Abraham: “Se in giornata, la Roma batte chiunque. Leicester, vedrai quanto ho imparato in Italia…”

Per l’inglese la sfida di giovedì contro il Leicester nella semifinale d’andata di Conference League ha un sapore particolare: “Sugli spalti ci sarà tutta la mia famiglia, sono emozionato”

Tornare in Inghilterra da protagonista “per dimostrare tutto quello che ho imparato a Roma”. Provare a conquistare la semifinale di Conference League perché “se siamo in giornata possiamo battere chiunque”. Per Tammy Abraham la sfida di giovedì contro il Leicester – semifinale di andata di Conference League – sarà una partita speciale. Sugli spalti “ci sarà tutta la mia famiglia, sono emozionato”, ma il motivo, ovviamente, non è solo questo: Abraham, lo scorso agosto, ha lasciato il Chelsea da comprimario, dopo l’arrivo in pompa magna di Lukaku e adesso torna a un’ora di treno dalla sua Londra, dove è nato e cresciuto, da protagonista.

In fiducia

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È con Dessers del Feyenoord (8 gol) il capocannoniere della Conference, si gioca un posto al Mondiale forse proprio con Vardy, è a quota 24 centri stagionali e, soprattutto, ha dimostrato a se stesso e agli inglesi che lasciare il nido è stata la scelta giusta: “Stiamo andando forte, siamo convinti e in fiducia (l’intervista è stata rilasciata prima del ko di San Siro, ndr). Loro giocano un po’ come noi, sfruttando il contropiede. Hanno giocatori molto veloci a cui piace correre, ma anche buoni centrocampisti. Dobbiamo prepararci con fiducia, perché se siamo in giornata possiamo battere chiunque. Si tratta solo di credere in noi stessi. Tornerò in Inghilterra – ha detto Abraham al sito della Uefa – e questa partita mi permetterà di dimostrare cosa ho imparato in Italia”.

Grazie Mou

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Il merito della scelta è, in gran parte, di José Mourinho e questo l’attaccante lo ribadisce ancora una volta: “Fin dal primo giorno, mi sono innamorato di Roma, della squadra e dei tifosi. Ho sempre considerato Mourinho una figura paterna e secondo lui questo è il posto migliore per me in questo momento: posso lasciare un segno nel calcio italiano e farmi conoscere in tutto il mondo, non solo in Inghilterra. Lui sa quando ci sono con la testa e quando dormo un po’. Sa guidare davvero la squadra e ispirarla a volere di più. È una boccata d’aria fresca. Quando dobbiamo svegliarci, lui c’è. Quando giochiamo bene, ce lo dice ma vuole ancora di più. Un giocatore non potrebbe chiedere di meglio”.

Caccia al gol

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Magari, però, potrebbe chiedere di portare un trofeo a Trigoria dopo 14 anni o, almeno, una finale dopo 9: tra la Roma e Tirana c’è il Leicester che Abraham, tra Premier e FA Cup, ha affrontato sei volte. Non ha mai segnato, ha pareggiato in tre occasioni, perso in due e vinto in una: “La Conference – ha spiegato sempre alla Uefa – è una competizione nuova e importante, e molte squadre cercheranno di giocarla in futuro. Per me, segnare ed essere capocannoniere è un onore. Avrei dovuto segnare di più, ma è stata una bella avventura. C’è stato questo scivolone contro il Bodo, ma non ci siamo lasciati distrarre. Siamo tornati più affamati di prima e abbiamo vinto la più importante delle quattro partite”. I norvegesi appartengono al passato, così come, almeno per ora, l’Inghilterra. Il presente e il futuro di Abraham adesso, si chiamano solo Roma.

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