Lecce-Verona, caos D’Aversa: ma chi educa questi educatori?

Juric era rimasto ancora alla fase fumosa e inconcludente delle chiacchiere: “Ti taglio la gola”, aveva detto ad Italiano, l’allenatore dirimpettaio di Torino-Fiorentina. Una ragazzata, sa, in campo è tale la pressione che non si può pretendere l’autocontrollo dei lord, ma poi finisce tutto lì, quello che comincia in campo deve finire lì… Una settimana dopo, a dio piacendo, un altro step, l’ultimo: a fine partita, sa, in campo è tale la pressione che non si può pretendere eccetera eccetera, D’Aversa evita i preliminari e va direttamente a tirare una capocciata all’attaccante avversario, il veronese Henry. Escalation conclusa: siamo ufficialmente alla resa dei conti diretta e manuale, senza giri di parole, senza questa stucchevole seccatura del fair-play e tutto quanto il resto.

D’Aversa, bastavano gli educatori

Allenatori sull’orlo di una crisi di nervi, si diceva quando mandavano l’arbitro al diavolo per il rigore negato, sentendo il fiato sul collo del presidente con l’esonero in canna. Allenatori da camicia di forza, diremmo adesso, alla prova dei fatti. Esaltati come tecnici appassionati e coinvolti quando percorrono più chilometri in fascia dei loro esterni, quando si beccano il diluvio senza alzarsi il cappuccio in testa (voglio bagnarmi come si bagnano i miei giocatori), quando lanciano capi firmati nel fango o prendono a calci le bottigliette facendo meta, adesso si ritrovano a livello baby-gang, fuori controllo, fuori. Naturalmente, dopo si rimettono subito la maschera degli irreprensibili, manco a dirlo lo stesso D’Aversa parla come un Francesco d’Assisi: “Mi sono già scusato con i dirigenti del Verona: in qualità di allenatore e padre di tre figli, mi scuso per il gesto, certamente non bello da vedere”. Mani che prudono e setti nasali da rifare di sana pianta: dev’essere il punto d’arrivo di tanti supercorsi a Coverciano. Alla prossima riunione, come gestire correttamente casco, mazza da baseball, paradenti. E questi sarebbero gli educatori. Basterebbero gli educati


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