Roma, entusiasmo social: “Come una finale. E a casa nostra”. All’Olimpico in 70.000

I tifosi giallorossi ottimisti dopo l’1-1 di Leicester, a un anno dal tracollo di Manchester: “Grazie José, oggi la difesa tiene botta”. Dopo il match per Friedkin selfie coi supporter in un fast food. Preoccupano le condizioni di Mhkitaryan

Tornare con un pareggio dall’Inghilterra dopo che nelle ultime due semifinali – a Liverpool e Manchester – la Roma aveva preso 11 gol in 180’. Ieri, invece, al King Power Stadium di Leicester, la squadra di Mourinho non solo ne ha incassato appena uno, ma ha mostrato una solidità, anche nell’inevitabile sofferenza, che fa ben sperare i tifosi in vista del ritorno. “Sarà una finale, speriamo sia la prima e non l’unica”, il pensiero che, dall’Inghilterra all’Italia, viaggia tra i romanisti. L’entusiasmo c’è, ma c’è soprattutto la consapevolezza che, senza la regola del gol doppio in trasferta, l’unica partita che conta “sarà quella in casa nostra”.

tutti all’olimpico

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E l’Olimpico si prepara: centinaia di giornalisti accreditati da tutto il mondo, quasi 70mila persone allo stadio, sold-out fatto in pochissime ore di vendita libera, centinaia di migliaia di richieste: l’attesa è altissima e, nel frattempo, anche domenica contro il Bologna ci sarà un altro tutto esaurito. “Sì, ma riposasse qualcuno, soprattutto Abraham”, diceva più di qualche tifoso tra radio e social. Perché la sensazione è che, per la prima volta dopo una vita, la Roma sia davvero a un passo da una finale storica ma, al tempo stesso, la beffa sia dietro l’angolo. “Affidiamoci a santo Smalling”, un altro dei mantra dei romanisti il giorno dopo l’andata.

san chris

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L’inglese e Zalewski sono stati eletti, a furor di popolo, i migliori in campo, con Chris leader di una squadra che “un anno fa difendeva a centrocampo e prendeva 6 gol a Manchester” mentre oggi “tiene botta come nessuno”. In particolar modo nel primo quarto d’ora, quando Vardy e compagni indemoniati attaccavano, alla Roma non sono tremate le gambe “e questa è la cosa in cui siamo cresciuti di più. Grazie Josè”. Appunto, Mourinho: ieri a fine partita si è fermato fuori lo stadio a salutare dei tifosi inglesi e coreani che avevano striscioni e bandiere solo per lui, poi con la squadra ha affrontato il lungo volo di ritorno per tornare a Roma, all’alba quasi. Lo preoccupano – come a tutti i romanisti – le condizioni di Mkhitaryan, sui social ha pubblicato una foto del settore ospiti ma non vede l’ora di giocarsi una finale anticipata nel suo stadio. A casa sua.

dan coi tifosi

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Stessa cosa per quanto riguarda i Friedkin: ieri, al 90’, il presidente, stando al racconto fotografico di alcuni romanisti, è andato in un fast food non distante dallo stadio e si è fermato a fare foto e selfie con i tifosi presenti. Un’eccezione alla sua ormai nota riservatezza, un sorriso spontaneo e divertito dopo una serata, anche per lui e suo figlio, importante: un anno fa, esattamente un anno fa, dopo la disfatta dell’Old Trafford intensificavano i contatti con Mourinho e preparavano i contratti per annunciarlo il 4 maggio, oggi si iniziano a vedere tangibili e concreti i frutti del lavoro sul portoghese. Manca ancora un tassello, però: “Sei giorni e le gambe gliele facciamo tremare noi”, si legge sui social da ieri sera. Qualcuno ammette che per “andare a Tirana dovremo giocare meglio”, ma è una minoranza. La maggior parte non guarda al gioco ma solo all’obiettivo: “Fino alla vittoria”, come recitava lo striscione di ieri nel settore ospiti.

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