Milan-Inter reparto per reparto. E la sfida fra Tonali e Barella accende il derby

Da una parte la seconda miglior difesa dall’altra il miglior attacco, De Vrij al cospetto di Ibra. Quante partite dentro una sola sfida

M. Pasotto-L. Taidelli

7 novembre – Milano

Il Milan per difendere e, perché no, fortificare il primato. L’Inter per accorciare e tornare a mettere sul radar la vetta. Sono tanti gli spunti offerti da un derby deluxe, di alto bordo, che in campo vivrà tante sfide nella sfida. Reparto per reparto, uomo contro uomo, a partire da due allenatori che si conoscono da anni, quando lavoravano alla Lazio e difficilmente avrebbero pensato di ritrovarsi di fronte sulle panchine delle due milanesi a sfidarsi in una partita che profuma di scudetto. Proviamo allora ad analizzarla nel dettaglio.

Difesa contro attacco

—  

Con 10 gol subiti il Milan ha la seconda difesa del torneo. E con 28 realizzati l’Inter ha l’attacco migliore di tutti. Si può partire da questo semplice dato per illustrare il fascino di questo incrocio fra reparti. I rossoneri tra l’altro avevano iniziato davvero a tenuta stagna: 3 gol incassati nelle prime sei uscite, prima dei 7 nelle successive cinque. Segno che qualcosa negli ultimi tempi non funziona come dovrebbe, ma evidentemente problemi non insormontabili dal momento che il Diavolo è ancora imbattuto.

C’è stato un trittico di partite in particolare – Atalanta, Verona, Bologna – in cui il Milan ha sempre subìto due gol, per poi tornare a chiudere la porta nelle ultime due partite (una sola rete tra Torino e Roma) . Domenica sera i centrali saranno Kjaer e Tomori (il giocatore col minutaggio più alto in rosa), ovvero la coppia di riferimento nelle gerarchie di Pioli, sebbene le numerose settimane con tre impegni in calendario abbia permesso anche a Romagnoli di giocare parecchio. A destra ci sarà Calabria, a sinistra la squalifica di Hernandez è una voragine considerando l’importanza del nazionale francese. Ballo-Touré ha una caviglia in disordine e la sua presenza non è certa, in caso di forfait Pioli ha due opzioni: piazzare Kalulu o spostare Calabria, con Kalulu a destra.

Sulla sponda opposta Lautaro e Dzeko vivono un paradosso. Restano i trascinatori del miglior attacco del campionato, ma nelle ultime gare non hanno trovato la porta, mentre Inzaghi con Correa e Sanchez – a segno tra Udinese e Sheriff – ora dispone di armi importanti per sparigliare il mazzo a gara in corso. Domenica comunque giocheranno Edin e il Toro. Fresco di rinnovo da top player, l’argentino non segna su azione dal 25 settembre (Atalanta, poi il rigore al Sassuolo, il 2 ottobre) ma non è tipo da scoraggiarsi.

Il suo lavoro sporco non manca mai e lo scontro con Tomori e Kjaer si annuncia esplosivo. Dzeko è a quota 7 gol in campionato, al Milan in maglia Roma ne ha già segnati 5, di cui quattro al Meazza. A secco nelle ultime due – con almeno altrettanti gol mangiati -, il bosniaco resta vitale per come fa girare tutto il gioco sulla trequarti. Un regista avanzato che fa sponde, difende il pallone, risucchia il centrale per favorire l’inserimento delle mezzali e sa farsi sentire nel gioco aereo in entrambe le aree.

A centrocampo

—  

I prescelti a quanto pare dovrebbero essere Tonali e Kessie. Così come al centro della difesa, anche in mediana Pioli ha un trio di alto livello che, gara per gara, si gioca le due maglie disponibili. E’ la profondità della rosa rossonera, che quest’anno è particolarmente evidente. In realtà a centrocampo Kessie, Tonali e Bennacer c’erano già l’anno scorso, ma Tonali era in fase di apprendistato mentre questa stagione per lui ha rappresentato il salto di qualità. Pioli sta alternando i tre giocatori con saggezza a seconda delle partite, in base alla condizione atletica e al minutaggio.

Prevedibile una staffetta in corso d’opera con l’ingresso di Bennacer al posto di Franck o, più probabilmente Sandro, che era uscito un po’ acciaccato dalla sfida di Champions col Porto. Dall’altra parte, due giocatori intensi e infaticabili come Brozovic e Barella ce li hanno in pochi. L’incrocio con Tonali e Kessie si annuncia incandescente. E sarà importante evitare ammonizioni, perché si sa come la pensa Inzaghi al riguardo. Brozo è il solito schermo e dovrà guardare bene Diaz (o Krunic), oltre ad avviare l’azione. Ma il problema sarà anche dell’avversario, perché il croato sa pure inserirsi.

Se con lo Sheriff ha trovato il primo gol in Champions, nei derby ha segnato due volte, per altrettante vittorie. Con Darmian e Perisic quasi sicuri sulle fasce, resta da decidere la mezzala sinistra. Fino a ieri sembrava scontata la presenza dell’ex Calhanoglu (quale accoglienza per lui?), ma il Vidal di Tiraspol fa venire il dubbio. Aggressivo, lucido, cattivo il giusto e capace di proporsi: il prototipo del giocatore che servirà sul ring del Meazza.

Attacco contro difesa

—  

Nel nome del turnover, ecco che Ibra si riprenderà la scena. La gestione di questa settimana d’altra parte era filtrata con chiarezza da Milanello già da qualche giorno: Zlatan in campionato, Giroud in Champions. Con staffetta più o meno obbligata non solo per variare un po’ lo spartito, ma anche perché nessuno dei due ha ancora i 90 minuti nelle gambe. Lo svedese comunque è in netto miglioramento atletico, basta andarsi a rivedere la partita con la Roma, che Z ha più o meno abbattuto da solo. Alle sue spalle il trio di trequartisti dovrebbe essere composto da Saelemaekers, Diaz e Leao, ovvero i soliti noti.

Con il belga e il portoghese costretti in particolar modo agli straordinari perché l’infermeria ha tolto praticamente tutte le alternative. Dietro Ibra c’è però un punto di domanda: fari accesi su Diaz, rientrato dopo un mese di assenza post Covid e apparso piuttosto arrugginito contro il Porto, o maglia da titolare a Krunic? Nella difesa interista dovrebbe toccare ai “soliti” Skriniar, De Vrij e Bastoni. Il dubbio è su quest’ultimo, perché se non gioca Calha a Inzaghi manca un kicker e quindi salgono le quotazioni di Dimarco. De Vrij è destinato a fare a sportellate con Ibra, uno dei pochi contro cui in passato ha sofferto nel gioco aereo.

Difensore di letture, l’olandese avrà bisogno dell’aiuto dei compagni di reparto. Ma lo stesso vale per Skriniar, cui Darmian dovrà dare debita copertura con Leao, decisivo nell’unica vittoria rossonera negli ultimi sei derby. Bastoni o Dimarco potrebbero avere meno problemi con Saelemaekers, esterno offensivo di equilibrio. Dopo il k.o. con la Lazio, tutta la fase difensiva nerazzurra è cresciuta parecchio. Gli unici gol subiti nelle ultime 5 uscite sono arrivati su punizione diretta, rigore e colpo di testa da piazzato. Quello del gioco aereo sarà un fattore decisivo. L’Inter ha spesso sfondato di testa, ma il Milan ha chili, centimetri ed esperienza per reggere l’urto anche in un derby d’alta quota.

Tonali contro Barella

—  

Giovani, bravi e di (ampissima) prospettiva. Anche in chiave nazionale, dove Sandro negli ultimi tempi è particolarmente seguito da Mancini e dove Nicolò ha già iniziato una luminosa carriera azzurra. Tonali contro Barella è un inno all’italianità di talento. Entrambi giocatori imprescindibili negli equilibri di Pioli e Inzaghi. Entrambi tifosi delle squadre per cui giocano. Per Sandro una situazione nuova, passato da una scorsa stagione anonima e difficile da affrontare in termini mentali a quella attuale in cui si è liberato di tutti i pesi e le incertezze.

Se un anno fa il faro della mediana era Kessie, nel Milan 2021-22 è lui l’ombelico rossonero. Particolarmente abile in fase di non possesso, con una media di 5,18 palloni recuperati a gara, contro il 3,69 della media in campionato nel ruolo. Ma efficace anche in fase offensiva, con 2 gol e un assist in campionato. Barella è l’anima dell’Inter, il capitan futuro che a breve firmerà un contratto adeguato alla sua crescita esponenziale. A lui e al compagno di camera Brozovic Inzaghi non rinuncerà mai. Abbinare qualità a quantità è arte per pochi e Nicolò ormai è una garanzia. Perché entra in mille cose della partita, sa aggredire l’avversario e poi ripartire. Ora che ha imparato a gestirsi e che sa pure rifinire (già 5 assist in campionato) gli manca soltanto qualche gol in più per diventare un crack assoluto.

Barella esonda nelle partite, con medie ben al di fuori di quelle di ruolo. Dai palloni recuperati (4,18 contro 3,69) a quelli persi (altro aspetto su cui lavorare, essendo 12,64 contro 8,13), Barella è sempre sopra la media. Per essere una mezzala che corre per due, di questo inizio di stagione impressiona il lavoro nella metà campo avversaria. Oltre a fornire 0,45 assist a gara (la media di ruolo dice 0,09), a tirare una volta a gara (gli altri 0,36), ormai crea quasi due occasioni da rete ad uscita: 1,82 contro 0,83. Domenica contro l’Udinese nel solo primo tempo ha cercato la porta con 7 conclusioni (2 nello specchio). Contro il Milan avrà meno libertà, ma un gol nel derby lo vorrebbe mettere in bacheca.

Precedente Rebic, un'arma in più per Pioli. Ballo-Touré e Krunic: chance dal 1' Successivo Cagliari, Mazzarri: "Meritavamo il pareggio: la strada è giusta"

Lascia un commento