C’era una volta l’Under 21 di Belotti, Bernardeschi, Berardi e… Battocchio: ecco che fine ha fatto

Oggi l’italoargentino si rilancia in Ligue 1 dopo aver girato l’Europa: “Brest è la mia seconda casa, Tel Aviv un posto bellissimo. Che ricordi con Di Biagio. Ma in Italia nessuno mi dava più fiducia”

La scorsa settimana, nel turno infrasettimanale di Ligue 1, il Brest ha stravinto la sfida salvezza contro lo Strasburgo: un 5-0 nel quale spicca la tripletta di un giocatore italiano, Cristian Battocchio. Un nome uscito da qualche anno dai radar del grande calcio, ma che i più attenti osservatori ricorderanno come brevilineo dispensatore di giocate raffinate. Anche con la maglia azzurra. Anzi, azzurrina.

promessa

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C’era una volta, tra il 2013 e il 2015, un’Italia Under 21 dalle quattro B: Berardi, Bernardeschi, Belotti e Battocchio. Tutti talenti offensivi, chi più centravanti, chi più esterno, chi più rifinitore. I primi tre sono diventati protagonisti della scena calcistica italiana. E poi c’è lui, Battocchio. Nato nel 1992 a Rosario (sì, è concittadino di Messi) è italiano grazie ai nonni trevigiani e fin da giovanissimo milita nell’Udinese, con cui esordisce 19enne in Serie A. Il suo ruolo oscilla tra mezzapunta e mezzala: lui si definisce un coast-to-coast, uno che si adatta facilmente. Il suo inizio di carriera invece oscilla tra le proprietà della famiglia Pozzo: si trova infatti al Watford quando inizia la sua avventura nell’under. Negli azzurrini totalizza 18 presenze e 2 reti. “L’80% di quella Nazionale oggi è in A, la dice lunga sulla qualità – dice Battocchio –. Dei miei compagni di reparto mi colpiva soprattutto Belotti: segnava tantissimo e si allenava sempre al massimo. E conservo un forte legame con mister Di Biagio, che mi diede la spinta di cui avevo bisogno: mi portò in Under 20 e 21, e anche quando ero al Watford continuava a darmi consigli”.

stop e risalita

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Il salto in Nazionale maggiore però non avviene. Reduce da un Europeo Under 21 deludente e da un quartultimo posto in Serie B con l’Entella, Cristian inizia un percorso di risalita dal basso, che ci racconta lui stesso: “Non trovavo nessuna squadra che mi desse fiducia in Italia, ci rimasi male. Ma poi ho trovato il Brest, in Ligue 2. Lì non mi conoscevano, ma ben presto mi hanno fatto sentire importante. Mi sono trovato benissimo con l’allenatore Jean-Marc Furlan (oggi all’Auxerre) e con l’attaccante Neal Maupay, che poi è passato al Brighton e settimana scorsa ha segnato il gol decisivo per vincere all’Emirates con l’Arsenal”. E a questa esperienza è legato anche il suo gol preferito: “Segnai il 3-2 all’ultimo minuto in una sfida contro il Valenciennes, in mezza rovesciata, esultando in faccia a un nostro tifoso che continuava a insultarmi”.

bella esperienza

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Dopo due stagioni in Bretagna, un intermezzo al Maccabi Tel Aviv: “Sono rimasto molto sorpreso. Positivamente. Quando pensi a Israele vengono in mente tensioni e guerre, ma a Tel Aviv non ho visto davvero niente di strano: è un gran bel posto. Il Maccabi poi è un club fantastico, ci si gioca ogni anno la qualificazione alle coppe europee: che emozione disputare l’Europa League!” Infine, a gennaio di quest’anno, il ritorno a Brest, che per Battocchio è ormai “la seconda casa”: promozione in Ligue 1 e la possibilità ora di giocarsi le sue chance in uno dei 5 campionati top d’Europa. Con un pensiero all’Italia (“I miei genitori stanno a Udine”) ma la concentrazione tutta sul suo Brest.

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