Juventus, plusvalenze e manovra stipendi: perché il club si sente tranquillo

«Sono fermamente convinto che il Club abbia operato bene in questi anni e che i rilievi che sono stati sollevati nei nostri confronti non siano giustificati. In ciò siamo confortati anche dalle approfondite analisi condotte in queste ultime settimane da professionisti ed esperti indipendenti che hanno rilasciato appositi pareri a conferma della piena correttezza dell’operato del nostro consiglio»: così si difende, Andrea Agnelli, nel suo intervento di apertura dei lavori dell’assemblea degli azionisti dalle osservazioni mosse dalla Consob e dalla Procura di Torino sulle plusvalenze e sulle manovre stipendi. Rilievi che hanno costretto la Juventus a riscrivere due volte il bilancio 2022- 23 e apportare delle modifiche ai due bilanci precedenti oggetto di indagine.

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Il supporto di Exor

La posizione ferrea di Agnelli è stata supportata da Exor, l’azionista di maggioranza della Juventus nelle parole dell’ad John Elkann: «Confido che la società riuscirà a dimostrare di aver agito sempre correttamente». La stessa holding ha mandato in campo anche i suoi consulenti per visionare i libri contabili e valutare le accezioni di Consob e Procura. Una pletora di fiscalisti, avvocati esperti di diritto tributario, revisori dei conti sono state interpellati, giungendo alla medesima conclusione: giusta l’applicazione dei principi contabili internazionali utilizzati (IAS 38, paragrafi 25 e ss. e paragrafo 113 per quanto riguarda le plusvalenze, IAS 37, paragrafi 10 e 18 per le manovre stipendi).

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La manovra stipendi e la versione del club

Consob e Procura sostengono che la manovra stipendi (lo slittamento del pagamento di alcune mensilità nella stagione successiva per mitigare la crisi finanziaria dovuta all’emergenza Covid con la la chiusura degli stadi) sia irregolare perché un pagamento può slittare, ma a questo non deve corrispondere un posticipo dei costi: nel bilancio dovrebbe esserci una traccia della manovra effettuata, magari alla voce fondo o accantonamento rischi, e la cifra non versata comunque doveva essere a bilancio, cosa che non è avvenuta. Dal canto suo la Juventus sostiene invece che, quando è stato redatto il bilancio, non vi fosse la certezza dell’obbligo di corresponsione della quota non ancora versata. La quota era subordinata alla ripresa o alla disputa dei campionati, ai tempi ancora in forse a causa della pandemia. E ha continuato a sostenere questa tesi anche dopo le dimissioni in blocco del Consiglio d’Amministrazione, come è emerso dal comunicato ufficiale, e ancora ieri, come ha ribadito Agnelli.

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