Osimhen, Lozano e altre scelte: è di nuovo pioggia di critiche per Gattuso

La sconfitta contro la Juve ha riacceso le discussioni nei confronti del tecnico partenopeo: il presidente De Laurentiis si è congratulato con la squadra ma i tifosi non sono convinti di alcune scelte

Lo stacco non c’è stato. Anzi, la sconfitta ha retrocesso il Napoli al quinto posto, estromettendolo dalla zona Champions League. Ma, nulla è compromesso. Ci sono nove giornate da qui alla fine del campionato e tutto resta ancora in discussione, a parte la leadership dell’Inter, prossima a festeggiare lo scudetto, dopo nove anni di dominio juventino. Ed a proposito di Juve, la notte dell’Allianz Stadium ha riproposto vecchi argomenti, a proposito di atteggiamenti e scelte in ambito Napoli. Rino Gattuso si è meritato qualche bacchettata dalla critica per aver lasciato fuori gente come Osimhen a Politano per fare spazio a Mertens e Lozano. Oppure, quella di aver inserito Hysaj nel ruolo di esterno mancino basso, lui che è un destro. L’aveva già fatto in altre occasioni, per la verità, e la prestazione dell’albanese era stata nettamente diversa.

POCA FISICITA’

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Ha preferito affidarsi alla tecnica e non alla fisicità, Gattuso, schierando Mertens centravanti e tenendo, almeno inizialmente, fuori Osimhen. Nel primo tempo, il Napoli ha evidenziato tanta fragilità nella fase offensiva, dove il solo attaccante belga è stata ben presto domato dall’esuberanza fisica di De Ligt, mentre Chiellini ha tenuto lontano Zielinski dalla propria area di rigore, agendo prevalentemente di anticipo e seguendo a uomo il nazionale polacco. Senza un punto di riferimento fisico, in attacco, la Juve ha potuto avere in mano il pallino del gioco, segnando con Ronaldo che, pochi istanti prima del gol, aveva sbagliato l’impatto di testa col pallone per una semplice deviazione nella porta di Meret.

DENTRO OSIMHEN

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Dopo nove minuti dall’inizio del secondo tempo, Gattuso ha provato a correre ai ripari, inserendo il centravanti nigeriano e non al posto di Mertens, ma di Demme che, fino a quel momento, aveva retto non male, a centrocampo. Con Osimhen, il Napoli è parso meno timoroso, ha iniziato a osare e la difesa juventina s’è dovuta concentrare non solo sulla velocità dell’attaccante del Napoli, ma anche con la sua forza fisica. Non è stato casuale che proprio Osimhen ha iniziato a fare a sportellate con Chiellini negli ultimi 20 metri, conquistando diverse punizioni fino al rigore, trasformato poi da Insigne. A Gattuso è stato contestato il fatto di aver tenuto in panchina l’acquisto più costoso della storia del Napoli, un patrimonio da salvaguardare e che sicuramente avrebbe potuto fare meglio di un Mertens molto remissivo al cospetto dei muscoli dei due centrali juventini.

LOZANO IN RITARDO

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Non solo Osimhen, comunque, perché all’allenatore è stata contestata pure la scelta di schierare dal primo minuto, Hirving Lozano. Un ritorno, il suo, dopo quasi due mesi di assenza per l’infortunio muscolare rimediata proprio contro la Juve nella gara del 13 febbraio scorso, al Maradona, il ritorno della gara d’andata disputata ieri. L’attaccante messicano è stato sopraffatto da Alex Sandro che non gli ha fatto vedere il pallone. Probabilmente, avrebbe potuto fare meglio Politano, già collaudato in questi mesi in cui ha giocato titolare: qual era la necessità di tenerlo fuori proprio contro la Juve? Forse, sarebbe stato meglio far giocare a Lozano l’intera partita contro il Crotone e tenerlo in panchina, pronto a subentrare, all’Allianz Stadium. Certo, col senno di poi, ogni considerazione ha un suo perché, non si potrà mai avere la controprova che agendo diversamente, Gattuso avrebbe potuto evitare la sconfitta. Resta il fatto che non è la prima volta che all’allenatore del Napoli vengano contestate le scelte. Ieri, dopo la partita, Aurelio De Laurentiis si è congratulato con la squadra per la prestazione attraverso un tweet. E i commenti dei tifosi non sono stati troppe teneri, in tanti gli hanno chiesto di mandare via l’allenatore. Una reazione poco equilibrata, che dimostra comunque, quanto sia sottile il, filo che lega l’allenatore all’ambiente napoletano.

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