L’agente Rullo: “Vi racconto come io, donna, ho portato Malele in Arabia Saudita”

Ha lasciato un segno nella storia. Angela Rullo. Modenese, agente di calciatori e intermediaria, è stata la prima donna nella storia a negoziare un trasferimento in Arabia Saudita, come raccontato da Calciomercato.com lo scorso 21 agosto. Il passaggio all’Al-Tai di Cephas Malele, attaccante svizzero ex Palermo, porta la sua firma. E si tratta di un’operazione il cui significato va ben oltre il calcio, poiché segna uno scatto molto importante nella riduzione del gender gap nel mondo del calcio, oltre a abbattere una barriera culturale che fino a soltanto una settimana fa pareva insormontabile.

Classe 1986, modenese, Rullo ha radicato la propria attività in Inghilterra. E da lì sta scalando posizioni in un mondo che rimane prevalentemente maschile. Il trasferimento di Malele è una tappa molto importante, ma non è certo un punto di arrivo.
 
“Il percorso che ha portato Malele in Arabia Saudita – racconta durante una chiacchierata telefonica con Calciomercato.com – è partito da una mia iniziativa. Ho studiato quale potesse essere il mercato calcistico più adatto al mio cliente e dopo aver fatto un’attenta valutazione ho ritenuto che l’area araba, o il Medio Oriente in generale, fossero i contesti giusti per lui. Ho proposto il nome di Malele ai club con cui ho contatti in quell’area e la trattativa è andata molto velocemente, rispetto a quelli che sono gli standard europei”.
 
Interessante questo dettaglio. Quali sono le differenze più evidenti fra questi due mondi?
“Gli arabi, quando arrivano, sono in grado di concludere un affare immediatamente, in giornata. Non è così nel caso delle trattative europee, che seguono riti formali molto più complessi. Fra l’altro gli arabi hanno l’abitudine di condurre le trattative durante la notte. Hanno fatto arrivare l’offerta alle 11 di sera e abbiamo concluso l’accordo che erano le 5 del mattino. Quanto alla velocità delle trattative, è un fatto culturale. Gli arabi non stanno a trattare granché. Partono da una buona base economica, presentano un’offerta che spesso è vantaggiosa ma da lì tendono a non muoversi. Rispetto agli europei seguono meno i protocolli e vanno dritti al punto”.
 
Come è stato accolto l’accordo dal suo cliente?

“Malele è stato molto contento anche per il modo in cui è stato accolto. Il presidente del club ha detto che lui era la prima scelta e questo lo ha molto gratificato. Fra l’altro il ragazzo parla 6 lingue, è di religione musulmana come il padre (la madre è cristiana), quindi è nelle condizioni di trovarsi a suo agio. Siamo tutti molto contenti”.
 
L’elemento di maggior importanza, in questo trasferimento, è che a intermediarlo sia stata un agente donna. Ciò che suscita ulteriore scalpore se si guarda al fatto che ciò è avvenuto in Arabia Saudita. Non deve essere stato facile.
“Posso dire che di per sé non è stato facile fin dall’inizio fare questo mestiere, perché mi sono dovuta spesso confrontare con l’atteggiamento snobistico di molti dirigenti di società, ma anche di tanti colleghi. Sono andata avanti comunque. Chiaramente nei paesi del Medio Oriente lo scetticismo e la sorpresa sono molto più evidenti. Da quelle parti il ruolo della donna non è quello a cui siamo abituati in Occidente. Nel caso che mi riguarda, ai dirigenti che hanno condotto la trattativa con me faceva specie che una donna si sedesse al tavolo della trattativa. Ma una volta rotto il ghiaccio le cose sono andate per il meglio. È stato necessario tenere delle distanze fisiche, evitare le strette di mano e da parte mia abbigliarmi secondo i costumi del luogo. Ma mi è stato consentito di tenere il volto scoperto. Aggiungo che sono stata trattata con estremo riguardo. Così come è stata molto positiva l’accoglienza delle donne arabe quando l’indomani, con Malele, sono stata in un centro commerciale. Vedere una donna occidentale che mostrava il volto ha fatto un grande effetto”.
 
Pensa di avere dato un contributo al cambiamento culturale?
“Io penso di avere dimostrato che certe cose si possono fare. Andando lì mi sono adattata a usare i loro costumi, adeguandomi al loro modo di vestire, ma anche da parte loro c’è stato uno sforzo di adattamento. È stato un passo importante che credo possa avere un seguito. Ma mi piace anche pensare che sia un segnale per molte colleghe che vogliano intraprendere questa carriera. Non è un mondo soltanto maschile, basta crederci”.
 
Un’ultima cosa: come mai ha deciso di fare base a Londra anziché in Italia?
“Sono convinta che in Italia non avrei mai avuto certe chance. Sicuramente non avrei avuto autonomia. Manca la controprova, però posso dire che a Londra ho avuto delle possibilità e le ho sfruttate. Va benissimo così”.

@Pippoevai 

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