Baroni da record e poi Coda, Lucioni e Strefezza: ecco chi ha portato il Lecce in A

Il tecnico è l’unico nella storia del club ad aver conquistato la promozione in campo e in panchina. Poi il super tridente, il capitano leader e la diga Hjulmand. Esperienza e gioventù: una miscela vincente

Francesco Calvi

6 maggio – Milano

Un’attesa di due anni, ventisettemila tifosi per celebrare il trionfo. Il Lecce targato Corvino-Sticchi Damiani vince contro il Pordenone e torna in Serie A. Lo fa in grande stile, chiudendo il campionato al primo posto in classifica, come in passato era riuscito a fare soltanto ai tempi di De Canio, al termine della stagione 2009-2010. Tra i boati del Via del Mare – lo stadio con la media spettatori più alta della Serie B -, la fotografia della gioia del gruppo di Baroni sta tutta in un’immagine: capitan Lucioni al centro del palco, con la Coppa Nexus stretta tra le mani, tanti giovani che lo circondano sognando un futuro da protagonisti in Serie A. Da Gabriel a Coda, passando per le prodezze di Strefezza e le giocate di Hjulmand e numerosi millenials, i giallorossi hanno conquistato la promozione puntando su un mix di esperienza e vivacità.

Baroni da record

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A guidare l’orchestra giallorossa, nel corso della stagione, ci ha pensato Marco Baroni. Per dare sfogo al virtuosismo di Strefezza e compagni, non gli è però servito impugnare una bacchetta: al 58enne sono bastate le parole, mai pungenti davanti a microfoni e riflettori, eppure decisive all’interno dello spogliatoio. Già vincitore del campionato nel 2017 con il Benevento, Baroni è diventato l’unico tesserato nella storia del Lecce a trionfare in Serie B prima da calciatore e, poi, da allenatore. Pacato e distinto nel suo modo di fare, non si è scomposto neppure nel dopo-partita di Vicenza, quando la Serie A è sfuggita di mano in seguito all’esplosione della bomba-carta che ha portato alla sostituzione del portiere avversario, Contini: “Il mio mestiere consiste nel valutare le prestazioni dei calciatori, senza tener conto dei fattori esterni che possono incidere sulla gara”. Le maniere forti non rientrano nel suo stile, i salentini hanno addirittura chiuso la stagione senza rimediare cartellini rossi. Corvino e Sticchi Damiani, la scorsa estate, hanno cercato Baroni con insistenza dopo la separazione con Corini. Marco ha accettato la loro offerta annuale, sebbene la Reggina gli avesse proposto un contratto fino al 2023. Scelta azzeccata, perché con lui il Lecce è diventato la squadra con la miglior difesa e il terzo migliore attacco del campionato.

Spina dorsale

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Fra i protagonisti sul campo, invece, spiccano i nomi di Coda e Lucioni. L’attaccante, premiato dalla Lega B con il titolo di MVP della stagione, ha vinto per la seconda volta consecutiva la classifica marcatori con il Lecce: grazie ai 20 gol realizzati in campionato, il numero nove è diventato il primo vincitore del “Premio Pablito”, il trofeo che, a partire da quest’anno, viene consegnato al bomber più prolifico del torneo. Il difensore, invece, è il capitano e leader indiscusso: di rete ne ha segnata soltanto una, rivelatasi però pesantissima, nella vittoria del terzultimo turno contro il Pisa. 33 anni il primo, 34 il secondo, Massimo e Fabio hanno fatto da chioccia alle decine di talenti scovati da Corvino.

Super tridente

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Strefezza, classe 1997 acquistato un anno fa dalla Spal, dopo una carriera da esterno “a tutta fascia” si è riscoperto ala e bomber tuttofare: ha segnato in ogni modo, di destro e di sinistro, dalla distanza e dopo dribbling ubriacanti, chiudendo la stagione con 13 reti, a pari merito con Donnarumma e alle spalle del solo Coda. A completare il tridente offensivo ci ha pensato Francesco Di Mariano, tornato nel Salento – dove aveva già giocato in Serie C, dopo l’esperienza nel settore giovanile giallorosso – per fare il bis di promozioni dopo quella dell’anno passato con il Venezia. “Lasciare la Serie A per venire a Lecce non è una sconfitta, ma una questione di orgoglio e una motivazione in più”, aveva dichiarato nel giorno della sua presentazione. Cinque gol, due assist e una medaglia al collo più tardi, può dire sorridendo di averci visto giusto.

Hjulmand & co.

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Passando ai gioielli “made in Corvino”, quest’anno si sono messi in mostra numerosi talenti provenienti dal nord Europa. A centrocampo, accanto a Hjulmand, straordinario protagonista, si sono fatti spazio l’islandese Helgason, lo svedese Bjorkengren e il polacco Listowski. Hanno brillato a intermittenza, rivelandosi fondamentali in diversi momenti della stagione. Ci sta, perché in mediana la concorrenza era spietata: basti pensare ai colleghi Majer e Faragò – reduci dalle avventure in Serie A -, così come Gargiulo e il francese Blin, mediano ordinato e carismatico, quasi sempre titolare dopo la 30esima giornata. Come detto, però, il più brillante del reparto – in termini di qualità, costanza e carattere – è stato il danese Hjulmand, efficacissima diga davanti alla difesa. Morten è finito da tempo addirittura sul taccuino del ds interista Ausilio, intrigato dall’idea di fare crescere il 22enne alle spalle di Brozovic. A difendere i pali ci ha pensato il solito Gabriel – 14 volte imbattuto e 24 reti subite in 31 presenze -, ben protetto anche dai vari Dermaku, Tuia e Meccariello (trasferitosi a gennaio alla Spal), chiamati a turno a fare coppia con l’insostituibile Lucioni (37 gettoni). Tra i baby, hanno fatto parlare di sé pure i terzini Gallo e Gendrey, accomunati da grande corsa e attitudine offensiva, che Baroni ha alternato con intelligenza ai ben più esperti Calabresi e Barreca. Ha dato spazio ai giovani, dosandone l’impiego, e affidando loro gradualmente maggiore responsabilità. L’allenatore ha trionfato in questo, schierando sempre gli uomini più in forma e cambiando formazione di settimana in settimana. I ragazzini hanno recitato da primattori, presto ci sarà spazio per altri come loro. Lecce è diventato il posto giusto per crescere e migliorare.

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