Totti, la profezia di papà, l’addio amaro: Florenzi-Roma storia d’amore e ferite

L’esterno azzurro si sta rilanciando al Milan dopo essere finito ai margini in giallorosso. E ora calcia anche le punizioni: “A Roma e Parigi non potevo neppure avvicinarmi al pallone…”

Il Florenzi di vent’anni e quello di trenta sorridono allo stesso modo. Da “io contro il mondo”. Lo vedi da due foto. La prima è quella del giovane Ale che debutta in A al posto di Totti in Roma-Samp, maggio 2011, crestino leggero e viso pulito. Neanche un filo di barba. Qualche anno prima si divertiva da raccattapalle. Una volta si fece trenta metri di corsa per esultare sotto la Sud. Papà Gigi, burbero d’oro, uno da pochi “bravo” e una sfilza di rimproveri, lo ammonì profetizzando il futuro: “Prima o poi a Totti gli darai la palla con i piedi”. La seconda foto è più recente. Ale ha la barba curata, i baffetti e qualche ruga in più, ma dopo il gol su punizione all’Empoli si presenta alle tv e tira fuori quel sorriso. Quello di chi ha sta prendendo di petto un’altra sfida, stavolta al Milan, e la sta vincendo.

Ritorno

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Ha detto che a Milanello ha portato la “chiacchiera”. Quella romana di chi sdrammatizza sempre. Ha detto che su punizione, tra Roma, Valencia e Psg, era impossibile persino palesarsi. “Totti, Pjanic, Parejo. E a Parigi poteva provarci perfino Keylor Navas”. Poi ha detto che il Milan è lì per restare in alto e migliorarsi. Come lui. Sedici partite, 7 dal 1’, giovedì la più importante: la prima volta contro la Roma a San Siro, lo stadio in cui ha segnato il primo gol in Serie A nove anni fa, buttandosi in mezzo su un cross di Totti, stravolgendo la profezia del padre. All’andata era infortunato, stavolta dovrebbe giocare da titolare contro Mourinho, reo di non averci puntato in estate: “La Roma ha deciso di mettermi da parte. Una scelta tecnica, ma credo ci sia qualcos’altro”. Valencia, Psg, ora il Milan, dopo l’Europeo vinto con l’Italia. Se fosse stato per lui sarebbe rimasto a Roma tutta la vita, chi lo conosce lo sa, ma il professionista viene prima. E al Milan sta rispondendo così. Lontano da Roma e da Vitinia, ai confini della Capitale, dove tutto iniziò anni fa. Dove c’è ancora qualche amico.

Cartoline

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Florenzi a Roma è un altro giro di immagini. Cartoline che passano tra le mani. L’esordio all’Olimpico, il gol nel derby, la rovesciata contro il Genoa all’amico Perin. “Gli ho sempre fatto tanti gol”. Anche se il suo preferito resta quello all’Udinese. Con la fascia di capitano. Ma anche il pallonetto al Barcellona che ha fatto il giro del mondo. Anche lì c’è il suo sorriso. Quello di “bello de nonna” che punge il Cagliari, esulta in tribuna e agisce d’istinto. Forse si è pure pentito. Dopo quel gol nonna Aurora si è chiusa in casa perché accerchiata dai cronisti. Florenzi è anche Roma-Barcellona 3-0, la rimonta delle rimonte per chi tifa quei colori, un passo indietro la spizzata di Manolas che sa di impresa. A un certo punto, in ogni inquadratura del mondo, si vede un giocatore che resta fermo sulla trequarti senza inseguire il greco, come gli altri. Fa tre passi verso il centrocampo e poi raggiunge i compagni. È Florenzi, ha le mani in testa e lo sguardo incredulo. Sembra dire, “ma che davero?”. Romanità. Messa davanti in ogni scelta, soprattutto perché in questi anni qualche offerta grossa gli è arrivata.

Presente

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Terzino, mezzala, esterno, perfino il 10 in Primavera. Florenzi ha fatto tutti i ruoli e ha giocato con tutti, da Zeman a Garcia, fino a Spalletti e Di Francesco, nonostante due infortuni. Con Fonseca meno feeling invece. Quindi via a Valencia. “Non mi vede, lasciare la Roma è stata una botta”. Una volta gli rispose citando Voltaire: “Ama la verità, perdona l’errore”. È caduto, si è rialzato, e a trent’anni ha ricominciato da Milano, nello stadio del primo gol in A. Indossava ancora la 48, diventata una sala giochi con il suo nome tra le vie di Vitinia, “A.F. 48”. Oggi non esiste più. Come un suo futuro a Roma. Il sorriso invece sì.

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