Napoli concreto e divertente, ma gli esami non finiscono mai

La cavalcata in solitaria degli azzurri sarà spezzata dalla sosta per il Mondiale. Spalletti ne presta cinque alle nazionali in Qatar. Tra quasi due mesi saprà riprendere il ritmo vincente?

Chi ferma il Napoli? Il Mondiale, nessun altro. Ci vuole la più strana sosta della storia del calcio per interrompere la cavalcata in solitaria degli azzurri. Avremmo voluto che altri azzurri si fossero presi la scena da domenica prossima, ma questa è un’altra storia.

Contro l’Udinese arriva l’undicesima vittoria consecutiva, impresa mai riuscita al club di De Laurentiis. Per ora sono undici i punti di vantaggio su Milan e Lazio, secondi a braccetto, che oggi tenteranno di ridurre il distacco, compito complicato contro Fiorentina e Juve, prima del “rompete le righe”.

Il Napoli si è laureato in anticipo campione d’autunno, forte dei suoi abbaglianti numeri: unico imbattuto in Serie A, miglior attacco a quota 34, primato nei gol di testa, 9, nei cinque campionati top. Non sono sensazioni, ma cifre che danno una precisa dimensione del fenomeno capolista e che in ogni caso non dicono proprio tutto. Se allunghiamo il collo per sbirciare in Europa, i 15 punti del primo posto nel gruppo di Champions ottenuti contro Liverpool, Ajax e Rangers rinforzano l’idea che niente accade per caso, tanto meno il dominio napoletano nella parte iniziale del torneo.

Non limitiamoci ai risultati, che per tanti basterebbero e avanzerebbero per esaltare il Napoli. Restano negli occhi anche l’armonia del gioco e la nitidezza delle trame, quasi fossero elementari. Nel fraseggio organizzato si coglie addirittura una sfumatura ludica: il copione è difficile, ma durante la recita ci si diverte. Nasce così un circolo virtuoso che porta alla fuga in solitaria, alle feste al Diego Maradona, tempio pagano in totale estasi. Ma sul più bello si spengono le luci, la musica è finita, gli amici se ne vanno, arrivederci al 2023. C’è la lunga parentesi della Coppa del Mondo, Spalletti ne presta cinque alle nazionali in Qatar, nemmeno tantissimi. Qui ci sarà la vera incognita: dopo una sosta di quasi due mesi, ripartirà un’altra gara.

L’11 è magico, nella smorfia napoletana significa i topolini, ma anche le trasformazioni, la maturità spirituale. Ecco, Osimhen e compagni dovranno dimostrare di aver raggiunto l’equilibrio necessario per non sbandare nel resto del cammino: in A mancheranno 23 giornate, non pochissime. Ieri pomeriggio, chi insegue ha di sicuro studiato con curiosità il quarto d’ora di tremarella che dal 3-0 è sfociato nel 3-2. Dettaglio interessante soprattutto per Spalletti, bravo a lavorare pure sugli errori. In altre occasioni recenti il Napoli si è ritrovato da solo al comando: possono raccontarlo Sarri e lo stesso Luciano, senza però riuscire nel successo finale. L’ultimo a sollevare un trofeo per il Napoli è stato Gattuso nel 2020: era la Coppa Italia, una piazza che ha vissuto le annate d’oro di Diego adesso si aspetta qualcosa di più forte. Il ricco vantaggio fa immaginare che a giugno possa esserci l’ora di Napoli. Ma in una stagione così sincopata, mai vista prima, sarà meglio navigare a vista. Spalletti alla ripresa del 4 gennaio se la vedrà con l’Inter a San Siro, poi venerdì 13 – gli scaramantici napoletani sono autorizzati a toccare ferro – è il turno della Juve al San Paolo. Tutto bello e affascinante, ma attenzione: anche per il Napoli gli esami non finiscono mai.

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