Congo shock: la clamorosa protesta dei calciatori in Coppa d'Africa

Una mano che forma una pistola, puntata alla testa, e l’altra sulla bocca. I calciatori della Repubblica Democratica del Congo ieri sera si sono schierati durante l’inno nazionale, prima della semifinale di Coppa d’Africa persa 0-1 contro la Costa d’Avorio di N’Dicka, Kouame e Kessie, mostrando al mondo un gesto forte per accendere un faro su quanto sta accadendo nel loro Paese, in piena crisi umanitaria con circa 7 milioni di profughi.

Congo, perché i calciatori hanno protestato

Nel Congo RD, quello con capitale Kinshasa, il gruppo ribelle M23 – di etnia tutsi, da anni in guerra con il governo e responsabile di numerose violenze anche su donne e bambini, di stupri e massacri – ha assaltato la città di Sake, mettendo in fuga almeno un milione di persone verso Est, ai confini con Tanzania e Uganda, costringendole ad abbandonare le proprie case e i propri villaggi. Secondo un report dell’Onu, la milizia sarebbe finanziata direttamente dal governo del Ruanda anche se ufficialmente quest’ultimo Paese fa sapere di aver interrotto i rapporti con M23 (che ha preso il controllo di un vasto territorio nella provincia del Nord-Kivu) da oltre dieci anni.

Il messaggio 

Mentre la nazionale di calcio ha sfiorato la qualificazione in finale di Coppa d’Africa, in Congo le persone continuano a morire, al punto che le Ong considerano “drammatica” la situazione umanitaria e sono in netto aumento anche i casi di colera. E così i calciatori hanno deciso di lanciare un messaggio, affinché facesse il giro del mondo.


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