Lampard: “Salvare l’Everton è più importante della Premier col Chelsea”

Frankie Lampard ha il compito di evitare che un club storico della Premier League sprofondi nell’abisso della Championship. E il tecnico dell’Everton racconta il suo cambio di prospettiva, ora che si trova a lottare per la salvezza

La lotta per vincere un campionato è certamente affascinante, ma in quanto a importanza anche quella per non retrocedere non scherza. E spesso si scherza (ma neanche troppo) sul fatto che molti allenatori di grido difficilmente hanno conosciuto le difficoltà e le pressioni che soffre chi invece punta alla salvezza. A confermare le difficoltà è uno che di scudetti ne ha vinti molti, seppure da giocatore, e che ora ha il compito di evitare che un club storico della Premier League sprofondi nell’abisso della Championship. Neanche due anni fa, Frank Lampard guidava il Chelsea che poi con Tuchel sarebbe diventato campione d’Europa a pochi mesi dal suo esonero. Ora deve salvare l’Everton.

PIÙ IMPORTANTE – Lampard racconta al DailyMail il suo cambio di prospettiva, spiegando che neanche gli anni passati da calciatore ai massimi livelli lo hanno preparato per una situazione così pressante. “Da un punto di vista personale, vivere l’esperienza di una battaglia per la salvezza ti consuma. E quindi vuoi fare le cose per bene, perchè capisci cosa c’è in palio. E per me è più importante di quando ho vinto tre volte la Premier League da calciatore. Dico questo perchè capisco quello che significa per il club. Anche le conseguenze economiche sarebbero maggiori, ma il punto è la questione individuale: c’è da capire cosa significherebbe retrocedere per i tifosi e per le persone che lavorano qui”.

MESSO IN DUBBIO – La pressione, quindi, non manca di certo. E questo Lampard lo sta imparando sulla sua pelle. “Ovviamente, con quattro partite da giocare e un punto solo di vantaggio sulla zona retrocessione, è impossibile pensare che le cose andranno bene. Sono due o tre mesi che convivo con questi sentimenti intensi, quindi non posso trattarli come una cosa normale. È un’esperienza incredibile”. Al punto che qualcuno potrebbe chiedere a Frankie…chi glielo abbia fatto fare. “Certo, avrei potuto aspettare un’altra panchina, rimanere a casa a non fare un c***o. E devo dire che negli ultimi mesi ogni tanto ho pensato che sarebbe stato meglio. Ma la mia carriera è tutta così, hanno sempre messo in dubbio ogni mia mossa. Fa parte del gioco, devi essere forte e combattere questa situazione”. Ma soprattutto, salvare i Toffees.

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