Allegri, atteggiamento sbagliato e un reparto allo sbando

I problemi dichiarati dal tecnico dopo il Verona puntano i fari sulla mediana: a partita in corso l’ha cambiata per intero. Una crisi che nasce da lontano, raccontata al Bentegodi anche dai numeri

Senza cercare capri espiatori in un momento in cui le responsabilità non possono essere di pochi, ma solo per provare a capire qual è il male da curare secondo chi ha l’onere di tirare fuori la Juve da questa situazione, l’interpretazione delle parole di Massimiliano Allegri dopo la sconfitta con il Verona torna quella lettura nei fondi del caffè già vista dopo il Milan, per intuire chi avesse in mente quando ha fatto certi riferimenti. Allora era abbastanza chiaro che ce l’avesse coi subentrati, con gli attaccanti che devono capire quando è il momento di fare i terzini, e in linea di massima una risposta (forse non da tutti, sicuramente non da tutti nella stessa maniera) l’ha ricevuta. Pur mordendosi la lingua con un “dobbiamo stare zitti, stare zitti e lavorare”, e nel chiaro smarrimento del momento, anche nel post-Verona c’è più di qualcosa.

L’ACCUSA

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“Ti devi mettere sul piano loro, sullo spirito, sul rincorrere, sul correre verso l’avversario, sull’andargli addosso – ha detto il tecnico della Juve -: non è che se abbiamo la maglia della Juve, dobbiamo per forza battere le squadre di metà classifica. Serve guadagnarselo. Con un atteggiamento diverso. Facendo fatica. Questo è il calcio: non è il fioretto. Ti devi mettere al loro livello. Pensavamo di essere più bravi. Ora non lo siamo”. E ancora: “Non credo che non ci sia una grande squadra senza il rispetto dell’avversario. Tutti quelli che hanno vinto difficilmente hanno giocato con sufficienza: non dico che giochiamo con sufficienza, ma manca la voglia di lottare, il calcio è fatto di contrasti”. Andare addosso, contrasti: impossibile non pensare al centrocampo. Soprattutto quando guardi i cambi e vedi che Allegri ha cambiato tutti i quattro della mediana, cinque contando anche Alex Sandro. Se non è una bocciatura…

LA LETTURA

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Anche perché si dice contrasti e si legge – si può leggere – falli: il Verona ne ha fatti 22, la Juve… 8. Di questi 8, dal centrocampo? Zero. McKennie da subentrato è stato l’uomo con più tiri nello specchio, 2 (su 4 di squadra), e nei tiri totali solo Dybala ha prodotto di più. Se cambiano gli uomini ma chi subentra la panchina ha sempre più verve di chi parte dall’inizio, è naturale che sia una questione emotiva e nervosa più che tecnica, e chi parte titolare è sempre troppo compassato, chiunque sia. Bentancur ha toccato 30 palloni in quasi un’ora, Rabiot 24 nello stesso tempo. Arthur ha toccato 56 palloni, ai livelli di Danilo (57) e Cuadrado (55), con 38 passaggi positivi e “solo” 7 negativi ma tra questi uno, sì, uno… proprio quello… è stato quello del disastro, deja-vu del Benevento di sette mesi fa, goccia che fece traboccare il vaso portando al famoso incontro Allegri-Agnelli a Forte dei Marmi. Ma lì in mezzo non è cambiato molto.

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