Pagelle Italia: Vicario debutto top, Pellegrini magic moment

Ct Spalletti 6,5 
Passi avanti rispetto al Venezuela ci sono, il centrocampo funziona meglio in entrambe le fasi, la squadra ne beneficia e si trova più a suo agio. Soffriamo, però, qualcosina di più in difesa (specie nella ripresa), pur senza mai rischiare davvero. Torniamo in Italia con qualche certezza in più.

Vicario 6,5 
L’ultimo dei debuttanti, emozione e dedizione, un brivido (controllato) sulla costruzione dal basso, due uscite (alta e a terra) che danno sicurezza, capisce subito che non è il giorno per cesellare e quindi, se c’è da buttar via il pallone, lo fa senza pensarci su. Pronto sul tiro (centrale) di Plata, salva il risultato. E non è poco. 

Darmian 6,5 
Libero di spaziare, sale spesso e volentieri a dare supporto a Bellanova, non perdendo di vista la fase difensiva. Con Di Lorenzo, limita il raggio d’azione, anche la fatica c’entra, però non molla mai. 

Mancini 6 
In mezzo al blocco-Inter, dà sicurezza, è il collettore della ragnatela di passaggi che servono per far uscire l’Ecuador, quando c’è da battagliare con i ruvidi avversari, non si fa pregare. Corretta l’ammonizione, ben spesa, Plata andava in slalom che sembrava ad Aspen. In azzurro non delude mai. 

Bastoni 6 
Diligente e pulito, concreto quanto basta in difesa, spreca un pallone che poteva diventare un assist nella metà campo dell’Ecuador. Involontario e fortuito il colpo che manda ko Minda. 

Bellanova 6,5 
Movimenti giusti, favorito dalle distrazioni dell’avversario di turno, Estupiñán, praterie che si aprono e che rischiano di far male all’Ecuador. Prima in azzurro anche per lui, sfrutta benissimo i quarantacinque minuti che Spalletti gli concede.

Di Lorenzo (1’ st) 6 
Trova subito l’intesa con Darmian, agisce più avanzato rispetto a quanto fa nel Napoli, guadagna metri che servono per provare a pungere, non sempre però gli riesce.

Barella 7 
Un colpo di tacco in piena area (azzurra) che fa venire i brividi, il pallone dato col puntatore laser a Bellanova a bruciare mezzo centrocampo avversario. Genio e sregolatezza, capitano per una volta, il gol suggella il giorno con la fascia. 

Jorginho 6,5 
Che sia il nostro alfiere più lucente lo si capisce subito, prima Moises Caicedo, poi Plata fanno sentire i tacchetti. Inizia, si propone e rifinisce. Trova un giallo (su Moises Caicedo) che ce ne stavano cinque prima per gli ecuadoregni, guida a voce e con le idee gli azzurri. 

Locatelli (22’ st) 6 
Contiene le avanzate ecuadoregne. 

Dimarco 6 
Si mangia un gol già fatto al 6’, che avrebbe chiuso subito la partita e che avrebbe fatto la felicità del suo tecnico, Simone Inzaghi (da quinto a quinto, il mantra). Ma fa tanto altro, a cominciare dalla punizione sulla quale Pellegrini costruisce il nostro vantaggio. 

Cambiaso (43’ st) sv 
Gli toccano gli spiccioli.

Zaniolo 6 
Si segnala allo scadere del primo quarto d’ora, il piattone sinistro s’infrange su Burrai in uscita. In generale, non lo Zaniolo straripante che siamo abituati a vedere, si limita a qualcosa di più d’un filo di gas, gli basta per coprire l’intero arco costituzionale. Ammonito, però gli altri? (vedi Jorginho). 

Orsolini (30’ st) 6,5 
Veloce a destra, cerca di portare più avanti la manovra azzurra, è quasi un no-look il passaggio per Barella sul 2-0 da applausi. 

Lo. Pellegrini 7 
Appena 2’11” e l’ultima amichevole americana porta la sua firma, quella che gli riesce meglio: raccoglie un pallone sporco, lo trasforma in oro con una botta da fuori area di sinistro. E scucchiaia un pallone per Raspadori che avrebbe meritato maggiore fortuna. Magic moment. 

Frattesi (22’ st) 6 
Partecipa alla ripresa più sofferenza che paillettes, fa muro anche lui in difesa, avvia l’azione del 2-0. 

Raspadori 5 
Solito lavoro, più nascosto che palese, da centravanti fisicamente atipico. Epperò si vede che non è il giorno, la dedizione non si discute, l’altruismo anche, sul resto c’è materiale per disquisire. Il colpo di testa morbido su assist di Pellegrini nella ripresa la conferma: non è Retegui, questo sì. 

Retegui (30’ st) 6 
Fa sentire il fisico, ha più presenza, quindici minuti per provare a ripetersi. 


Precedente Lazio, Simeone e non solo: tutti i colpi che piacciono a Tudor Successivo Roma in ansia, rischia di finire tutto in anticipo

Lascia un commento