Il ciclone Sinisa trascina il Bologna: da sergente con la squadra a giocatore di padel

Dal nostro inviato Matteo Dalla Vite

20 luglio – PINZOLO

L’ultimo slogan, che poi ultimo non sarà di certo, è il seguente. Basta avvicinarsi e chiedergli: “Sinisa, hai vinto o perso a padel?”. Pausa. “Non serve chiedermi se vinco o se perdo. Ma solo di quanto vinco. Io vinco sempre”. Start.

Full Metal Miha Mihajlovic è adrenalinico e insistente: è se stesso. Con quelle caratteristiche di un tempo, quelle permanenti e (soprattutto) ritrovate, si è ripreso tutto. Doppi allenamenti, poi pausa-pranzo e via col padel contro Di Vaio e altri (il compagno è Bucci), bicicletta assieme a Nicolò Prandelli e per il resto urlacci che scuotono giocatori e vallata, la mattina alle 8 corsa da risveglio muscolare prima dell’allenamento delle 10. Così, vestito di verde (maglia-staff), con bandana e camminata alla John Wayne fra una metà campo e l’altra per rifinire i movimenti dei giocatori, beh, vien quasi da definirlo Full Metal Miha. Non è guerra, sia chiaro: lui l’ha vissuta davvero. È forma e sostanza. E disciplina. Lo Sceriffo Mihajlovic non ne passa una. “Sono un rompiballe, ma i miei ragazzi sono fantastici”. Un pugno e una carezza.

QUALITÀ

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Sarà la gioia di poter lavorare sulla squadra dal 1’ e di aver ritrovato la montagna col Bologna dopo due anni di altre battaglie. Luglio 2019: la squadra è a Castelrotto e lui deve fare un collegamento Skype per dire che non verrà; c’è da abbattere la leucemia. Estate 2020: tutto pronto per Pinzolo e due giorni prima, beh, altra dicitura bastarda: Covid. Vi comando da remoto. “Finalmente sono qui – ha detto alla presentazione della squadra – negli ultimi giorni ero diventato anche un po’ scaramantico, avevo paura che mi succedesse qualcosa visto gli ultimi due anni. Invece…”. Fra campo e Pinzolo, il più applaudito è lui: uomo-immagine, Sinisa fa notizia, è comunicazione applicata al calcio. Il tutto a un solo grido, dilatato il più possibile affinché tutti sentano. “Qualitààà” urla sempre ai suoi giocatori. Mai prescinderne.

NOI SERBI

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“Per noi è un mito e le giuro che non credevo fosse così semplice, disponibile, perché alcuni personaggi che arrivano a un certo livello spesso fanno gli irraggiungibili. Lui no. È venuto lui da noi e subito ci ha fatto regalare dal Bologna il kit completo, maglia, pantaloncini. Ma non gli abbiamo chiesto nulla di Arnautovic… Abbiamo chiacchierato in serbo, bellissimo”. A parlare sono 4 ragazzi che domenica a mezzanotte sono partiti da Brescia per arrivare su e aggregarsi a un altro amico che vive a Pinzolo. Loro cinque – Boris, Ognjen, Berisian, Slavisa e Alessandro – sono italiani tutti di origini serbe e si sono messi lì, sui gradoni, con maglia e bandiera della Serbia, per guardarlo. Sinisa magnete.

LE “GAG” CON ORSO

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Ecco, gli allenamenti: 4-3-3, 4-2-3-1, attacco contro difesa, Sinisa inflessibile. Assistito da De Leo e Raimondi per cura tattica e difensiva, Sinisa detta le esercitazioni e quando c’è da dire, dice. Figurati. Si avvicina ai difensori – lui sa come si fa – e spiega che se aspetti l’avversario stando col corpo di fronte ti frega; se ti metti di taglio, in modo da scappare a destra o sinistra, vinci tu. Poi, in sequenza. “Svegliaaa, prendi quella palla, ci sono da fare venti metri!”, o ancora “La porta! Prendete la porta!”, o poi “Non giriamo la palla a c…, ragioniamo”. Le punzecchiature a Orso sono poi all’ordine del giorno: uno dice, l’altro sbuffa un po’, risponde ma poi mostra di essere determinante. A un “Bravo Orsoooo” segue un “Ma quei gol vanno fatti la domenica”. O ancora: “Non fate come Orso che prende palla e va dritto, giocatela, appoggio e via”. Sembra una Comedy. “Col piede debole Orso! Come a Lecce” quando fece gol di destro. Gol. Orso ride. Sinisa serio: disciplina.

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