La favola di Messias: “Dopo il gol mi è venuto da piangere. La mia storia è scritta da Dio”

Gol al debutto in Champions a 30 anni: il brasiliano è l’ennesima arma in più di Pioli. L’approdo in A era arrivato la scorsa stagione a Crotone, che lo ha ceduto in prestito al Milan in estate

L’uomo del match che, oggettivamente, era difficile aspettarsi, ma che proprio per questo è la storia più bella da raccontare. La notte più bella di Junior Messias arriva a 30 anni, quasi 31 (a gennaio). E arriva al termine di una galoppata ininterrotta iniziata fra i dilettanti, in Piemonte, proseguita fino all’approdo in Serie A avvenuto soltanto la scorsa stagione, a Crotone. Quella di stasera era la sua prima apparizione in Champions e ha regalato al Milan il gol che permette al mondo rossonero di sperare ancora nel miracolo degli ottavi. Ricapitolando: in Italia, dal Brasile, a vent’anni. In A a 29. In Champions a 30. Un’impresa (la sua) nell’impresa (quella del Milan.

Tappe bruciate

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Anche perché a Torino, dove arriva Junior, lui gioca a pallone per divertimento. Prima nella squadra del quartiere, poi in Eccellenza, quindi in D, in C e in B, fino alla massima serie. Una trafila canonica, a prima vista, solo che Messias negli ultimi due anni non ha solo bruciato le tappe. Le ha polverizzate. Partendo da un quartiere complicato del capoluogo piemontese, dove lavorava come fattorino per potersi mantenere, con un passato in Brasile non facile, dove era più semplice alzare il gomito con l’alcol che rigare dritto col pallone fra i piedi. Ha rischiato di morire, sbronzo al volante, ha raccontato lui stesso. E allora questa è – anche – una storia di redenzione, oltre che una favola sportiva. Nella coppa più bella d’Europa, quella dei Palloni d’oro e dei bomber da decine di milioni l’anno, c’è spazio anche per uno sconosciuto alle grandi platee.

Senza preparazione

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Il Milan l’ha preso con sé un po’ a sorpresa negli ultimi giri di lancetta del mercato estivo. Quando tutto pareva convergere sul francesino Faivre, ecco andare in buca l’accordo con lui. Da un 23enne francese a un 30enne brasiliano che cozza contro l’intera filosofia di Elliott. A cui non piace granché investire su giocatori agée. L’ha spuntata, diciamo così, Paolo Maldini, che ha da tempo una certa passione per Junior. All’inizio è stata dura. Arrivato, come disse Pioli, senza il minimo sindacale di tenuta atletica. Una preparazione praticamente da fare dal nulla. Poi, quando ha iniziato timidamente a fare capolino, l’ha fermato un guaio muscolare. Un mese fuori dai giochi, sette partite saltate. Prima di questa sera aveva messo insieme la miseria di 49 minuti. E ora l’emozione è incontenibile: “Sono felicissimo soprattutto per la vittoria. Oltre al gol e all’esordio, è arrivato nel momento del bisogno. Arrivavo da un momento difficile, ho avuto due lesioni di fila. Oggi era importante vincere, siamo ancora vivi e dobbiamo lottare fino alla fine”. Racconta che dopo il gol “mi è venuto da piangere, mi è passato nella testa quello che ho vissuto. Pura emozione. Ho pensato a Dio, tutta la mia storia è scritta da lui. E’ stata la serata più bella della carriera, spero ne arrivino altre così. Il Liverpool? Sarà difficile, dobbiamo restare umili e fare la nostra partita come oggi, abbiamo fatto benissimo dal primo all’ultimo minuto”. Poi racconta il gol: “ L’ho messa dentro tranquillo e sereno. Quando sei tranquillo e sereno puoi fare grandi cose. Lo dedico alla mia famiglia e ai mei amici in Brasile, a chi ha creduto in me”. A fine stagione toccherà al Milan decidere se credere ancora in lui o meno: Junior è arrivato a Milanello da Crotone in prestito con diritto di riscatto. La favola ha altri capitoli da scrivere.

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