Inter, il mercato chiude a +147 milioni. E la spesa più alta è per… Vanheusden

Partito Conte, Hakimi e Lukaku hanno portato 183 milioni. Calhanoglu e Dzeko a zero, Dumfries a 12,5 e Correa a 5+25 sono grandi colpi. Il campo dirà il resto

Certo, due vittorie non fanno scudetto. Il dottor Calhanoglu col Genoa ha lasciato posto al mister Hakan di Verona. Correa non finirà il campionato segnando 74 gol, la proiezione della doppietta al Bentegodi. Dumfries va ancora scoperto. Eppure il pazzo mercato dell’Inter si chiude ampiamente in attivo. Non soltanto a livello economico.

Sacrifici pesanti

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Se la rosa dei campioni d’Italia sia più forte di quella della scorsa stagione è dibattito che lasciamo ad altri. E soprattutto al campo. Alla vigilia della festa tricolore contro l’Udinese, l’input del presidente Zhang era stato chiaro: chiudere il mercato a +70-80 milioni e abbassare il costo del lavoro del 15-20%. Non esattamente le premesse ideali per aprire un ciclo e tornare a ruggire anche in Europa. Conte, da molti considerato il vero valore aggiunto, ha salutato subito. Sembrava che bastasse il sacrificio di Hakimi (dal Psg, 68 milioni più 5 di bonus molto complicati) ma quando a inizio agosto il Chelsea ha rotto gli indugi per il totem Lukaku ha trovato poca resistenza. Davanti alla prospettiva di guadagnare un terzo in più, Big Rom ha messo da parte ogni romanticismo e Suning non era nella posizione di rifiutare 115 milioni cash. Per di più in un mercato globale segnato dalla pandemia in cui di soldi veri ne sono girati meno del solito.

Triplo colpo

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Tifosi infuriati (anche se con la tastiera, mentre in piazza non si scende più) e bel rompicapo per Marotta e Ausilio, visto che c’era da ricostruire un attacco potendo reinvestire solo una parte dei soldi incassati dal belga. Dzeko era un vecchio pallino anche di Inzaghi, avrà 35 anni ma là davanti dirige il traffico come pochi al mondo. Costerà soltanto un bonus da 1,5 milioni da pagare alla Roma in caso di qualificazione alla prossima Champions. Altri 12,5 milioni (più 2,5 di eventuali bonus) sono andati al Psv per Dumfries. Il nazionale olandese non avrà l’esplosività di Hakimi, ma è di poco meno giovane (due anni e mezzo) e all’Europeo ha dimostrato di avere corsa, cross e gol. Poi ecco la ciliegina Correa, dopo la “guerra di posizione” con Lotito, sceso da 40 a 31 milioni. La formula è quella del prestito oneroso (5) con obbligo di riscatto alla prima presenza dopo l’1 febbraio – la classica clausola anti infortunio – e uno di bonus. A considerare soltanto i 5 di prestito del Tucu, il bilancio del mercato interista recita insomma un bel +147 per una rosa che dovrà dimostrare la propria solidità nei prossimi mesi, ma che non ha perso in qualità.

Calha e vecchia guardia

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Perché se è vero che Calhanoglu sa essere intermittente come un faro, non è che Eriksen fosse un esempio di continuità. Perso (come minimo per questa stagione) lo sfortunato danese, ecco il ratto del turco, andato in scadenza col Milan, che non voleva pagargli 5 milioni di ingaggio all’anno. Nella prima stagione in nerazzurro Hakan ne prenderà 4,5, poi 5. Resta il fatto che il buco Eriksen è stato colmato al volo con un giocatore perfetto per Inzaghi. Il nuovo tecnico, ha poi dato fiducia agli ultra trentenni della difesa che parevano in uscita. Mentre Darmian è stato riscattato per 2,5 milioni, D’Ambrosio, Kolarov e Ranocchia hanno accettato una riduzione degli stipendi e il loro gesto fotografa il senso di appartenenza e responsabilità della vecchia guardia. Quella che rischiava di essere appagata dallo scudetto e che invece potrebbe trovare ulteriori stimoli dallo scetticismo estivo dopo la cessione dei due big.

Paradosso Zinho

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Ecco allora che l’altro paradosso del mercato interista è che la spesa maggiore sono stati i 16 milioni pagati allo Standard Liegi per riscattare Zinho Vanheusden, difensore classe 1999 poi girato in prestito al Genoa.

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