Pasticcio protocollo: monta la polemica per le regole volute dalla Lega

Nell’ultimo turno di A troppe anomalie. Cairo: “Ciò che ho visto non è ragionevole”. E c’è la bozza per l’incontro sport-governo

Elisabetta Esposito

11 gennaio – ROMA

E così, oggi pomeriggio, si concluderà questa seconda giornata di ritorno. Nonostante tutto. Una giornata che in un primo tempo prevedeva dei rinvii e che poi, tra ricorsi al Tar e nuovo protocollo della Lega Serie A, è stata portata a termine. Ma a quale prezzo?

Abbiamo visto scendere in campo formazioni senza molti titolari, rimaneggiate tatticamente e tecnicamente, con la presenza di giovanissimi che non si erano nemmeno mai affacciati in prima squadra, ma anche alcuni club che – smarcati all’ultimo dalla quarantena decisa dalle Asl – hanno avuto pochissimo tempo per preparare gli incontri. Il protocollo della Lega – secondo cui si scende in campo se si hanno tredici negativi, compresi i maggiorenni delle Primavere, pena la sconfitta a tavolino – continua a creare malumori. Ieri l’Udinese ha comunicato “di aver depositato un preannuncio di ricorso al Giudice Sportivo della Lega Serie A avverso la regolarità della gara di campionato Udinese- Atalanta”. Gara che, come noto, i bianconeri hanno perso 6-2.

Ma c’è di più. Il club ha pure reso noto che dai test molecolari effettuati ieri mattina è risultato positivo “un giocatore che ha preso parte alla gara contro l’Atalanta”. E se ora emergessero nuovi contagi tra i bianconeri? C’è poi il caso Bologna, che al netto dei positivi si è potuto radunare soltanto ieri per preparare la trasferta di oggi a Cagliari. Mihajlovic è stato come sempre chiarissimo: “Tredici giocatori? Potevano andare bene 40 anni fa. Ora, con i 5 cambi, per essere in regola dovremmo giocare a calcio a 7. Spero solo che chi ha optato per il rinvio a domani lo abbia fatto in buona fede”.

PROTESTE

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Sul tema è intervenuto anche il presidente del Torino, Urbano Cairo: “Vedere partite che finiscono tanto a poco perché chi perde non ha giocatori o non si è allenato per giorni non è una bella cosa. L’ho detto pubblicamente, il protocollo che ha fatto il Consiglio di Lega, anche abbastanza velocemente, a mio avviso può essere cambiato. Non mi è sembrato molto ragionevole. Pensare di poter giocare con 13 non positivi, attingendo alla Primavera fino ai nati nel 2003 anche se non professionisti vuol dire andare oltre. In Inghilterra hanno fatto cose molto più ragionevoli ponendo un minimo di giocatori, ma tenendo conto che gli infortunati non vengono considerati, e andando poi a valutare i singoli casi tenendo conto che i giovani devono esser professionisti. Una cosa molto più equa che tutela il merito del campionato e va anche a beneficio dello spettacolo”.

Di tutto questo si discuterà di certo nell’Assemblea di Lega convocata ieri per giovedì e che vede tra i punti all’ordine del giorno proprio l’”emergenza Covid: delibere in ordine alla gestione della pandemia”.

L’APPUNTAMENTO

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Nella stessa sede si parlerà anche dell’esito del incontro tra sport e governo in programma domani nella Conferenza Stato-Regioni appositamente convocata dal ministro degli Affari Regionali Mariastella Gelmini. Su questo fronte ieri c’è già stato un tavolo tecnico importante per definire delle linee guida. Alla presenza dei capi di gabinetto dei ministeri Salute e Affari Regionali e del capo del Dipartimento per lo Sport Michele Sciscioli, i rappresentanti di Coni, calcio, basket e volley, oltre al presidente della Federazione medici sportivi Maurizio Casasco, hanno rivisto le norme, cercando un modo per arrivare ad un’uniformità di gestione.

Il Sottosegretario allo Sport, Valentina Vezzali, ha ribadito l’esigenza di mettere nero su bianco criteri oggettivi che definiscano l’intervento delle Asl: insomma dei parametri che possano dire – anche in base al colore della zona a cui il club appartiene – sopra quale soglia di positivi sia necessario fermare una squadra. Su questo il governo non transige: anche se il protocollo della Lega non prevede rinvii e spinge per ridurre il potere delle Asl, l’ultima parola continuerà a spettare a loro. Si è discusso poi della gestione dei contatti stretti: l’obiettivo è trovare una coerenza tra la circolare della quarantena soft del 18 giugno 2020 (quella che disponendo le “bolle” consentiva alle squadre di allenarsi e di giocare anche in caso di positività) e quella della quarantena “morbida” del 30 dicembre 2021 (niente quarantena anche in caso di contatto stretto con la terza dose o la seconda ricevuta negli ultimi 120 giorni). Dalla prima dovrebbero essere valorizzate le “bolle” per il gruppo squadra in caso di positivi, dalla seconda dovrebbe emergere la possibilità per i contatti stretti che non devono fare quarantena di non utilizzare la mascherina FFP2 durante l’attività sportiva e di sfruttare gli spogliatoi. Motivo per cui lo sport tutto spinge per la terza dose (la Lega Serie A con una lettera ha sollecitato i club giusto ieri, chiedendo pure la calendarizzazione dei vaccini).

Oggi la bozza delle linee guida messe a punto dal Dipartimento per lo Sport verranno condivise con il mondo dello sport ed è in programma anche un incontro tra la Gelmini, il ministro Speranza e la Vezzali.

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