Juve, si è complicata pure la corsa a un posto Champions: ecco perché

La Signora è l’unica tra le prime ad avere ancora quattro sfide al vertice, tutte contro la Top 5 di Serie A. E il bilancio in stagione evidenzia la debolezza di Pirlo contro le migliori: servirà un finale da scudetto per salvare l’Europa che conta

Si fa presto a dire che ormai a dieci punti di ritardo dall’Inter la Juve a questo punto deve stare attenta perfino a salvare un posto in Champions League: lo dice una banale osservazione della classifica, con la Juve terza a 55 punti, gli stessi dell’Atalanta (che ha giocato una partita in più), a +2 dal Napoli quinto, con Roma (50) e Lazio (49) lontane ma non lontanissime. Se sembra esagerato passare dai ragionamenti sulla rincorsa allo scudetto alla necessità di non perdere il posto nell’Europa che conta, una lettura in filigrana anche delle partite che mancano da qui alla fine aggiunge un dettaglio importante: non è solo una missione obbligata, ma anche con un certo livello di difficoltà. Di più: tra le prime sette in classifica, la Juve è quella che ha il calendario peggiore.

Il calendario peggiore

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Nello specifico, delle “sette sorelle” in cima alla Serie A, la squadra di Pirlo è l’unica che deve ancora trovare tutte le altre della Top 5 del campionato: il 7 aprile il recupero col Napoli, il 18 aprile in casa dell’Atalanta, il 9 maggio arriva il Milan e il 16 maggio arriva l’Inter. Quantomeno tre partite su quattro sono allo Stadium, per quanto può pesare senza pubblico e in una stagione in cui la Juve è già caduta due volte a domicilio in campionato (Fiorentina e Benevento). In ogni caso, tra le squadre in lotta per la Champions un calendario contro squadre di questo livello non ce l’ha nessuno: Inter, Milan, Atalanta, Napoli, Roma e Lazio sono tutte attese da due soli scontri diretti contro una delle prime cinque in classifica, tre se si allarga il discorso alle romane e dunque alle prime sette della graduatoria. La Juve di contro ha quattro scontri diretti, come detto tutti contro le Top 5.

Male negli scontri diretti

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È vero che a volte nei finali di stagione può essere anche peggio trovare chi lotta per la salvezza invece che al vertice. Il problema della Juve non è solo la difficoltà del calendario rispetto alle concorrenti ma anche rispetto al proprio percorso: tra le cinque squadre di vertice è quella che ha fatto meno punti negli scontri diretti. Nella classifica avulsa tra le prime sette di Serie A, solo le romane (Roma 3, Lazio 11) hanno fatto meno dei 12 punti della Juventus: l’Inter ne ha 18, il Napoli 15, l’Atalanta 14 e il Milan 13. I bianconeri hanno giocato una partita in meno (otto, contro le nove degli altri) ma 8 punti sono arrivati nel doppio scontro con le due romane e solo 4 nelle altre quattro partite (3 con il Milan, 1 con l’Atalanta, k.o. con Inter e Napoli). Un punto a favore della Juventus: ha una partita in più da giocare rispetto a Milan, Atalanta e Roma.

Da Champions, anzi da scudetto

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Ma per tenersi il posto in Champions non basta l’approccio conservativo di battere le avversarie che fanno un campionato diverso, in sequenza Torino, Genoa, Parma, Fiorentina, Udinese, Sassuolo, Bologna. E’ un finale di stagione che vuole guardare in faccia la Signora: proprio quando l’allontanamento dell’obiettivo scudetto rischia di farle staccare mentalmente la spina, è adesso per difendere l’Europa che la squadra di Pirlo deve compattarsi come non è riuscita a fare nel resto dell’anno, visto lo storico stagionale con le big. Affatto banale, dunque, e certo non scontato. Quattro sfide contro squadre da Champions per non perdere la Champions in cui servirà un finale da scudetto, non per difendere lo scudetto ormai distante, ma per evitare il disastro atomico dei conti e per provare che c’è una base di competitività da cui ripartire l’anno prossimo. E di cui ognuno a livello individuale deve dimostrare di poter far parte, in questo finale alla prova delle avversarie più forti.

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