Fuori Giroud, dentro Ibra? Il Milan gli chiede tutto e subito

Col francese fermato dal Covid, lo svedese lavora per esserci alla ripresa contro la Lazio per poi guidare i rossoneri a Liverpool

Questa coppia non s’ha da fare. Non adesso quantomeno, perché ci si è messo di mezzo il Covid, che ha fermato il più lanciato degli attaccanti del Milan: da ieri Olivier Giroud è in isolamento fiduciario perché è risultato positivo dopo un tampone molecolare a domicilio. Pioli dovrà rinunciare ai suoi gol alla ripresa in campionato contro la Lazio e forse anche dopo, ma si prepara a contare quelli di Zlatan Ibrahimovic: il leader dei leader corre verso il campionato e, soprattutto, verso Liverpool. C’è aria di partenza col botto, di straordinari dopo 117 giorni senza partite (conteggio aggiornato a oggi): Ibra si prepara, prendersi il centro della scena e caricarsi dieci uomini sulle spalle è sempre stato il suo mestiere.

tempi

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La supercoppia con Giroud dovrà aspettare ancora prima di vedere la luce perché la positività del francese ha azzerato le possibilità di sperimentare a Milanello e rimanda inevitabilmente l’appuntamento a data da destinarsi: la speranza di Pioli è di riavere entrambi i bomber tra dodici giorni, quando il suo Milan debutterà in Champions ad Anfield dopo sette anni di attesa (e 121 per quanto concerne il faccia a faccia nello stadio dei Reds, perché c’è sempre una prima volta, anche per due club che si sono affrontati due volte in finale in due anni, ma mai a Liverpool). Nessuna prova di Ibroud a Milanello, dicevamo, e il motivo è semplice: come spiega il comunicato diffuso ieri dal club di via Aldo Rossi – “si precisa che Olivier non ha avuto contatti con il resto della squadra dalla gara di campionato contro il Cagliari” –, dalla rifinitura che ha preceduto la partita con i sardi di domenica scorsa a oggi, Giroud non ha più rimesso piede nel centro sportivo rossonero. Ha usufruito come i compagni dei due giorni di riposo concessi dall’allenatore dopo il 4-1 al Cagliari, quindi, prima di rientrare al lavoro, ha richiesto un test al club: il tampone molecolare effettuato a domicilio ha dato esito positivo e il Milan ha subito avvisato le autorità sanitarie locali di competenza, come da protocollo. Giroud sta bene, magari potrà allenarsi a casa ma dovrà aspettare dieci giorni prima di sottoporsi a un nuovo tampone: contro la Lazio, tra due domeniche a San Siro, non ci sarà. I tempi “tecnici” dei controlli potrebbero rimetterlo in pista per il debutto di Champions contro la banda Klopp, ma siamo nel campo delle ipotesi: tutto dipenderà dal virus.

tocca a z

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Lo sa bene anche Ibrahimovic, che un anno fa aveva vissuto una situazione analoga: tra fine settembre e inizio ottobre, la positività al Covid lo aveva tenuto lontano dai campi per quattro partite tra campionato e preliminari di Europa League e i giovani diavoli avevano fatto strada anche senza di lui. Ibra rientrò con una doppietta decisiva nel derby, e anche oggi che il fastidio al ginocchio sinistro è un ricordo, il calendario gli apparecchia un ritorno sulle scene da brividi. Lazio, Liverpool e poi Juventus, tutto in una settimana. I piani di Pioli dovranno accelerare probabilmente di qualche partita: fino a ieri, il tecnico rossonero lì davanti poteva contare sull’esperienza di Giroud, fresco di doppietta all’esordio a San Siro, da adesso invece dovrà chiedere aiuto al dio Zlatan. Le soluzioni alternative non mancano, da Rebic o Leao adattabili a centravanti fino alla carta Pellegri (valida solo in campionato, visto che l’ex Monaco non è stato inserito nella lista Champions), ma resta il fatto che affrontare il primo trittico ad alta quota con Ibra in campo attrezzerebbe il Milan di tutt’altre sensazioni. Specialmente perché sono proprio le stelle come Zlatan a coprire le spalle ai più giovani nelle notti da leggenda come quella che abbraccerà i rossoneri il 15 settembre ad Anfield.

scenari

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Ibrahimovic, che ieri si è allenato in gruppo per il secondo giorno di fila con il sorriso sulle labbra (dettaglio tutt’altro che secondario, per uno così straordinariamente capace di ascoltare il proprio corpo come lo svedese), potrebbe riprendere da uno spezzone di partita con la Lazio per poi presentarsi da titolare nella tana del Liverpool, frequentata tre volte in carriera, l’ultima nell’ottobre del 2016. Oppure scattare da subito e bruciare le tappe: il rientro morbido è uno scenario possibile, oltre che logico per un atleta che tra un mese compirà 40 anni, ma non l’unico. Perché si sa, ci sono i ritmi degli esseri umani e poi quelli di Ibra: a volte coincidono, altre no. Per la gioia di Pioli e del Milan.

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