Calciomercato chiude al ribasso per spesa e qualità: Andrea Agnelli ha la ricetta, Real e Barça due stili

Calciomercato, lunedì 1 febbraio si chiude una deludente sessione invernale. Sono le ultime battute della finestra invernale del calciomercato.Si spende meno, si spende peggio. E Agnelli dà l’allarme: si deve cambiare. 

Lunedì sera primo febbraio, alle ore 20,  chiude il cosiddetto “ mercato di riparazione “. Un mercato mai così povero. Le cicalate di certi dirigenti sono finite. Forse. Le casse delle società piangono.

È un diluvio di lacrime che l’arrivo dei Fondi (1,7 miliardi alla serie A in cambio di una quota del 10%) cercherà di asciugare. Una cosa è certa: si spende meno e si spende anche pegggio. Lo certifica il report annuale della FIFA sui trasferimenti internazionali. Il movimento capitali è sceso del 23,4% e solo l’11,6% dei trasferimenti è avvenuto a pagamento. Il resto sono prestiti (16,2%), fine prestiti (9,7% ) e giocatori in scadenza di contratto (62,5%).

FATTURATI DEI CLUB IN NETTO CALO, EFFETTI SUL CALCIOMERCATO

Colpa della pandemia che ha fatto crollare i ricavi. Come ha certificato l’annuale “ Football Money League” della Deloitte, cioè lo studio sui club più ricchi d’Europa. Perdono tutti un mare di soldi. Il Barcellona ha debiti totali che si attestano a 1.173 milioni. Il solo monte salari si mangia il 74% del fatturato. Inoltre i catalani devono oltre 196 milioni di euro a club europei. E – secondo quanto insinua il Deportes Cuatro – sarebbero alla ricerca di un maxi prestito per trattenere Messi.

Mah! Diverso l’atteggiamento del Real Madrid con il suo capitano-leggenda Sergio Ramos intenzionato a non rinnovare il contratto, a giocare al rialzo. Gli hanno detto: “El Madrid no cederà en la renovacion con Sergio Ramos. Si se va, traeremos a otros “. Una lezione di rigorosa inflessibilità.

ANCHE GLI SPONSOR IN FUGA DALLO SPORT

Per ora il calcio di vertice tiene. Anche se i contratti in essere sono stati  rivisti al ribasso del 20-30%, come ha documentato l’ultima ricerca di StageUp (in collaborazione con ChainOn). Sono  invece già in affanno basket e volley. Complessivamente gli investimenti nello sport italiano sono calati da 903 a 650 milioni. Una contrazione significativa. Un sinistro campanello d’allarme. Il colpo assestato dal coronavirus probabilmente si ripercuoterà sullo sviluppo futuro.

AGNELLI VUOLE RIVEDERE MERCATO E ACCORDI COLLETTIVI

Andrea Agnelli, 45 anni, presidente dell’ECA, cioè dell’ European Club Association (246 club, affiliato UEFA, attiva dal 2008, sede a Nyon in Svizzzera)  si batte per un cambiamento del sistema calcio. E lo ha ripetuto in settimana intervenendo al webinar  di News Tank Football (agenzia media/stampa). ”Occorre un cambiamento. Abbiamo perso 8,5 miliardi. Nella scorsa stagione abbiamo avuto 3-4 mesi di stadi vuoti, sconti commerciali, sconti per le emittenti. Questa stagione sarà interamente senza tifosi . Il calciomercato segnala un ridimensionamento, da 6,5  a 3,9 miliardi di euro”.

Come dire: è urgente rivedere il sistema, organizzare più gare europee, tipo una Superlega con 20 club di 5 Paesi. “Dobbiamo tenere vivo il sogno per tutti”. E poi, in risposta allo scetticismo di FIFA e UEFA, sottolinea: “Certo, nel rispetto del merito sportivo “.

RICETTA: TETTO AGLI INGAGGI E AL CALCIOMERCATO, MENO BUROCRAZIA

Come rilanciare il calcio zavorrato da debiti, ingaggi fuori dal mondo, idee e stadi vecchi, ricavi in caduta libera, e via discorrendo? Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, vorrebbe cominciare dagli stipendi dei giocatori ma “con una soluzione europea“. Cioè delle Leghe europee. Poi c’è  il tasto dolente degli stadi. Nell’ultimo ventennio in Italia sono stati costruiti solo 3 stadi in serie A. All’estero è un’altra musica: 11 in Bundesliga, 6 in Premier, 4 in Ligue. Servono stadi di proprietà dei club.

Da noi solo Sassuolo, Udinese, Atalanta possono vantare impianti di nuova generazione. Nel resto del Paese è un susseguirsi di annunci, plastici, finti accordi con la Politica. E su tutti e tutto regna la burocrazia. A Roma se ne parla da 8 anni. L’iter di autorizzazione degli stadi comporta 7 fasi, 2 in Germania, 4 nella media europea. Se continuano a vincere i burosauri e la casta dei mandarini cinesi, non si va da nessuna parte.

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