Chiesa è essenziale per Pirlo. La Juve ha avuto… fede

L’allenatore bianconero non può più fare a meno di lui. Ore di video prima di ogni partita, così ha fermato Theo

Le ali non sono soltanto quelle dell’entusiasmo, su cui viaggiano Federico Chiesa e tutta la Juventus dopo aver battuto il Milan, ma anche quelle che la Signora ha ritrovato in campo con l’acquisto del giovane figlio d’arte. È molto merito suo se il gioco bianconero s’è spostato dal centro alla periferia, nel solco della tradizione e su precisa indicazione di Andrea Pirlo, che ai suoi chiede più l’ampiezza degli ingorghi in mezzo. “Ci sono giocatori che per rendere al meglio hanno bisogno di spensieratezza, altri che invece devono stare sempre sul pezzo: io appartengo alla seconda categoria”. Così Federico si era descritto anni fa, quando la Juventus non era nulla più di un desiderio, e rimanendo fedele al suo modo di vivere il calcio si è ritagliato un ruolo di primo piano dentro una formazione di campioni. A San Siro la Juventus ha spiccato il volo trascinata dall’ultimo arrivato, che ha segnato prima di destro e poi di sinistro, ribadendo — semmai ce ne fosse ancora bisogno — che nelle sue vene scorre lo stesso sangue di papà Enrico, bravissimo a calciare con entrambi i piedi.

Il cimelio di CR7

—  

Chiesa aveva ammirato Cristiano Ronaldo prima in tv e poi dal vivo, ai tempi della Viola, e in occasione del primo incrocio in campo si era portato a casa l’ambita maglia numero 7. Eppure contro il Milan l’extraterrestre sembrava quello con il doppio 2 sulle spalle piuttosto che l’uomo dagli addominali d’accaio, perché è stato Fede l’hombre del partido: 3 tiri nello specchio, 2 gol, spietato ed essenziale alla maniera di CR7, al quale cerca di rubare i segreti in allenamento. Lavorare, lavorare, lavorare e poi portarsi il calcio a casa, perché al sudore va aggiunto lo studio degli avversari e dei propri errori, per conoscere, correggere e migliorare. Con questo atteggiamento Federico ha vissuto i primi mesi in bianconero.

Sudore e studio

—  

Chiesa è un perfezionista, uno che non stacca mai la spina. Vive il calcio a 360 gradi, dentro e fuori dal campo. A Torino si è sistemato in centro con la sua ragazza, Benedetta, e i due amatissimi cagnolini, e quando non s’allena il suo passatempo preferito è la tv: la usa per giocare a Fortnite o a Fifa, come fanno la maggior parte dei ragazzi della sua età, ma soprattutto per guardare e riguardare video delle sue partite e di chi si troverà davanti. Lo ha fatto anche prima di Milan-Juventus con Theo Hernandez, perché Pirlo gli aveva spiegato che la sua missione era limitarlo in fase offensiva. I risultati si sono visti tutti: Chiesa il migliore, il rossonero uno dei peggiori in campo.

Predestinato

—  

“Ha sempre avuto la testa del professionista — racconta Federico Guidi, allenatore di Chiesa ai tempi della Primavera della Fiorentina — la sua grande forza è sempre stata saper interpretare ogni situazione al massimo. Ricordo che già quando era negli Allievi passava ore a studiare le giocate dei grandi campioni per poi provare a riprodurle sul campo. Suo padre era più attaccante, lui però è molto più bravo a interpretare la doppia fase”.

Non solo corsa

—  

Esattamente quello che gli chiede Pirlo, con cui è tornato a fare l’esterno di centrocampo più che il terzo attaccante. Federico con il padre Enrico condivide intensità e atletismo, associati a doti tecniche e duttilità fuori dal comune. Ha ottime capacità aerobiche, perché è molto resistente, ma ha anche grande velocità e forza, che lo rendono devastante nell’uno contro uno. E poi ha solo 23 anni, motivo per cui la Juventus ha scelto di investire una somma consistente per portarlo a Torino (10 milioni per i primi due anni più 50 o 60 per il riscatto).

Che numeri

—  

Chiesa è il più giovane giocatore italiano con almeno 5 gol realizzati in questa Serie A (4 con la Juve e uno con la Fiorentina), è uno dei 5 italiani ad aver segnato almeno 5 gol in ognuno degli ultimi 4 campionati (con Immobile, Quagliarella, Belotti e Insigne) e nella Juve solo Ronaldo (24) ha fatto più tiri di lui nello specchio (9). A Firenze era già una stella, a Torino sta dimostrando di poter brillare anche in una costellazione affollata di campioni.Con il Milan è uscito per un dolore all’anca, ma ieri era già regolarmente al campo: domenica con il Sassuolo vuole esserci, per continuare a far volare la sua Signora.

Precedente La forza delle ali: da Causio a Camoranesi, storia di esterni decisivi Successivo Gol, assist e intelligenza: Mkhitaryan illumina la Roma

Lascia un commento