Mourinho punge la Roma: "A me piace fare solo l'allenatore e invece…"

José Mourinho torna a parlare a oltre due mesi dall’addio alla Roma. Lo Special One si è confessato al canale Youtube di Fabrizio Romano: “Sono pronto a ripartire con una nuova avventura. Quando si finisce con una squadra in genere si ha bisogno di riposo, di pensare, ma, nel mio caso, il giorno dopo che ho lasciato la Roma ero pronto per ripartire. Mi sento forte e sto bene, amo il mio lavoro, ma non voglio fare la scelta sbagliata. Non voglio sceglire un’opportunità soltanto per la voglia di tornare. Devo avere pazienza, siamo a marzo, il mio obiettivo è ripartire nella prossima estate”.  Quando gli viene fatto notare che è l’unico allenatore della Roma che ha raggiunto due finali europee consecutive, Mourinho risponde con un pizzico di amarezza: “La prima sensazione che ho è che è come se non sia accaduto perché la gente, quando parla di me, generalmente pensa a cosa è successo 15 anni fa, 12 anni fa, 10 o 8 anni fa. Questo è vero per la maggior parte dei grandi allenatori in Europa, che peraltro generalmente guidano le squadre migliori, che hanno le maggiori possibilità di arrivare in finale. Negli ultimi anni ho raggiunto tre finali, una con il Manchester United e due con la Roma. E se pensiamo ai soli ultimi due anni sono l’unico allenatore che ha raggiunto due finali europee. Guardo a tutto ciò un po’ divertito, ma allo stesso tempo con orgoglio perché quando fai questo con un club senza storia in Europa ti rendi conto che hai fatto qualcosa di speciale. Quest’anno non farò una finale, ma spero che il prossimo anno sarò l’unico allenatore con tre finali negli ultimi quattro anni”.

Il rapporto con i tifosi e i club

Mourinho si illumina quando gli viene ricordato che tutti i tifosi delle sue squadre lo amano tuttora: “Ho sempre pensato che la cosa migliore del calcio siano i tifosi perché i tifosi non guadagnano con il calcio, anzi, spendono denaro per il calcio, in alcuni casi denaro che serve alle loro famiglie. Fanno sacrifici per la passione per il calcio e per la loro squadra. Quando i tifosi non amano i propri calciatori e l’allenatore, lo fanno per ragioni che non sono evidentemente legate alla loro bellezza… Nel mio caso, indipendentemente dai risultati, ho la fortuna di avere sempre qualcosa da festeggiare con i miei tifosi, che hanno un buon ricordo di me. Io sono sempre impegnato con i tifosi delle mie squadre, a prescidente dalle nazionalità e dalle squadre stesse. Penso che si accorgano che do tutto. A causa della mia personalità alla fine divento più che un allenatore. In alcuni club devi essere l’allenatore, il direttore tecnico, il capo della comunicazione, devi essere quello che difende la società e i giocatori. E questo è qualcosa che la gente capisce. Allo stesso tempo è qualcosa che all’allenatore non piace. Perché io voglio  essere solo un allenatore. L’ideale è una stuttura di club che permetta all’allenatore di fare l’allenatore”. Poi entra nel dettaglio: “All’Inter ero allenatore, al Real Madrid ero allenatore, nella mia prima esperienza al Chelsea ero allenatore. Ero allenatore anche al Porto, mentre in qualche altro club non ero solo allenatore e questo è molto difficile per un tecnico. Ovunque però i tifosi hanno avuto la sensazione che quando arrivo mi metto la loro maglietta e combatto per loro”.


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