Il gemello Bergomi, il no alla Juve, la fedeltà all’Inter: Ferri, la bandiera si fa dirigente

Stopper duro ma corretto, entrato nel settore giovanile nerazzurro con lo Zio nel 1977, negli anni è diventato un simbolo di appartenenza: ora sarà il Team Manager nerazzurro

A Pino Bussi servono pochi minuti per rimanere colpito, sui campi di Rogoredo. Ci sono due ragazzini di quattordici anni che hanno attirato la sua attenzione. Uno molto più vivace, ma sempre composto; dell’altro fa fatica a credere all’età, con quei baffi già così pronunciati. Gli avversari hanno quasi paura di sfidarli. Così li segnala subito all’Inter, che poi decide nel 1977 di accoglierli nel proprio settore giovanile. Riccardo Ferri esulta come se avesse segnato, Beppe Bergomi invece non fa una piega.

Eppure sono gli unici ad aver superato una selezione di 500 giovani calciatori. La loro storia inizia insieme e da quel momento saranno inseparabili, in campo e fuori. All’epoca, Ferri veniva schierato come ala destra. Poi passa a centrocampo, per migliorare i movimenti della fase difensiva. Finisce per arretrare ancora finché Trapattoni non lo inquadra come stopper. In pratica gli toccano gli avversari più difficili da marcare. Tra cui Maradona: “Ti mandava fuori tempo e facevi una figura di m… Ci pensavamo dieci volte prima di avventarci su di lui: una finta di corpo e la palla spariva”.

LE ORIGINI

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Ferri nasce a Crema nel 1963. La famiglia è umile, il padre è un operaio e la madre si prende cura dei tre figli. Quando i secondi tempi passano alla radio, l’attesa maggiore è per sapere il risultato della Juventus, la squadra del cuore del papà, che sogna che almeno uno dei suoi ragazzi diventi un giocatore. Sarà accontentato sia con Giacomo – bandiera del Torino – che con Riccardo, che vuole imitare il fratello maggiore, anche se quando c’è da affrontarsi in Serie A non si parleranno prima delle partite. Intanto colleziona le figurine, senza sapere che qualche anno dopo ci sarebbe finito anche lui sopra.

L’INTER

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La sua carriera è legata in maggior parte all’Inter, dove gioca per diciassette anni, di cui quattro anni di vivaio. L’esordio avviene nel 1981, è Bersellini a volerlo gettare nella mischia. Due anni dopo sarà un titolare inamovibile, in quello successivo troverà il primo gol in Serie A, di testa proprio contro la Juventus. In nerazzurro vince lo scudetto del 1989, quello dei record: sarà parte di quella linea difensiva che subirà soltanto 19 reti in campionato, fissando il primato di punti dell’epoca a 58. Dopo i Mondiali d’Italia, gli arriva una proposta dalla Juve: un’offerta ricca, avrebbe guadagnato il 30% in più. Ma non basta a farlo vacillare. Ferri ha sempre ricordato con orgoglio il no ai bianconeri, perché all’epoca non si cambiava squadra per vincere ma ci si doveva impegnare per farlo con la propria maglia. La sua era quella dell’Inter e non poteva essere altrimenti. Oltre ad una Coppa Italia (1982) e a una Supercoppa Italiana (1989) alzerà anche la Coppa Uefa nel 1994. Un addio dolcissimo, con una nota di tristezza. Non al meglio fisicamente, appena rientrato da un serio infortunio muscolare, comunicherà a Marini di non voler scendere in campo nella finale di ritorno; entrerà soltanto al 67’. È l’epilogo, insieme a Zenga si trasferirà alla Sampdoria dopo la chiamata dell’amico Mancini. Giocherà altri due anni e a soli 32 deciderà di smettere.

CURIOSITA’

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Il suo nome spunta sempre quando si parla di autogol. Lui, insieme a Franco Baresi, ne detiene il record del campionato italiano con otto. Una di queste poi gli fa particolarmente male, quella nel derby col Milan della stagione 1987-88. Ma erano tempi diversi, in cui una deviazione per quanto poco decisiva bastava per condannare lo sfortunato difensore. Basti pensare che tutti i nomi che compaiono in classifica appartengono ad un passato piuttosto lontano. Perfino Ligabue, noto interista, ribadirà tra le note questo spiacevole primato in “A che ora è la fine del mondo”. Per un ricordo negativo ce n’è uno molto divertente, come quando in ritiro con la Nazionale sfida insieme ad altri compagni Altobelli a fare una corsa nudo, per poi nascondergli i vestiti. E proprio in quel momento Spillo verrà sorpreso dal presidente federale Matarrese.

OGGI

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Ferri è sempre rimasto in contatto con l’Inter e spesso ha partecipato alle partite riservate alle leggende. Dopo aver allenato le giovanili nerazzurre negli anni scorsi, è pronto ad un nuovo capitolo con le stesse tinte. Sarà il Club Manager dei nerazzurri e lavorerà al fianco di Simone Inzaghi, nei confronti del quale ha sempre avuto parole di ammirazione per il gioco espresso dalla squadra. Un ruolo che interpreterà con una passione sincera, un sentimento che si percepisce forte quando pensa ai due anni alla Sampdoria: “È stata una parentesi bellissima, in una città che ho amato e con una tifoseria che ho amato, una maglia che ho rispettato ma non l’ho mai baciata. Io ho baciato la maglia dell’Inter. Punto”. Non serve aggiungere altro.

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