Sprechi di squadra ed errori individuali: così la Juve ha dilapidato un tesoro

Sconfitte inattese hanno vanificato serie positive importanti, troppi sbagli dei singoli sono costati punti preziosi

Il cammino della Juve ’20-21 si è tradotto in un rosario di spine, spesso al di là del nome degli avversari. Perché se a far rumore sono soprattutto le sconfitte – due in Champions e quattro in campionato -, sono stati anche i pareggi a zavorrare la stagione bianconera, causando un’emorragia di punti ormai irrecuperabile in chiave scudetto.

Sconfitte

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Per restare a quelle in campionato, il primo tonfo è stato quello casalingo contro la Fiorentina, un 3-0 perentorio quanto inatteso, incastonato fra la vittoria di Parma (che fu il 12° risultato utile consecutivo per la squadra, in una striscia composta da 6 vittorie e 6 pareggi) e successivi quattro successi di fila, tre in campionato (Udinese, Milan e Sassuolo) e uno in coppa Italia (col Genoa). Ma dopo il successo in coppa Italia ecco un altro stop, con l’Inter a San Siro (2-0). Come la prima, anche questa sconfitta fece però da volano alla voglia di riscatto bianconera, con la squadra capace di vincere la Supercoppa pochi giorni dopo e di riprendersi la rivincita con l’Inter nell’andata di semifinale di coppa Italia, a San Siro. Fra le due gare al Meazza da registrarsi 4 vittorie bianconere (Supercoppa e gara di coppa Italia comprese), in un gennaio che ha rappresentato il periodo più scoppiettante per la Juve. A Napoli la terza sconfitta, firmata da Insigne che si riscattò realizzando un rigore dopo averne fallito uno in Supercoppa. A seguire il k.o. nell’andata col Porto, e, nonostante la fiammata della speranza col gol di Chiesa nel finale, l’impressione è che qualcosa si sia inceppato nella crescita della squadra. Così, dopo l’eliminazione dalla Champions, è arrivata anche la quarta e finora ultima sconfitta in campionato, quell’1-0 casalingo contro il Benevento che ha fatto segnare il punto più basso della stagione.

Errori dei singoli

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L’annata bianconera non è stata minata solo da sconfitte, ma anche da errori dei singoli, in alcuni casi decisivi per decretare la sconfitta finale, in altri in qualche modo rimediati. Senza pretesa di completezza, fanno parte della poco pregiata vetrina l’errore di Arthur nell’andata contro il Benevento, che respinge male in un’azione di calcio d’angolo e di fatto innesca il gol dell’1-1 di Letizia. Sempre nel girone d’andata, è Dybala a procurare guai contro la Lazio: l’argentino perde un pallone a centrocampo, riparte la Lazio e Caicedo trova il pari (1-1) all’ultimo istante. Se Alex Sandro firma un autogol nel k.o. casalingo contro la Fiorentina, da un errore di Bonucci che perde palla nasce invece la rete del 3-0 realizzata da Caceres. Nella citata sconfitta contro l’Inter c’è invece lo zampino di Frabotta, che si dimentica di Barella, pescato da un lancio lungo di Bastoni, e vola in gol. Doppio errore anche nelle gare col Porto: all’andata è Bentancur il protagonista di un clamoroso retropassaggio a Szczesny, con Taremi lesto a firmare il primo gol, mentre al ritorno il momentaneo 2-2 è firmato da Sergio Oliveira: sulla sua punizione la barriera salta e si gira, col pallone che si infila sotto i piedi dei giocatori e finisce in gol. Il resto è storia recentissima: contro il Benevento un passaggio orizzontale di Arthur si trasforma in assist per Gaich, che segna il gol-partita, mentre nel derby il secondo gol di Sanabria nasce da un regalo di Kulusevski, con Szczesny non immune da colpe. Il 2-2 del derby sancisce peraltro una sgradevole “prima volta” juventina: in campionato finora ad ogni k.o. aveva fatto seguito una vittoria, stavolta no.

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