Leader e guida spirituale: l’Ibra “psicologo” è mancato più dell’attaccante

Zlatan contro il Cagliari avrebbe dato atteggiamento, esperienza e mentalità vincente. Il rinnovo di Elliott va letto anche (e soprattutto) in questa direzione

Non è servita la presenza in tribuna – dopo una vita – di Gordon Singer, figlio del numero uno di Elliott. Non sono serviti i colloqui individuali e le chiacchierate collettive di Pioli in settimana. E non è servita nemmeno la presenza a bordo campo, come di consueto quando non può scendere in campo, di Zlatan Ibrahimovic. Ecco, forse il punto è proprio qua. E occhio agli equivoci: non stiamo dicendo che a mancare sono stati i suoi gol, perché il Milan lungo la stagione ha dimostrato tante volte di poter fare a meno del suo capobranco. Semmai stiamo dicendo che è mancata la sua guida spirituale nella madre di tutte le partite. L’esperienza di quel giocatore che a quasi 40 anni ha vissuto mille battaglie in cui la posta in palio era vitale. Non le ha vinte tutte, ma lungo la carriera ha imparato come affrontarle.

Testa e muscoli

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Perché il Milan contro il Cagliari è sbucato dal tunnel degli spogliatoi nelle condizioni mentali peggiori possibili. Contratto, teso, schiacciato dall’importanza dell’obiettivo. E così le gambe non hanno girato. Come se avessero pesato il doppio. Questione atletica? Macché. E’ sufficiente andare a rivedersi la doppia impresa torinese per capire che non è questione di benzina. Ma di testa. Che, come ripete spesso Pioli, governa anche i muscoli. E’ in queste situazioni che uno coma Ibrahimovic fa la differenza. E’ per questi motivi, soprattutto, che Boban e Maldini lo hanno fortemente voluto a Milanello un anno e mezzo fa. Per aiutare la squadra a crescere, per indicare la via più luminosa a un gruppo di ragazzi poco più che ventenni.

Atteggiamento

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Questa partita pareva la chiusura perfetta del cerchio. Lo zio Zlatan che aveva completato il ciclo di insegnamento. Un Milan che in qualche modo poteva iniziare ad affrancarsi dalla sua guida. Milan-Cagliari ha dimostrato che non è così. Non ancora. E infatti non è casuale che il club abbia scelto di spendere per lui altri dieci milioni per la prossima stagione. Non c’è controprova e quindi non possiamo sapere come sarebbe finita contro i sardi con lo svedese in campo. Ma è facile pensare che l’atteggiamento della squadra sarebbe stato diverso. I giocatori si sarebbero fatti accompagnare dal suo stato d’animo e non dalla frenesia di un obiettivo diventato col passare dei minuti sempre più ingombrante. “Se manca un vice Ibra? – rifletteva Pioli nel dopo gara – Sì, però bisogna avere anche un po’ di equilibrio nelle valutazioni. Nelle ultime due non c’era Zlatan, ho sentito dire prima che siamo Ibra-dipendenti e poi che giochiamo meglio senza di lui. Non abbiamo pareggiato a causa del vice Ibra, ma perché la prestazione globale è stata un po’ troppo tesa, poco precisa e con poco ritmo”. Un’analisi onesta, anche perché quando si parla di Zlatan l’equilibrio a volte manca. Parola magica, l’equilibrio: esattamente ciò che avrebbe dovuto e potuto dare Z in una partita come questa. Ci ha provato da bordo campo, senza riuscirci. “Siamo stati colpiti duramente, ma possiamo ancora farcela”, ha scritto il Milan sui social a caldo dopo la gara. A patto di riuscire a governare meglio la testa.

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