Parla ADL: “Napoli vivo e vegeto, non vendo! Il sì a Koulibaly doveroso. E su Mertens…”

Il presidente azzurro torna a parlare dopo oltre un mese di silenzio. Passo indietro con i tifosi: “Frainteso”. Il riferimento a Insigne e Ospina: “La maglia? Dev’essere come una pelle, sennò dov’è l’attaccamento?”

Maurizio Nicita @manici50

23 luglio – Milano

Il presidente Aurelio De Laurentiis rompe dopo oltre un mese il silenzio. E lo fa con la radio ufficiale, Kiss Kiss Napoli. Cerca subito di riaprire il dialogo con la piazza: “Un saluto e un abbraccio a tutti i tifosi. Il Napoli non deve essere sistemato: è vivo, vegeto e fortissimo. Forse sono stato male interpretato, parlando della vil moneta. Il giocatore deve identificarsi con questa maglia, come una pelle. Poi li vedi magari finire in campionati quasi sconosciuti… e allora dov’è l’attaccamento alla maglia?”. Ogni riferimento a Insigne e Ospina non è puramente casuale. Poi ecco la versione sulla cessione più importante: “Ho lasciato andare Koulibaly perché lui me lo ha chiesto. Gli avevo detto di no per il Barcellona, perché non aveva i soldi per pagare. Col Chelsea è stato diverso. Se un giocatore vuole andare in un club di prestigio, in quello inglese che è il miglior campionato, non ci si può trincerare sempre dietro un no, bisogna essere anche riconoscenti”.

CIAO CIRO

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“Io sento l’appartenenza e l’attaccamento alla maglia. Poi oltre a essere tifoso mi devo porre come imprenditore. Tutti chiedono di Mertens, ma se lui fa un ragionamento di vil denaro Quando gli ho fatto l’ultima offerta da 4,5 milioni lordi e l’ha rifiutata e allora ho detto a Dries che gli auguro il meglio a lui, alla moglie, al figlio Ciro. Da un lato l’ho ringraziato per tutto quello che ci hai dato con tutti gli straordinari gol che ci hai regalato. Ma d’altro canto io devo comprare dei giocatori giovani per rilanciare la squadra. Anche quando cambiammo il ciclo e allora arrivò Mertens, i tifosi allora ci rimasero male ma se poi questo club riesce sempre a far crescere giocatori importanti, forse siamo fortunati. O forse ci sappiamo fare”.

IL PASSO INDIETRO COI TIFOSI

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Poi il presidente cerca di spiegarsi con una tifoseria che si sente anche offesa da certe dichiarazioni: “Bisogna sapere interpretare le parole che uno pronuncia. Veniamo fuori da un periodo particolare, quello del Covid. Quando perdi più di 200 milioni, per questo virus inconcepibile, dopo esser stati in una bolla e c’è incertezza, tu ti senti frustrato. È chiaro che tu a un certo punto ti identifichi con chi per altre motivazioni può essere danneggiato economicamente, deluso nei propri affetti e nel proprio lavoro. E trova valvola di sfogo nel suo essere tifoso, che è una zona franca, una zona che gli appartiene. Io ho detto che uno si sente vessato e ha bisogno di sfogarsi, ma quest’esplosione di gioia che c’è negli stadi non vuol dire che il tifoso c’è, che il tifoso non ti volta le spalle. Se a qualcuno ha dato fastidio una mia frase fraintesa, se qualcuno ha provato dolore me ne scuso profondamente”.

MERCATO

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“Simeone? Mi piace molto. Bisogna vedere che cosa ne pensa Spalletti perché è un bravissimo attaccante, forse si sposa meno di Petagna con Osimhen perché forse è più simile al nigeriano. Noi non dobbiamo giocare col 4-4-2 con due punte”. Sul rapporto con Spalletti “Sincero, ci diciamo tutto in faccia, non siamo falsi. Non ci mentiamo, siamo due veraci”. Poi la conferma su Kim: “Mi piace l’idea di avere un coreano. A parte che è un coreano sui generis perché è alto 191 centimetri. Poi mi interessa sposare la condizione coreana con quella napoletana, del Sud. Sono due mondi che possono compensarsi tra di loro. Uno molto tecnologico, ma sempre molto in vista, e l’altro molto verace, fatto di grandi suggestioni, di grandi filosofie, di grande contaminazione culturale. Mi auguravo che arrivasse ieri, ma quando si negozia e ci sono di mezzo determinati avvocati e procuratori i contratti sono complessi, perché ti chiedono la luna. E tu rimani perplesso. Cioè, io dovrei pagargli le tasse anche in Corea… Il povero Giuntoli tra un po’ diventerà assistente di Tremonti”.

Caso portieri

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“Nella nostra storia abbiamo sempre avuto dei portieri di personalità. Poi c’è sempre stato un terzo portiere di riserva. Ma i primi due non possono essere di riserva. Il fatto che uno possa risentirsi perché il portiere è bravo, ma anche lì… È importante come l’allenatore sappia gestire. Quest’anno ci saranno 52 e speriamo anche più partite, per cui i problemi saranno tanti, le insidie per gli infortuni pure, il Covid non è un problema risolto. Non possiamo avere un primo portiere bravo e un secondo schiappa per far piacere al primo portiere. Non credo che Meret possa pensare una cosa del genere. Un portiere non può fare 52 partite l’anno, deve dividersi la torta. Se giochi in una squadra come il Napoli, che gioca da 13 anni in Europa, unica italiana tra l’altro, tu devi attrezzarti affinché questo non sia un problema”.

“NON VENDO”

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“Leggo degli articoli – ha continuato il presidente – in cui si cerca fare il consuntivo dei valori delle mie società. Il patrimonio della Filmauro? Basterebbe dire che abbiamo fatto 4 Amici miei, se io volessi farne delle serie tv potrei campare di rendita per i prossimi trent’anni. Quando poi qualcuno si permette stupidamente di parlare dei ‘cinepanettoni’, io dico che siamo stati talmente bravi come osservatori di un clima italico discutibile, criticandolo per trent’anni. Abbiamo coniato anche il termine ‘cinepanettone’, è nella Treccani. Il Guinness dei primati ci ha mandato anche un premio come serie più longeva. Si sappia che nel 2017-18 ho rifiutato un’offerta di 900 milioni di dollari e da un anno e mezzo ho tantissime offerte, tutte rispedite al mittente. Ho ricevuto tre offerte da tre fondi per il Bari, anche queste tutte rispedite al mittente. L’ultima offerta che mi è arrivata sul tavolo, da 2,5 miliardi di euro per tutto il mio gruppo, pure l’ho rispedita al mittente: posso restare e divertirmi ancora? Un saluto a tutti e, mi raccomando, distensione. Forza Napoli sempre!”.

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