Toro, ora la priorità torna a Belotti

All’indomani degli psicodrammi dell’ultima sera – tolta la tara dell’emotività e della frettolosità di giudizio – il mercaToro si può in fondo riassumere in quattro parole: speravo meglio, temevo peggio. Speravo meglio perché nemmeno stavolta all’allenatore è stata consegnata una rosa completa, progettualmente funzionale all’idea di gioco che è (e resta) chiara fin dal giorno in cui Cairo ha deciso di mettersi in casa uno come Juric.

Torino, Brekalo firma e posa con la maglia granata

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Torino, Brekalo firma e posa con la maglia granata

Torino, mercato completato in ritardo: ma l’obiettivo resta la salvezza

Per giunta, i rinforzi sono arrivati con il solito ritardo, dopo aver perso – sia temporalmente, sia nel risultato – le prime due partite; e adesso bisognerà, per molti versi, reimpostare il lavoro in funzione dei nuovi singoli, con le loro peculiarità tecniche e caratteriali, e delle varianti/variabili tattiche alternative al 3-4-2-1 che il croato s’era disegnato in testa al momento della firma. In più, quattro altre controindicazioni: A) non c’è un tasso qualitativo medio tale da garantire obiettivi più alti e appropriati di una tranquilla salvezza, un aggettivo e un sostantivo che messi assieme fanno ormai venire l’orticaria ai tifosi, quasi come “parte sinistra della classifica”; B) restando ai tifosi, non si sono ancora registrati segnali di discontinuità – a qualsiasi livello – tali da invertire la tendenza generale al pessimismo se non alla rassegnazione; C) sono rimasti sulle croste troppi giocatori fuori dai programmi se non fuori di testa; D) per darsi una minima svegliata nelle trattative c’è voluto uno sfogo pubblico del tecnico che ha sì ridotto il numero degli “ignoranti di realtà granata” ma ha pure alimentato in società un clima di tensione latente dalle conseguenze a oggi imprevedibili nel male come nel bene. Dopodiché, temevo peggio. Sì, temevo peggio perché – stanti le premesse, e quell’inquietante riferimento di Juric alle illusioni generate dalla prestazione, pur perdente, con l’Atalanta – la paura che non arrivassero nemmeno dei bei rinforzi quali Brekalo, Praet e (speriamo) Zima era concreta, come quella di qualche atroce fregatura last minute. Invece, gli ultimi due giorni di negoziati di Vagnati – al metto della rinuncia ad Amrabat – sono stati intensi e per certi versi brillanti. Ora, sai che c’è? Volete far vedere che davvero le intenzioni e le ambizioni sono serie? C’è un Belotti, l’unico vero simbolo di continuità granata in questi anni grami, in scadenza di contratto e in urgenza di rinnovo. È pure infortunato, non ha tutte queste cose da fare. Vederlo andar via per niente, dopo niente, sarebbe assurdo e penoso. Aspetta segnali lui, li aspettano i tifosi.

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Torino, buone notizie per Belotti: escluse fratture

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