Le 4 mosse vincenti di Inzaghi che hanno battuto il Napoli

Scacco matto in quattro mosse. Così Inzaghi ha battuto Spalletti. Al di là di Dzeko, autore del gol partita, è stato il tecnico nerazzurro il grande vincitore dello scontro diretto dell’altra sera. Ha azzeccato ogni scelta, trovando il modo di disinnescare le armi del Napoli e pure come riuscire a fare male in attacco. Si può dire che sia stata una gara preparata in 51 giorni, ovvero la durata della pausa per il Mondiale. Del resto, con la prospettiva di dover affrontare la capolista proprio alla ripresa, era inevitabile che buona parte del lavoro tattico fosse indirizzato verso quell’appuntamento. Poi è chiaro che quanto studiato in allenamento doveva poi essere trasferito in partita e qui c’è stato certamente il merito dei giocatori. 

Belle abitudini

Ad ogni modo, Inzaghi ha dimostrato una volta di più la sua abilità nelle gare da dentro o fuori. Lo certificano le finali vinte in carriera: 3 Supercoppe e 2 Coppe Italia tra i “grandi”, ma anche altre 2 Coppe Italia e una Supercoppa con la Primavera della Lazio. Contro il Napoli non c’era in palio alcun trofeo, ma i 3 punti erano obbligatori per tenere ancora nel mirino lo scudetto. Volendo, quest’anno l’Inter aveva affrontato un’altra sfida dal valore simile: il match casalingo con il Barcellona in Champions. In un girone proibitivo, fare un colpaccio con i catalani era l’unica opzione per andare a caccia della qualificazione. E allora ecco servito un altro 1-0, al termine di una prestazione di straordinaria intensità e applicazione tattica. Arrivata, per di più nel momento peggiore da inizio stagione. Da lì l’Inter si è riaccesa. E allora chissà che da mercoledì sera i nerazzurri non abbiano cominciato la loro rimonta.

Atteggiamento e difesa

Già, ma quali sono state le mosse decisive per superare il Napoli? Innanzitutto l’atteggiamento: la scelta è stata quella di lasciare il possesso al Napoli, senza perdere l’aggressività. Attraverso la compattezza davanti alla propria area, il pressing e il recupero palla, infatti, l’Inter ha potuto sfruttare le ripartenze, approfittando degli spazi che si aprivano nella metà campo avversaria. E’ indicativo che, nonostante una gara di attesa, Dzeko e soci siano stati molto più pericolosi dei partenopei. La compattezza, però, non è sufficiente quando ci si trova davanti elementi in grado di far saltare il banco con una sola giocata. Beh, il Napoli ne aveva principalmente due: Kvaratskhelia e Osimhen. Il georgiano è stato ingabbiato nella morsa del trio Darmian-Skriniar-Barella. E preziosa è stata la scelta di partire con l’ex-Parma piuttosto che con Dumfries: serviva più attenzione e anche Kvara se n’è accorto. In merito a Osimhen, il pericolo era concedergli la profondità. Ebbene, grazie ad Acerbi non l’ha mai avuta, tranne in un’occasione, comunque ben gestita dall’ex-Lazio. 

Verticalità e cambi

Dovendo vincere, è chiaro che la fase offensiva fosse altrettanto importante. Così, la scelta di Inzaghi è stata quella di mettere da parte il gioco più manovrato per puntare sulla verticalità, arrivando in porta con pochi passaggi e creando situazioni in cui il Napoli è andato in sofferenza sin dall’inizio. Infine, la gestione della gara: pure l’amministrazione delle forze, infatti, era importante. Trovato il gol, sono cominciati i cambi: prima Lautaro e Gosens, poi Correa a Dumfries e infine Gagliardini. Tutti al momento giusto e tutti hanno dato il loro contributo. Ed ecco confezionato lo scacco matto.

Inter-Napoli, Kvaratskhelia tartassato: ecco il fallo di Skriniar

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