Senza Chiesa dal 1′ la Juve non vince: le richieste di Max e un rapporto ancora a metà

Le cifre fotografano il peso diretto sui risultati della presenza dell’azzurro: il pungolo del tecnico ne ha ampliato il raggio di azione, in attesa di un equilibrio stabile

Che Federico Chiesa sia la scintilla che accende la Juve non ci vuole la prova del 9 per stabilirlo. I numeri dicono anche che per due volte in campionato la Juve ha dovuto fare a meno di lui per infortunio, con Napoli e Verona, e due volte ha perso. Per carità, ha perso due volte anche con lui, ma il quadro complessivo rende meglio l’idea: su dieci presenze in A, le tre volte in cui non è entrato da titolare ma è subentrato coincidono coi tre pari bianconeri (Udinese e Milan subendo la rimonta, Inter facendola); nelle altre sette partite sono arrivati i cinque successi in campionato della Juve finora, oltre a due sconfitte. In breve, in ogni vittoria di campionato della Juve c’era Chiesa titolare, e quando non ha giocato la Juve ha sempre perso.

ESIGENZA

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Quello tra Massimiliano Allegri e il suo diamante grezzo Chiesa è un rapporto sempre in divenire: partito all’insegna del bastone più che della carota, ha trovato il compimento con la risposta dell’azzurro a suon di prestazioni, rinforzate poi quando il tecnico gli ha chiesto nell’emergenza delle assenze di battersi in un ruolo diverso e più avanzato. “Deve crescere e acquisire la consapevolezza di quello che può fare perché siamo alla Juventus” è la virgoletta post Milan spesso evocata e rievocata non perché di per sé così roboante, ma perché da sempre percepita come la punta dell’iceberg di un rapporto in cui c’è stato bisogno di allinearsi, a partire dalla richiesta tecnica. “Deve capire quando è il momento di tenere la palla e quando di darla, quando è il caso di dribblare, come muoversi senza possesso – ha detto . E non deve spendere subito tutto quello che ha scattando in continuazione”.

RICHIESTE

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Perfino prima punta in coppia con Bernardeschi nell’emergenza dell’assenza di Dybala e Morata e insieme allo spagnolo quando è rientrato, col ritorno in pianta stabile delle due prime scelte davanti – nonché attaccanti a tutti gli effetti – il ruolo è una parte importante ma non esclusiva della dialettica continua tra Chiesa e Allegri. “Sta crescendo ma deve migliorare nella lettura delle partite e nei tempi di gioco”, aveva detto Max prima del Milan. Un rapporto che vive anche del pungolo costante di Allegri, che può affondare nella consapevolezza che Chiesa è un giocatore famelico, e la storia di inizio stagione dice quanto sia in grado di elevare il proprio rendimento non solo se riceve fiducia ma anche se messo alla frusta. Nel breve termine il profitto è reciproco, in attesa che il tempo cementi gli equilibri.

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