Cairo, benvenuto a Juric: “È un top, trasmette qualcosa di speciale”

Durante la presentazione del tecnico, il presidente granata parla anche di Belotti: “Top player, per me è speciale: ora serve un’adesione totale al progetto. Sirigu? Nell’ultimo anno l’ho visto meno felice”

Dal nostro inviato Mario Pagliara

8 luglio – TORINO

“Dobbiamo ritornare allo spirito originario del Toro, quello del 2012 quando tornammo in Serie A, con dei giovani motivati e vogliosi di essere al Toro”. Lo dice alla fine di una lunghissima presentazione il presidente del Torino, Urbano Cairo, e sembra essere il manifesto programmatico del nuovo Toro che riparte con Ivan Juric al timone. “Questa è una giornata importante – sottolinea il presidente granata -, perché introduciamo Ivan Juric che non ha bisogno di presentazioni. Ma per noi è un innesto importante”.

Grazie Davide

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Prima di entrare nel mondo di Juric, Urbano Cairo non dimentica il lavoro fatto dal predecessore Davide Nicola: “Prima di parlare di Juric, ci tengo a fare un saluto e uno speciale ringraziamento a Davide Nicola che ha fatto un campionato con noi importante. Si è messo al lavoro con grandissimo impegno ed entusiasmo, ha fatto bene e ha ricompattato tutti. Da quando Nicola è arrivato, il 19 gennaio, fino al 23 maggio, ultima di campionato, in 125 giorni sono stato con la squadra, tra partite, allenamenti e cene 37 volte. Ho dedicato un tempo incredibile, ma era giusto farlo: lui mi ha molto contagiato, ma anche il momento era molto difficile e lo richiedeva. Grazie davvero a Davide, che è stato molto importante per noi”.

Benvenuto Ivan

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Dopo i ringraziamenti, può cominciare anche formalmente la nuova avventura. Cairo riparte da due anni fa, dalla prima volta in cui fu colpito dal tecnico di Spalato. “Ricordo di aver visto la sua prima stagione al Verona, eccellente, con lo sviluppo di giocatori giovani che sono diventati importanti. Una sera vidi in televisione Verona-Inter e alla fine della partita, all’epoca non avevo mai parlato col mister, avevo sentito una sua intervista televisiva di cinque minuti nella quale mi aveva veramente colpito tantissimo. Per quello che aveva detto e per il modo con cui lo diceva mi trasmetteva qualcosa di speciale. Già all’epoca dissi a Vagnati di volerlo incontrare: prima l’ha visto Vagnati, poi ci siamo visti insieme in un albergo mangiando insieme. E l’incontro ha confermato la sensazione di una persona top. Poi ci siamo risentiti al telefono, ma lui aveva scelto di restare al Verona. Mi ha detto: ‘Presidente grazie, ma non me la sento perché Verona mi ha dato un’opportunità importante, credo che sia giusto per un fatto di gratitudine restare a Verona’. Allora gli ho detto, mister non posso dirti nulla. Quest’anno ci abbiamo riprovato, perché era rimasta questa voglia. E ci siamo riusciti”.

Il futuro

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“Abbiamo fatto male gli ultimi due campionati, non in linea con la nostra storia. Adesso è meglio stare con i piedi per terra, fare le cose che vanno fatte, con il mister e con Vagnati sul mercato. Se ci sono tifosi non soddisfatti hanno soltanto ragione – aggiunge il presidente Cairo -: gli ultimi anni non sono stati all’altezza di quello che abbiamo fatto negli anni precedenti”. E subito dopo ribadisce: “Non ho nessuna intenzione di vendere il Torino. L’arrivo di Juric mi ha rimotivato ancora di più”.

Belotti e Sirigu

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L’ultimo capitolo è dedicato a Sirigu e Belotti, entrambi all’Europeo con la Nazionale. “Sirigu ha fatto con noi quattro anni, ma nell’ultimo anno l’ho visto meno felice di essere con noi – racconta Cairo -. Forse, aveva un’ambizione diversa, un desiderio diverso. E’ quindi giusto accontentarlo e dare a lui la possibilità di fare quello che ritiene meglio per lui. Lo stimo molto, ma può avere dei desideri, ed è molto importante la motivazione. Sirigu era attaccato alla maglia, lo era eccome, ma se non hai la voglia totale di essere in una squadra, anche in un portiere di altissimo livello ti può indebolire”. La chiusura è sul capitano Andrea Belotti: “Belotti è un top player che ha fatto cose straordinarie. E’ con noi da sei anni, ho sempre fortissimamente creduto in lui, l’ho sempre portato in un palmo di mano. Verso Belotti ho una stima sconfinata, ma in una stagione come questa è molto importante fare le cose in un certo modo e che vi sia un’adesione totale al progetto avviato dal nostro mister”.

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