Nuova Champions, c’è il rischio di incassare meno soldi: tutti i dettagli

ROMA – Il giretto di giostra senza pretese nella Champions 2022-23 – 1 vittoria e 5 sconfitte – ha portato nelle casse della Juventus 56,3 milioni di euro. Divisi in questo modo: 15,6 milioni per la partecipazione, 32,9 per il ranking storico, 4,2 per il market pool e poco più di 3 per i risultati raggiunti. Due stagioni dopo, con nove partite di Serie A ancora da giocare, la Signora si ritrova a un passo dal ritorno sul palcoscenico più ambito ma riabbraccerebbe un torneo completamente nuovo per formula e distribuzione dei ricavi: il market pool, ad esempio, è stato fuso con il ranking storico e i risultati finiranno per pesare in modo determinante la distribuzione delle risorse. E siccome le partite minime garantite saranno 8 – due in più dell’attuale format – il rischio evidente per una squadra è di ritrovarsi con una Champions leggermente più povera rispetto ai proclami del presidente Ceferin e pure con un carico di match sulle gambe nettamente superiore, tra l’altro nell’ambito di un calendario congestionato che da Euro 2024 al Mondiale per Club del 2025, nazionali incluse, rischia di far scendere in campo un atleta addirittura 88 volte in un anno solare.

Le spese dell’Uefa

Dicono che la nuova Champions varrà 626 milioni in più rispetto a questa. Nel concreto, cresceranno però le spese operative dell’Uefa che per far funzionare la macchina tratterrà per sé stessa 387 milioni anziché 323 come oggi. A proposito di ricavi bloccati: nel 2023-24 Nyon ha tenuto in cassa 190 milioni del montepremi complessivo, dal 2024-25 ne terrà da parte 231, cioè 41 in più. Per quanto riguarda i club, la ricchezza senza limiti sbandierata dalla confederazione europea rischia di trasformarsi in pura illusione. Almeno per chi non dovesse fare strada in una competizione che, per dirla con le parole di Max Allegri, «sarà quasi impossibile da vincere perché il nuovo formato è come nel tennis, studiato per garantire che le prime otto arrivino in fondo per lo spettacolo». Chi non dovesse superare il guado del girone unico (2 gare in più) o degli spareggi (altre 2), vedrebbe comunque crescere il numero di partite nei mesi di gennaio e febbraio ma potrebbe non veder corrispondere a questo impegno più risorse economiche.

Cresce il numero di partite, diminuiscono i soldi

Numeri alla mano, nel nuovo torneo si giocheranno 189 match e non più 125 (+64) e la media gare per società salirà da 7,8 a 11,8. Al tempo stesso tra diritti tv, premi legati ai successi, ricavi commerciali e bonus per i passaggi del turno, ogni partita ora può valere per un club una media di 8 milioni di euro ma dalla prossima stagione questa cifra scenderà a 6, con un decremento del valore del 28,6%. Più giochi e più guadagni (è il modello che favorirebbe le big citato da Allegri) ma se non giochi molto rischi di fare un giretto per l’Europa che conta e poi tornare a casa con meno soldi di prima. La Juve è avvisata: qualificarsi in SuperChampions non basta, per far ridere il bilancio bisogna competere per vincerla. E se il progetto di Ceferin si trasformasse in un assist per i sostenitori della Superlega, che non riconoscono più all’Uefa il ruolo di mediatore e di garante del benessere collettivo?


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