Parola, Lippi e il poker Allegri: quando il “deb” si prende tutto

Bianconeri a caccia della finale di coppa: solo 6 volte il trofeo è arrivato con il campionato, spesso dopo grandi rifondazioni

Torna sempre quella stagione lì, il 2015-2016, anche in Coppa Italia. A Pirlo non può dispiacere troppo, anche se stasera vorrebbe evitare di ripercorrere troppo fedelmente la strada di Max Allegri. La Juventus ha vinto la coppa nazionale 13 volte, in 6 occasioni l’ha “servita” come contorno del piatto principale che è specialità della casa, lo scudetto. Il double è diventato un’abitudine solo negli ultimi anni, prima era successo appena due volte, peraltro con due allenatori debuttanti sulla panchina bianconera, Parola e Lippi.

Allegri è stato il terzo a cominciare con una doppietta, per poi farne quattro di fila: la semifinale ha visto la Juve opposta all’Inter in una sola annata(di queste sei), quella che è diventata prima speranza, poi modello per la squadra attuale, alle prese con un inizio ad inseguire. Nel 2015-16, secondo anno di Allegri, si cominciò con una rifondazione abbastanza profonda della rosa (arrivarono fra gli altri Dybala, Cuadrado, Alex Sandro e Mandzukic) e, come ormai noto, si cominciò male, finendo a -11 dalla vetta. Seguirono 15 vittorie di fila in campionato, e percorso netto in coppa con Toro, Lazio e Inter nella semifinale di andata (3-0). Il ritorno fu complesso, 3-0 per l’Inter e rigori (5 su 5 bianconero e centro definitivo di Bonucci). La finale col Milan l’avrebbe decisa Morata, altro punto di contatto.

Rinnovamenti

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Più in generale, la storia delle accoppiate parla di stagioni iniziate con rinnovamenti importanti, cosa che alla Continassa oggi non può che essere vista come benaugurante. La prima è di sessanta anni fa (1959-60), e la squadra di Boniperti, Charles e Sivori fu la prima a centrare il doppio trionfo dopo il Grande Torino. In panchina era stato chiamato Carlo Parola, ma affiancato dal direttore tecnico Renato Cesarini: Sivori gradì (28 gol), Charles pure (23), Boniperti con un tiro deviato da Orzan decise ai supplementari (allora fu considerato autogol) una gara spettacolare, che al 90’ era 1-1 e finì 3-2. Il secondo double arrivò dopo una rifondazione ancora più radicale, nel 1994-95, con la chiusura della ventennale esperienza dirigenziale di Boniperti, sostituito dalla Triade Bettega-Moggi-Giraudo: puntarono su Lippi, che puntò sul tridente con Vialli, Ravanelli e uno fra Baggio e Del Piero. Fu l’anno della triplice sfida al Parma, che si prese solo la Uefa: in finale di Coppa Italia, su gara di andata e ritorno, segnò due gol Porrini, una rarità. La terza doppietta è l’inizio del ciclo “allegriano”, altra stagione cominciata con un’estate convulsa per l’addio in corsa di Conte. La decima coppa finì schiacciata fra la conferma in campionato e l’attesa per la finale di Champions. La decise Matri, nel supplementare contro la Lazio.

Doppiette seriali

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A Berlino non sarebbe arrivato il Triplete, storia che si ripetè nel 2017, quando il “nuovo” Higuain firmò la doppia semifinale col Napoli, lasciando ad Alves e Bonucci la scena in finale, sempre contro il club di Lotito. Il ciclo di quattro doppiette si chiuse un anno dopo con un 4-0 chiaro sul Milan, dopo che contro l’Inter, nel 3-2 in rimonta di San Siro, i bianconeri avevano indirizzato il campionato. Dieci giorni dopo aver alzato la coppa, i tifosi bianconeri si ritrovarono a dare l’addio a Buffon, che lasciava. Sembrava finita, non lo era. A Torino sperano che si possa dire lo stesso, in primavera, parlando dei cicli vincenti.

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