In cima all’Europa col gemello Mancio: la notte di Wembley che fermò il tempo

L’avventura azzurra di Vialli come capo delegazione ebbe inizio nel 2019. Fondamentali i suoi consigli ai giocatori, fino al discorso prima della finale in cui citò Roosevelt

Donnarumma cancella il rigore di Saka, l’Italia diventa campione d’Europa, Roberto e Gianluca si stringono in un abbraccio che sembra eterno. Roberto è in camicia bianca, Gianluca indossa il giubbotto blu federale. Sembra la Samp, è la Nazionale. Hanno vinto ancora assieme. È l’11 luglio 2021, è come se il tempo si sia fermato, l’Italia ha sconfitto l’Inghilterra e s’è presa la Coppa contro tutto e tutti.

Loro ora sono al centro di Wembley, come due grandi attori illuminati dai riflettori sul palcoscenico del più grande teatro del calcio. La telecamera gira attorno, l’abbraccio sincero, virile e fragile si scioglie in un pianto liberatorio che sembra allontanare tutte le paure. Gianluca combatte da anni contro un nemico più aggressivo e subdolo dei tanti difensori che ha affrontato, ma questo è il segnale che, sì, può farcela.

la rivelazione

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Non è stato l’unico abbraccio dell’Europeo. Negli ottavi, soffertissimi, con l’Austria, risolti ai supplementari, Chiesa trova finalmente il gol e Vialli si precipita dalla panchina al campo, correndo come un bambino, e stringe Mancini. Un anticipo di quello che verrà, il momento sognato da quando è nata l’idea di Vialli nel gruppo azzurro. Tutto comincia forse nel febbraio 2019, pochi giorni dopo il premio “Il bello del calcio” vinto da Gianluca Vialli in Gazzetta. Mancini rivela: “Io e Luca non ne abbiamo mai parlato direttamente. Non avrei avuto la forza di chiederglielo, lui non ha toccato l’argomento e io ho rispettato il suo silenzio”.

l’idea

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Purtroppo scopriamo tutti che Gianluca sta molto male. Un tumore terribile l’ha aggredito, ma lui non si arrende. Non l’ha mai fatto. Il Mancio, il grande amico, è c.t da quasi un anno, impegnato a rifare l’Italia. “Quando io e lui ci sentiamo è soltanto per cazzeggiare, ma Gianluca è sempre in cima ai miei pensieri. Si è ammalato un fratello, ma anche in questa storia lui ha dimostrato la sua forza. Possiamo continuare a cazzeggiare…”. Può darsi che in quei giorni di cazzeggio, per farsi forza, sia nata l’idea del ritorno di Vialli in azzurro. Vialli e Mancini sono gli inseparabili della Samp, ma anche i simboli dell’Under 21 di Azeglio Vicini. Poi assieme nella Nazionale dei grandi sempre con Vicini c.t.: assieme arrivano in semifinale a Euro 88, poi Gianluca vive le notti magiche di Italia 90. Non pensavano che sarebbero tornati, non assieme almeno. E invece.

“Vieni Luca?”

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A novembre 2019 la Federcalcio ufficializza la nomina di Vialli “capo delegazione”: il presidente Gravina è d’accordo con Mancini, pensa che Vialli possa dare una mano importante con la sua esperienza e la sua carica umana. La qualifica esatta dovrebbe essere “amico del c.t. e dei giocatori”, ma nei documenti ufficiali non si può indulgere in sentimentalismi. Quando Vialli risponde “Sì, ci sto!”, con entusiasmo, il tumore è ancora lì, non dà pace. Il nuovo “capo delegazione-amico” però si lancia nell’incarico come quando puntava l’area con quel dribbling potente che incrociava verso la porta. Gianluca diventa subito uno del gruppo. A volte è più su di morale, in altre occasioni il viso smunto e il fisico più magro tradiscono l’aggressione del male: è impressionante il confronto con il gladiatore che in campo lottava contro tutti. Ma resta lì, orgoglioso del suo ruolo di equilibratore, quello che le ha viste tutte e può dare un consiglio al giovane in difficolta o al veterano che non si ritrova. “Un esempio vivente”, dice Mancio.

il discorso

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Con l’azzurro addosso, Vialli partecipa anche all’Europeo 2021. Un torneo senza sede fissa, con l’Italia che da Coverciano si sposta a Roma, Monaco e Londra. Fino alla finale di Wembley e all’abbraccio. Prima della partita, Gianluca legge alla squadra un discorso motivatore citando il presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt. Nessuno ha dimenticato. Poi in campo. “Era quasi impossibile ma ce l’abbiamo fatta”, devono essersi detti Roberto e Gianluca mentre si stringevano, pensando che avrebbero potuto farcela contro tutti gli avversari. Ma uno, maledetto, è stato più forte.

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