Stadio Roma: scende Tor di Valle, sale il Flaminio. Grazie anche a Nardella

Il sindaco di Firenze, promotore della nuova legge sugli impianti sportivi per il Franchi, potrebbe spingere i Friedkin a puntare sull’abbandonato stadio non lontano dall’Olimpico: lavori da 400 milioni

Se fosse un film – e se qualcuno potesse trovarci qualcosa da ridere – potremmo chiamarlo: “L’ultima Mandrakata”. Evidentemente deve essere l’aria che spira a Tor di Valle, dove sorgeva l’ippodromo romano in cui era stato ambientato “Febbre da cavallo” con Gigi Proietti, a scompigliare carte e pensieri. Una cosa è certa: a quasi otto anni da quel 30 dicembre 2012 in cui l’allora presidente James Pallotta e il costruttore romano Luca Parnasi firmarono l’accordo per la costruzione del nuovo stadio del club giallorosso, la situazione appare ancora confusa e in cerca di uno sbocco.

RISALE IL FLAMINIO

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In questo frattempo si sono alternati tre sindaci, ma la questione ancora non è stata definita compiutamente, nonostante Virginia Raggi solo due giorni fa affermasse che è in arrivo “un regalo di Natale” per i tifosi della Roma. In realtà, è la stessa nuova proprietà ormai ad avere dei dubbi su un progetto non più in linea coi tempi. Se è vero che il mondo post-Covid è destinato a cambiare, nelle stanze dei bottoni romaniste trovano che un impianto da 55 mila posti – con una ubicazione poco gradita e mal collegata – e un “business park” per uffici che adesso scoprono lo “smart working”, hanno poco senso. E allora perché investire un miliardo di euro (di cui 300 milioni solo per oneri di urbanizzazione) in un progetto non più in linea con le esigenze? Così, grazie alla nuova legge sugli stadi modellata anche sulle esigenze del Franchi di Firenze, i Friedkin stanno riflettendo sulla possibilità di costruire la loro nuova “casa” ristrutturando profondamente il vecchio e storico Flaminio, pur difeso da vincoli architettonici un tempo insormontabili e – forse proprio per questo – ora finito in abbandono. Una fermata di metropolitana poco distante e una tramvia di superficie consentirebbero spostamenti agevoli verso uno stadio da non più di 45.000 posti, che non avrebbe la necessità di costruire nulla di significativo intorno. I Friedkin ci pensano, anche perché l’area alternativa di Tor Vergata – come quella di Tor di Valle – ha dei contenziosi legali da risolvere, che in ogni caso farebbero perdere del tempo. Ecco, il tempo. Quella che la Roma, non solo per sua colpa, ha visto scivolare in questi anni e per i quali, dopo aver già ottenuto tutte le autorizzazioni del caso, potrebbe chiedere i danni, come ufficiosamente minacciato in diverse occasioni. Chissà. Forse una nuova collaborazione col Flaminio, su cui comunque si spenderebbero circa 400 milioni, sarebbe in grado di suscitare un nuovo idillio con l’amministrazione comunale. Anche perché il prossimo anno si voterà e il vecchio/nuovo inquilino potrebbe avere voglia di ricominciare tutto daccapo. Magari, però, a ritmo di rock.

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