Reggina, la verità di Cardona e la resilienza di Taibi: “Resto anche in D”

Marcello Cardona, 66 anni, Prefetto della Repubblica, è stato il presidente della Reggina dal 25 giugno 2022 al 21 giugno 2023, quando si è dimesso avendo appreso della cessione del club decisa dal patron Felice Saladini. Il 29 agosto il Consiglio di Stato ha definitivamente escluso dalla Serie B il club calabrese, che ora spera di ripartire dalla Serie D. Oggi Cardona ha rotto il silenzio per raccontare la sua verità. Leggendo il testo integrale, raccolto dai colleghi di tuttoregina.com, si rafforza l’impressione che la rottura fra Cardona e Saladini sia stata traumatica, mentre Taibi continua a ribadire la sua resilienza. A fare le spese del disastroso epilogo della vicenda sono Reggio Calabria e i tifosi reggini che non meritavano tutto questo. Chiunque prenderà in mano la società, in qualunque serie giocherà la squadra, per prima cosa dovrà ricostruire il rapporto di fiducia con la gente amaranto, ora in preda alla rabbia e alla protesta, a mano a mano che emergono nuovi retroscena. Non sarà per niente facile, eppure sarà questa la prima strada da percorrere. E onore a Filippo Inzaghi, che la Reggina aveva portato ai playoff e che sino all’ultimo giorno in cui è rimasto al timone della squadra, si è comportato con l’orgoglio e la dignità che gli appartengono.

Reggina e i 770mila euro 

Cardona dixit: “La Federazione non poteva non aprire quel contenzioso sportivo. Ripeto che le interlocuzioni sono state sempre improntate alla cordialità. La società era stata acquistata dal Tribunale, la migliore certificazione per il futuro del club. Io Saladini l’ho incontrato dopo la cessione da parte del Tribunale allo stesso. Se avessi detto le cose che sto dicendo il 21 giugno, avrei portato una solida motivazione agli avversari per abbattere la Reggina. I 770mila euro andavano pagati entro il 20 giugno senza se e senza ma. Sull’omologa la Reggina aveva fatto le cose legalmente, certificato da FIGC e organi statali. Ora che la Reggina purtroppo andrà alla liquidazione, nessuno prenderà nulla. La ristrutturazione del debito? Il fatto é solo uno: se paghi 770mila euro il 20 giugno, la Covisoc non fa la segnalazione al Consiglio Federale. Tutti i giocatori, con stipendi incredibili, sono stati pagati regolarmente. Mi hanno riferito che si vociferava che la società volesse perdere la gara contro l’Ascoli. Ma io non potevo mai ordinare uno striscione per contestare l’allenatore. Gabriele Martino é una persona perbene e non ha precedenti penali, era assurdo pensare che avesse “ordinato” di inscenare contestazioni. Quando mi hanno comunicato la cessione del club, ho risposto che i responsabili dovevano andare a comunicarlo alla città, perché la Reggina é un bene sociale. Invito le proprietà a chiarire pubblicamente alla città tutte le vicende in merito a questa situazione. Questa amarezza ci deve servire per guardare al futuro con una costruzione più intelligente, per evitare gli errori fatti in questi anni”.

“Nessun complotto”

“Lo scorso giugno ho ricevuto presso la mia abitazione un inviato del Tribunale di Roma, assieme al dottor De Lillo e al signor Ierardi, amico del direttore sportivo della Reggina, per cui c’era la garanzia di un’istituzione. Il nostro settore giovanile era già diventato un punto di riferimento, ecco perché lo stupore per la cessione. Loro hanno valutato la possibilità di cedere la società perché c’era la crisi dell’azienda del maggiore azionista, ma anche perché l’ambiente nel club non era molto positivo e favorevole. Avevamo allacciato rapporti con il dottor Tramontana per nuove iniziative importanti con l’imprenditoria reggina. Quando mi sono dimesso, non mi ha chiamato nessuno. I sindaci mi hanno chiamato cinque giorni fa. La proprietà non mi ha chiamato, nessuno mi ha detto nulla per restare, non potevo fare il garante di nulla. Le proprietà sapevano che cosa stavo facendo, stavamo lavorando per la nuova stagione. La Reggina, con quelle spese e quei contratti, doveva cambiare registro, la Reggina non ha fatto una plusvalenza da anni. La Reggina doveva partire dal dottore Geria, al quale ho fatto stracciare un accordo precedente. Geria ha girato il mondo per realizzare uno scouting pazzesco, aveva fatto un lavoro pazzesco per creare la base per il futuro. Avevamo definito l’accordo per 20 calciatori, di ciò almeno quattro avrebbero fatto parte della Prima Squadra. Dopo i due processi sportivi sulle penalizzazioni, ho avuto l’impressione che si sarebbe andati a sbattere al muro, ho parlato con Gravina e ho detto a lui che si doveva chiudere entro l’ordinamento federale. Un discorso che ha colpito positivamente lo stesso Gravina. Rischiavamo di avere un totale di 12 punti di penalizzazione e avevamo preso una china molto pericolosa sul campo, sia per questi motivi ma anche per altri motivi. Ho parlato con le proprietà e ho consigliato di fermare la lotta giudiziaria, inoltre ho contattato il team manager per chiedere ad Inzaghi se la cosa andava bene anche a lui e mi ha prospettato il suo via libera. Dopo l’adesione al Codice Crisi Impresa ho avuto l’interlocuzione con i vertici federali e la Lega B. I complotti non esistono, Gravina e Balata dovevano esercitare le proprie prerogative e con la Reggina al primo posto e con la A praticamente certa sino al 27 dicembre, si sono innescate le invidie degli altri club. In Assemblea di Lega il Brescia aveva chiesto l’esclusione della Reggina dalla B, il Pisa si lamentava che loro avevano pagato tutto e la Reggina invece aveva avuto la possibilità di aderire a questo maxi-stralcio. Il 16 febbraio arrivano i dovuti i deferimenti. Sin da dicembre capisco che la situazione é estremamente complicata, la mia attività é iniziata con queste interlocuzioni dove piano piano eravamo riusciti a fare comprendere la situazione. Desidero ringraziare l’unico politico che durante quelle settimane ha immediatamente avuto interlocuzioni con il Ministro dello sport e il presidente Gravina: il presidente della Regione, Occhiuto”.

“Due azioni scellerate” 

“Si parlava già all’epoca di questo fantomatico studio per la cessione. Stavamo facendo i preparativi in vista della nuova stagione, erano stati individuate le località per il ritiro precampionato, Moccone o Cascia, il direttore sportivo aveva fatto il sopralluogo. La notizia della volontà di cedere é stato dunque un fulmine. Le figure indicate erano un grosso dirigente che ora é in A e successivamente una nuova figura tecnico-sportiva di grande prestigio. La sera ho incontrato queste figure e uno di questi si era accordato con la società sulla parte economica con l’azionista di maggioranza. Dopo la mezzanotte, ricevo una chiamata di una nostra consulente economica, che comunicava che non era stato ottemperato il pagamento dello stralcio dell’omologa, lasciandomi sconcertato. La mattina successiva ho parlato con un altro nostro consulente che mi ha sottolineato che “non si é ottemperato al pagamento, ci siamo assunti questo rischio”. Io mi sono dimesso per queste due azioni scellerate. In questi due mesi sono stato in silenzio e ho sofferto come tutti i reggini. Da oggi la mia posizione é chiara. In quest’ultimo anno ci siamo impegnati su numerosi fronti, a partire dalla cerimonia dei calendari all’arrivo della Nazionale, abbiamo affrontato un processo sportivo tramite il quale ne siamo usciti intelligentemente. Non aver pagato i 770mila euro ha sconfessato tutto il mio impegno con le istituzioni sportive. Il 20 giugno mi trovavo a Milano per la Reggina, dovevamo incontrare due figure tecnico-sportive che avrebbero avuto un ruolo nella stagione successiva. La proprietà mi annunciava l’iter positivo per l’iscrizione. Io sono stato nominato presidente del Cda, ma senza responsabilità gestionali o poteri di firma, solo di vigilanza e rappresentanza. Le proprietà mi hanno annunciato dunque l’iscrizione e poi mi é stato annunciato che nella giornata successiva la società sarebbe stata ceduta. A quel punto prendo la decisione di dimettermi, perché non ho lo strumento tecnico-giuridico per fare il presidente. Preciso che non ho mai ricevuto Pec circa le dimissioni del Consiglio di Amministrazione. Ringrazio Amalia, Consuelo, Pino e Ferdinando, i dipendenti rimasti al Sant’Agata sino alla fine. Non avrei mai immaginato che oggi potesse essere una conferenza dopo la conclusione dell’iter giudiziario sportivo-amministrativo. Non ho parlato prima per non apportare danni al percorso della giustizia, ma le cose non sono andate nel modo giusto. É giusto che si sappia ogni tipo di dettaglio, in nome di quel concetto di trasparenza. Io sono tornato a Reggio, a titolo gratuito, solo per l’amore verso la Reggina, la città e la comunità, anche perché non ho bisogno di visibilità”.

Reggina, la cordata Taibi

Sin qui le parole di Cardona che, l’avrete notato, non nomina mai direttamente Saladini, definito “l’azionista di maggioranza”. Ha nome e cognome, il direttore sportivo che la Reggina non intende lasciare, in qualunque serie giocherà. Si chiama Massimo Taibi: “Per me la Reggina è una storia fantastica, ce l’ho sulla pelle sin da quando ero calciatore, in questa città sono a casa, è qualcosa di mio e ho preso una mazzata tremenda. Voglio rimanere a Reggio, anche in sD. La categoria non mi interessa. E io non vedo il mio futuro lontano da questa splendida città, da questa fantastica gente e soprattutto dall’amaranto della Reggina. Per questo motivo, ne ho già parlato con il sindaco Brunetti, presenterò una cordata di persone serie e ambiziose con cui potremo ripartire dalla Serie D. Sono imprenditori che lavorano nel Nord Italia, ma hanno origini reggine e sono molto legati a questa terra. E se faranno avanti  persone migliori, più solide e forti, ben vengano per la Reggina”. 


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