Più apertura e meno politica. I cinque auguri al nuovo corso arbitrale

La rosa a disposizione del designatore Rocchi non presenta fuoriclasse ma si può sfruttare il lavoro in profondità del predecessore Rizzoli

L’obiettivo del neo designatore Gianluca Rocchi è ambizioso ma non impossibile: prendere esempio dalla Nazionale e ripetere l’impresa del c.t. Mancini. Cioè puntare sullo spirito di gruppo e creare una squadra unita, coesa, responsabile, con tanti uomini intercambiabili, che sappiano comportarsi in campo e fuori (evitando errori e scivolate come il caso rimborsi…), facilitando così le sue scelte.

L’Italia del calcio dimostra che anche senza top player assoluti si possono raggiungere risultati egregi. La rosa a disposizione di Rocchi non presenta fuoriclasse ma al contrario di Mancini, che ereditò una Nazionale esclusa dai Mondiali, il neo designatore può sfruttare il lavoro in profondità del suo predecessore, Rizzoli, con cui ha lavorato con profitto e stima reciproca, lo scorso anno. Il presidente Aia Trentalange dopo lunghe e tortuose settimane di riflessioni e dopo tanti rumors e retroscena politici, ha presentato la sua squadra. Il suo primo progetto (una costruzione di doppi ruoli, pesi e contrappesi…) era stato bocciato senza appello dal presidente Figc Gravina, che ha avuto un ruolo importante nello spingere verso questa nuova pagina che punta invece su una figura giovane, credibile e ben vista dal mondo arbitrale nazionale, internazionale e dai club. Nella commissione non è più rientrato l’ex designatore Messina. Da vedere a chi Rocchi affiderà l’area Var, di cui per ora si occuperà direttamente.

Al nuovo corso auguriamo di raggiungere alcuni obiettivi:

1) Creare un gruppo omogeneo e coeso, sperando che la forbice qualitativa tra gli arbitri sia limitata.

2) Che si lavori sulla formazione di varisti di professione e l’uso del Var sia meno caotico e più simile a quello visto in questi Europei.

3) Che la sala Var venga inaugurata presto.

4) Che il mondo arbitrale si apra al resto del sistema calcio, non solo attraverso una maggiore comunicazione dei fischietti, gestita meglio dell’approssimativo “esperimento Orsato”. Ma che punti soprattutto ad eliminare quella fastidiosa percezione di mondo chiuso, che vive di regole e regolamenti (anche di conti…) propri. Affinché gli arbitri siano visti come protagonisti positivi, fondamentali per il sistema e si possa godere dei loro successi.

5) Che diminuisca la politica nell’Aia, affinché resti al primo posto la meritocrazia e non si perdano per strada competenze come è avvenuto ora con Rizzoli, ieri con poca eleganza mai nominato e ricordato solo con “chi c’era prima”.

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