Da Jordan a Stam, quelli a cui il calcio ha rotto la faccia. E sono tornati meglio di prima

Farsi male al viso è uno degli infortuni più traumatici che possano capitare: c’è chi ha usato il casco, chi la maschera, chi già cent’anni fa si proteggeva, chi si alzava come se nulla fosse. Ecco come si esce da botte come quella che ha preso Osimhen

Oscar Wilde diceva che “il volto di un uomo è la sua autobiografia”, Jovanotti canta che “ogni cicatrice è un autografo di Dio”. Sei placche facciali, diciotto viti, un viso nuovo per Victor Osimhen. Il ragazzo ne avrebbe fatto volentieri a meno – chiaro – e anche se è molto credente addebiterà i tagli sulla fronte a quella maledetta volta in cui è andato a sbattere contro Skriniar; ma quel viso – se c’è un aspetto positivo in questa grande rogna è proprio questo – ci ricorderà sempre il suo grande coraggio e si presenterà ogni volta come una cartina geografica, dove poter toccare con mano tutti i territori che Victor ha vissuto.

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