Lazio smart con i video di Tudor: ecco il nuovo metodo di allenamento specifico

ROMA – Le riunioni in sala-video, con Sarri, immortali capolavori del maestro, negli ultimi tempi suscitavano in qualche giocatore reazioni da film cecoslovacco di cinematografica memoria. «Ogni tanto ti cala l’occhio», raccontò Luis Alberto rievocando il “me cala la palpebra” di un famoso spot pubblicitario. Mau non la prese benissimo. Non c’è pericolo con Tudor. Con lui, Digital Lazio, un po’ come avveniva con Inzaghi e il suo staff. In sala video Igor in questi giorni ha previsto un solo incontro senza prevederlo così lungo. Utilizza un altro metodo, alla preparazione in campo affianca l’autopreparazione tattica. Igor e il suo staff, in primis il match analyst Giuseppe Maiuri, forniscono ai giocatori della Lazio clip specifiche, possono essere utili per inquadrare il prossimo avversario o magari per indicare meglio pregi e difetti dei diretti sfidanti. Si è iniziato con la Juve, il kit può essere utilizzato a piacimento, è immaginabile con gli smartphone o altri dispositivi smart. E’ un’abitudine conosciuta per chi c’era durante l’era Inzaghi, per altri una novità.  

 I cambiamenti a Formello con Tudor allenatore

 E’ un altro dei cambiamenti adottati da Tudor. Aveva iniziato anticipando di mezzora il ritrovo di ogni allenamento. Ha proseguito trasmettendo il suo credo alla squadra e aprendo al dialogo. Non bisogna fermarsi all’apparenza corpulenta del gigante Igor. Bisogna saperlo raccontare per conoscerlo meglio. I suoi amici o i suoi ex giocatori, da Tacchinardi a Behrami, hanno svelato tanti retroscesa fin dal giorno del suo arrivo a Roma. Tacchinardi ha approfondito le tematiche tattiche: «A Torino ci hanno insegnato ad avere fame sempre, a lavorare duramente con costanza. Lui ha assimilato quell’etica del lavoro. Per questo vuole che i giocatori fatichino. Non chiederà la luna, ma va accontentato. Se non sarà soddisfatto lo dirà apertamente. Non era intimidito nemmeno quando, giovanissimo, arrivò alla Juve. C’erano grandi giocatori, di personalità, ma se aveva qualcosa da dire, la diceva». Behrami, ex biancoceleste, suo giocatore all’Udinese, ha svelato le peculiarità gestionali: «È uno positivo, ma non ammette pause. Parla tanto, pretende atteggiamenti reattivi. Non guarda in faccia nessuno. Non conta come ti chiami, affronta tutti allo stesso modo e se non ha le risposte giuste va avanti con altri. Ti affronta, se hai qualcosa da dire meglio che gliela dici in faccia. E’ anche molto positivo, entra nello spogliatoio e dice sempre “buongiorno campioni, la vita è bella”, ti dà questa carica, non vuole vedere gente giù». Sa creare un ambiente feroce, ma non dimentica mai di rendere il clima disteso. Possanza e leggerezza. «Ma non chiamatemi Sergente di ferro, non mi piace questa descrizione», ha detto subito. Da quando è arrivato, ogni volta che è entrato in campo, è stato il marine calcistico che tutti s’aspettavano, ma solo per trasmettere ferocia. Nei momenti di pausa ha sempre avuto la battuta pronta. Ventate di aria fresca a Formello. Non più certe soffiate. 

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