Non riusciva più a camminare, ora esordirà a San Siro: la favola di Molina

Nel 2016 era stato definito “inabile al calcio” e ha temuto per la sua vita. A dicembre il centrocampista del Crotone ha servito gli stessi assist di Mertens e Calhanoglu. A 29 anni realizzerà un sogno

Giocare la prima volta a San Siro a 29 anni. Farlo quando, fino a poco tempo fa, ti risultava difficile perfino camminare. E’ la storia a lieto fine di Salvatore Molina, che domenica con il suo Crotone sfiderà l’Inter in uno stadio sognato spessissimo. Da bambino, inseguendo un pallone per le strade di Garbagnate Milanese, chiudeva gli occhi e provava ad immaginarlo. L’infanzia è andata via così: niente cartoni e giocattoli, solo saracinesche ammaccate, vetri rotti, papà Antonio e mamma Caterina che se la vedevano con i vicini perché: “Sasà tira troppo forte!”.

Poi è arrivata la sofferenza, un ricordo non così lontano. Giorni da incubo in cui la preoccupazione non era più il calcio, ma la vita. Paure, dubbi. Nel 2016 è entrato a Villa Stuart con il timore di uscirne pietrificato. Lo attendevano degli esami strumentali che per fortuna esclusero malattie neurologiche. Non riusciva più a camminare o a stare in equilibrio su un piede solo. Respirava a fatica, la notte non dormiva. Incredibile per chi aveva sempre corso più veloce degli altri, crescendo per 10 anni nelle giovanili dell’Atalanta e imponendosi in Serie B con la maglia del Modena. Lo ha fatto, si scoprirà, giocando di fatto con una gamba sola: la destra non aveva forza, come se fosse stata vuota. E Salvatore non riusciva a scattare, a fare la differenza nei primi metri.

“Inabile al calcio”

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Tutto si trasforma in un calvario quando con il Carpi, nel 2015, in un contrasto si fa male alla caviglia. Sembra una banalissima distorsione, ma Salvatore non giocherà per sei mesi. Ne segue una riabilitazione che peggiora la situazione, da lì le esperienze negative con Cesena e Perugia. Quindi la decisione: “Basta, ho un problema. Devo fare qualcosa”. Nell’estate del 2016 l’Avellino lo chiede e lo ottiene in prestito, anche al costo di aspettarlo 30 o 40 giorni. Il tempo passa, ma Salvatore resterà fermo tutto l’anno: “E’ inabile al calcio”, sbotta ad un certo punto Walter Taccone, presidente dei campani. Parole dure, forse troppo. Molina e il suo entourage si arrabbiano. Probabilmente però, in quel momento, quella era la cruda verità. Un viaggio a Barcellona, gli allenamenti con un preparatore, visite ovunque. Per recuperarlo ne vengono provate di tutte, ma non c’è niente da fare: “Il problema sta nella testa, sei esaurito”, si sente dire. Infine l’intervento del suo procuratore Graziano Battistini: “Non ho mai visto niente del genere, ti porto dalla dottoressa Laura Bertelè”.

Risalita

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Precedentemente le aveva affidato la figlia Alessia, che presentava un principio di scoliosi completamente sistemato dalle mani fatate di questa celebre medico fisiatra, specialista in terapia fisica e riabilitazione motoria. Alla Fondazione Apostolo, a Merate, la dottoressa Bertelè riceve industriali, politici, attori, cantanti, danzatori e sportivi professionisti. Il suo motto è: “Cambiamo la vita prima che la vita cambi noi”. A Salvatore l’ha semplicemente restituita. La dottoressa capì che la sua catena muscolare posteriore si era accorciata e che parte dei problemi erano dovuti anche ai denti del giudizio. Questi gli avevano fatto cambiare postura e modo di correre, facendolo diventare più rigido e lento. Nei primi esercizi con la palla medica Molina cadeva a terra. Per 15’ era vittima di spasmi spaventosi. Da lì due sedute a settimana, un paio di cicli intensivi (cioè dal lunedì al venerdì, senza sosta), l’impegno di 3-5 terapisti a sessione (una di loro è diventata anche la sua attuale compagna). Rimetterlo in piedi è stata fin da subito una sfida da vincere per la dottoressa Bertelè, che in cambio non ha chiesto nulla: “Solo che tu possa scrivere un libro una volta che realizzerai i tuoi sogni”. Lo salutò così.

Decisivo

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Molina, infatti, nel frattempo è diventato un esempio per tanti ragazzi. La vita nel lavoro ultimamente gli ha sorriso eccome: promozione in A con il Crotone, un campionato fin qui da protagonista (11 partite su 11 da titolare) e il rinnovo del contratto fino al 2023. Tre gli assist a dicembre, come Calhanoglu e Mertens. Nessun giocatore neopromosso ne ha collezionati più di lui (4). Vuol dire che il 30% delle reti dei calabresi (13) passa proprio dai piedi di Salvatore, utilizzato ovunque da Stroppa (esterno ma anche mezzala o centrale). Domenica lo aspetta San Siro. Gli apparirà bellissimo, proprio come lo vedeva da bambino.

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