Toro, frenata Atalanta: stallo Miranchuk

TORINO – Le lunghe attese, in quella frenetica giungla di colpi di coda e di inversioni di marcia che è il calciomercato, difficilmente sono foriere di buone notizie. E il Torino, nella giornata di ieri, ha atteso a lungo Aleksej Miranchuk. Promesso sposo dall’Atalanta, ma da Bergamo mai partito per approdare a Torino. Il trequartista, in un primo momento, avrebbe dovuto sostenere le visite mediche d’ordinanza al Centro di Medicina dello Sport verso le 17.30. E, in un secondo, oltre un’ora più tardi. Nulla di tutto di ciò, perché i test fisici necessari per sancire il suo passaggio in granata sono – quantomeno – slittati. E dire che la formula dell’operazione era stata definita con il benestare di tutte le parti in causa: prestito con diritto di riscatto a 12 milioni. La ragione del granello di sabbia che ha rallentato l’iter, insomma, risiede con buona probabilità altrove. Di certo non nella proposta del club granata, che quella era e quella è rimasta. Ma, verosimilmente, nella disponibilità dell’Atalanta a concludere sul momento l’operazione: possibile che l’interesse del Sassuolo per Pinamonti – per il quale l’intesa con l’Inter sembrava vicina – abbia bloccato la catena. Fatto sta che, all’ombra del Grande Torino, tutto era già stato pianificato per consegnare il giocatore nelle mani di Juric il prima possibile. Ma il tecnico croato, ancora una volta, dovrà aspettare, mettendo ulteriormente a dura prova la propria – non esattamente proverbiale – pazienza: una riunione fiume nella stanza dei bottoni dell’Atalanta, ieri pomeriggio, ha frenato il passaggio dell’ex Lokomotiv Mosca al Torino.

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L’operazione è definita, ma il passaggio è frenato

L’operazione, in ogni caso, era e resta definita nel dettaglio. Con una formula gradita al Torino, che si tutela in caso di rendimento insoddisfacente del giocatore e, soprattutto, evita esborsi di rilievo nell’immediato, anche se l’ormai celebre diritto di riscatto ha causato più d’un problema nel recente passato (ogni riferimento a Mandragora e Praet, senza allargarsi al voltafaccia di Brekalo, è puramente voluto). Ma anche con soddisfazione della Dea, chiamata a non disperdere l’investimento di quasi 15 milioni effettuato per portare a Bergamo un giocatore che nell’ultima stagione non ha raggiunto nemmeno i 1000’ in campo. E con il via libera dello stesso rifinitore di SlavyansknaKubani, in cerca di un progetto in cui tornare centrale e di una piazza in cui ritrovare continuità.

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