Un piroscafo, le luci, i night: l’Uruguay stupì l’Europa con lo schema Josephine Baker

“Se vincete vi porto in Europa”, disse un dirigente illuminato e squattrinato alla Celeste. E lo fece: tra amichevoli per racimolare soldi e la bella vita di Parigi, il vecchio continente scoprì un calcio nuovo

Atilio Narancio era un bravo dirigente e, soprattutto, un uomo di parola. Fu grazie alla sua onestà se nacque la leggenda della Celeste. Ai giocatori della nazionale di calcio dell’Uruguay, nel dicembre del 1923, alla vigilia della finale di Coppa America contro l’Argentina, promise che, in caso di successo, li avrebbe portati in Europa per partecipare al torneo delle Olimpiadi a Parigi, l’anno successivo. Fu l’inizio di una favola.

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