1997, Sir Alex corse ai ripari mettendo Scholes a centrocampo. Ruolo da cui non si sposterà mai più.

ORA ERIKSEN?

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Intuizioni o necessità: quando la qualità arretra può far svoltare le carriere. Eriksen regista è l’ultima mossa di Conte: il danese le ha provate tutte in carriera e ha già giocato davanti alla difesa nell’Ajax. Ed è stato anche esterno del Tottenham con un’intepretazione atipica del ruolo. Non come quella del primo Schweinsteiger, esploso al Bayern come esterno per poi diventare uno dei più forti centrocampisti del suo tempo davanti alla difesa. Insomma, si può fare. Conte ci spera: per provare anche in questo caso a cambiare un destino che sembra scritto.

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