Analisi, uomini e mentalità: Rangnick senza panchina riparte a Mosca

L’allenatore tedesco, saltato il passaggio al Milan, ha creato una società di consulenza per i club: alla Lokomotiv, il primo cliente, ha introdotto gli scout e puntato su una rosa giovane

Un cartello stradale, che indichi la via quando è smarrita. Semplice e logico, quanto fondamentale per non perdersi. Da quando è saltata la trattativa per il suo passaggio al Milan Ralf Rangnick ha ricevuto diverse chiamate. Il suo telefono ha squillato in continuazione. Eppure è rimasto senza panchina, ma non senza lavoro. Già, perché il Professor se lo è inventato, il lavoro. Insieme a Lars Kornetka (fu il primo video-analista in Germania, fra i primi in Europa) ha creato una società di consulenza calcistica. Il suo primo cliente, da luglio, è la Lokomotiv Mosca, la società della ferrovia dello stato pronta a sfidare la Lazio stasera in Europa League. A volere la consulenza di Rangnick è stato il presidente Alexander Plutnik.

Il lavoro

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“In molti mi chiamano per capire il modello Lipsia – ha spiegato Rangnick la scorsa primavera -, per questo mi sono convinto. Sarò una sorta di mentore”. Lui e Kornetka vogliono sviluppare carriere di giocatori, allenatori e direttori sportivi. E società, ovviamente. L’obiettivo dell’agenzia è quello di fare club building, di consentire alle società di strutturarsi nella maniera adeguata in tutti i settori possibili. Sia chiaro: in tutti i settori possibili. Seguendo la teoria dei guadagni marginali di Sir Dave Brailsford. Migliorando dell’1% in ogni settore, l’incremento totale ottenuto sarà significativo. E in pochi mesi Rangnick, partito dall’analisi dello status quo, ha seminato ogni angolo del club: area tecnica, medica, scouting, video-analisi, costruzione della rosa. Tutto. Non che sia esperto di tutto, ma si circonda di persone fidate e con know-how per ottenere quell’1% (o più…) di miglioramento. Ovunque.

L’impatto

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L’agenzia di Rangnick si confronta con club (non ne vuole prendere più di 3 contemporaneamente) e federazioni. Il Professor mette a disposizione esperienza, idee e contatti. Ha una boutique di professionisti che entrano in contatto con la società che si rivolge a loro e alla quale consigliano le figure più calzanti. Per club diversi servono figure differenti. Un esempio? La Lokomotiv Mosca non aveva un reparto scout. Questo perché negli ultimi anni il mercato è stato fatto affidandosi ai procuratori. Non c’era la mentalità di cercare giocatori coerenti col progetto tecnico. Se arrivava la segnalazione di un giocatore sufficientemente di qualità, lo si trattava. La ricerca non era attiva, ma passiva. Rangnick ha quindi consigliato al club Christian Möckel, uno scout con cui aveva lavorato all’Hoffenheim e che ora è alle dipendenze della Lokomotiv. Möckel, fra l’altro, parla il russo (lo ha studiato da ragazzo), motivo per il quale non era solo il professionista, ma l’uomo giusto per l’incarico. Da lì è stata creata una vera e propria squadra scout. Si è poi lavorato sullo staff medico, sui nutrizionisti e sulla costruzione della rosa. Uno dei suoi compiti è quello di implementare l’idea di gioco. In Russia ci sono 8 posti per gli stranieri: spesso si scelgono vecchie glorie. Queste, spesso, accettano il trasferimento per la bellezza della città, per i compensi (in Russia la legge fiscale è favorevole), non per ambizione o voglia di crescere. Nell’idea di Rangnick, invece, quei posti vanno occupati da giovani desiderosi di svilupparsi professionalmente. I soldi sborsati per giocatori esperti sono spesi, non investiti. Se per anni si imposta il mercato sui giovani, si immette in rosa la comune ambizione di crescita. Prendendo calciatori che puntano a strappare un ultimo (ricco) contratto, nello spogliatoio non c’è la spinta a crescere. E così in estate, su consiglio di Rangnick, la Lokomotiv ha preso, fra gli altri, il 21enne Maradishvili, il 20enne francese Beka Beka (con la Francia all’Olimpiade), il 19enne Faustino Anjorin. Giovani, talenti.

I risultati

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Per capire quanto le idee di Rangnick paghino, basti pensare che nel ranking Uefa l’Austria ha superato la Russia. L’unico club austriaco a portare punti nel ranking è il suo Salisburgo: di fatto una città di 150 mila abitanti ha superato una nazione di 145 milioni. Come? Scovati in fretta talenti come Upamecano, Naby Keita, Sabitzer, li ha messi nelle mani giuste per svilupparne le qualità. Ha potenziato il club controllato dalla Red Bull in ogni aspetto. La società ha speso molto, incassando e generando però molti più soldi di quanti ne investisse. Il Salisburgo, negli ultimi 6 anni, ha venduto decine di giocatori per più di 10 milioni di euro. Prima dell’arrivo di Rangnick nessun austriaco era stato pagato più di 6 milioni (Marc Janko). Ecco perché dopo la trattativa col Milan e il no alla Roma, pur stimando il calcio italiano del suo mentore Arrigo Sacchi, Rangnick ha deciso di aprire un’agenzia di consulenza. Starà alle società decidere quanto cambiare e che strada prendere. Rangnick però è lì. Come un cartello stradale, le cui indicazioni sono fondamentali per trovare la via giusta. Specie quando ci si sente persi.

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