Mercato, Gigio, rapporti con la squadra e coi tifosi: ecco come Maldini si è (ri)preso il Milan

Dalla stagione appena conclusa esce un dirigente rafforzato e più esperto, capace di maneggiare le situazioni più diverse. La gestione dell’addio a Gigio è stata la più apprezzata dal mondo rossonero

Sui social l’hanno immediatamente paragonato, con efficaci montaggi fotografici, a Russell Crowe. Il Crowe “Gladiatore”, ovviamente. Sì, Paolo Maldini che si affaccia dai gradini di Casa Milan davanti a duecento ultrà e ai tifosi dei Milan club, al popolo rossonero ha ricordato il generale Massimo Decimo Meridio. Paolo non ha chiesto di scatenare l’inferno, ma il suo è stato un discorso molto intenso e apprezzato (“Questo è un punto di partenza, non di arrivo, il Milan deve essere protagonista”), che ha prodotto una sferzata di adrenalina a chi era in piazza così come al popolo del web, impazzito di fronte a quelle parole e alla torciata – “Ac Milan is back” – allestita dalla Curva Sud.

Consacrazione

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Il tifo organizzato ha scelto di celebrare così, presentandosi davanti alla sede, una stagione ampiamente positiva. Finita nel migliore dei modi, con la Champions di nuovo in calendario sette anni dopo l’ultima apparizione. E bisogna riconoscere che il minuto in cui ha preso la parola il d.t., è stato di grande effetto scenico. In quel momento Maldini, oltre a essere Maldini con tutto ciò che il suo cognome si porta dietro, ha rappresentato un intero club. Di più: il lavoro dell’ultimo anno e mezzo di un intero club. Una sorta di consacrazione dirigenziale, sebbene la strada che conduce all’esperienza per lui sia per forza di cose ancora molto lunga. Ma il percorso è quello giusto, altrimenti la gente milanista non glielo avrebbe riconosciuto.

Da apprendista a responsabile

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La vittoria di Bergamo ha innescato nel mondo rossonero un circolo virtuoso, che paradossalmente ha portato i tifosi a festeggiare davanti a Casa Milan dopo un secondo posto e dopo aver perso a parametro zero uno dei portieri più forti del mondo. Eppure è proprio qui la ripartenza milanista, di cui Maldini è l’emblema perfetto. Arrivato nell’estate di tre anni come direttore strategico, ruolo che tutt’ora resta ammantato di un certo mistero, ma nei fatti apprendista di Leonardo sul mercato e nella gestione dell’area sportiva. Quando infatti Leo ha salutato, Paolo è stato a tanto dal seguirlo. Superato il punto di non ritorno, è rimasto ed è stato promosso direttore tecnico. Numero uno dell’area sportiva, senza l’ombrello di un capo reparto a proteggerlo dai temporali. Chiamato a condurre lui le danze, cosa a cui d’altra parte aveva sempre chiarito di ambire.

Un altro tassello

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Maldini esce da questa stagione a petto in fuori, per vari motivi. D’altra parte sono i risultati sportivi, ovvero dell’area che lui gestisce, a dargli ragione. L’arringa pubblica di ieri sera ai tifosi non passa inosservata anche perché davanti aveva soprattutto ultrà. E non possono non tornare alla mente le feroci polemiche datate 24 maggio 2009, penultima partita in carriera, quando Paolo fece il giro di campo a San Siro e fu fischiato da una parte della curva. Quello di ieri è evidentemente un riavvicinamento, qualcosa che non si era mai verificato in dodici anni. Potremmo definirlo un altro tassello di questo Milan in cui tutto parrebbe davvero tornare al posto giusto, dove l’unità di intenti in questo momento è totale. I tifosi ieri mentre applaudivano le parole di Maldini, applaudivano il club. Paolo, e quindi il Milan, hanno convinto tutti con la gestione della vicenda Donnarumma. In cui la gente rossonera ha apprezzato il coraggio e la coerenza di preferire l’addio a uno dei più grandi simboli milanisti piuttosto di svenarsi di fronte a una situazione inevitabilmente destinata a riproporsi di nuovo. Molto applaudite anche le parole di commiato a Gigio, giudicate molto eleganti e signorili perché formalmente non contengono nemmeno un filo di fastidio.

Mano sapiente

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Da questo scenario Maldini – su chiaro e forte input di Elliott e dell’a.d. Gazidis – è uscito trionfatore assoluto, anche perché la dirigenza rossonera (non bisogna infatti tralasciare il d.s. Massara e il capo scouting Moncada) si è mossa per tempo portandosi in casa un buon profilo come Maignan. Un colpo apprezzato, così come ora i tifosi si stanno sfregando le mani per Tomori, vicino al riscatto. E’ insomma un Milan vivo, pronto a muoversi in vista della Champions. Dopo cinque Coppe dei Campioni vinte sul campo, Maldini sta accarezzando la prima partecipazione da dirigente, la cui prima pietra personale è stata il celebre colloquio a Ibiza con Theo Hernandez per portarlo a Milano. Ma la mano di Paolo si è notata anche nelle ultime settimane a Milanello, che lui ha sempre frequentato lungo la stagione. Dove però lungo lo sprint finale lui ha aumentato la frequenza dei colloqui personali e personalizzati con i giocatori. Mettendo a disposizione del gruppo la sua esperienza e il suo carisma. Il Milan è cresciuto e Maldini è cresciuto assieme a lui.

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