Javorcic: “Lavoro e belle letture. Con la mia filosofia conquisterò Venezia”

L’allenatore in Laguna: “L’ambiente vuole subito reagire. Questa Serie B, che fascino…”

Nicola Binda

31 luglio – Milano

Si presenta dopo aver portato il Sudtirol per la prima volta in Serie B, con la miglior difesa d’Italia. Ritrova la categoria dopo averci giocato con il Brescia, in un Venezia che l’ha considerato l’allenatore ideale per gestire la sua Babele di giocatori. Ecco Ivan Javorcic, uno con il quale si può parlare di Aramu come di Dostoevskij.

Due anni fa ha lanciato Gatti alla Pro Patria, l’anno scorso ha avuto una difesa di ferro. Prima di tutto si guarda le spalle?
“No. Vedo il calcio in maniera olistica, totale. Conta saper fare tutto e bene. L’efficacia in difesa nasce da come gestisci la palla, se ti comporti bene dietro crei i presupposti per essere pericoloso. Conta avere giocatori forti”.

Quali concetti trasmette? “Atteggiamento e sentimento nel voler proteggere la porta. Puro pragmatismo. Una base di cultura del lavoro e voglia di migliorarsi per diventare squadra. La mentalità la crei attraverso un grande lavoro quotidiano”.

Quanto è dovuto alle sue letture?
“C’è un approccio scientifico, dovuto alla curiosità personale. Mi piace studiare, conoscere altri allenatori: Bielsa per l’approccio, molto profondo e pulito, poi Klopp e Guardiola, i più conosciuti. E i miei connazionali Juric e Tudor”.

E la filosofia?
“Seguo il pensiero degli stoici, un approccio al quotidiano molto realistico. Sono cresciuto nella ex Jugoslavia con l’influenza dei grandi scrittori russi. Mi piace il realismo di Dostoevskij, come si interroga sulla sofferenza”.

Che sofferenza c’è nel calcio? “Strutturale, organizzativa. Questo è un gioco puro, la salvezza è la struttura del gioco, ma i valori mancano e serve un indirizzo più morale”.

E quale indirizzo bisogna seguire per andare in gol?
“Passo più tempo ad allenare il modo in cui gestire la palla che la difesa: dobbiamo dominare il gioco. Le squadre sono organizzate, bisogna trovare modi nuovi per andare in gol. Davanti il mondo è più complesso”.

A Venezia avete il nodo Aramu: va o resta?
“Si deve convivere col mercato, c’è un po’ di disagio. Aramu non si discute, gioca per noi e lo tratto come uno di noi”.

Che Venezia ha trovato?
“L’ambiente vuole reagire. Sono stati due anni molto intensi, stiamo ricostruendo le basi per essere sempre competitivi”.

La società l’ha voluta fortemente, tanto da pagare una penale al Sudtirol.
“Ho trovato dirigenti di assoluto valore. Mi ha reso orgoglioso questa voglia, e mi riempie di responsabilità”.

Parlare diverse lingue l’ha aiutata con la proprietà Usa?
“Sicuramente. Qui c’è un incrocio di culture, è molto complesso: si crea un team vincente anche parlando la stessa lingua. Parlo croato, italiano e inglese, un po’ di tedesco l’ho studiato a Bolzano, capisco spagnolo e francese”.

A proposito di stranieri: al debutto ci sarà il Genoa di Blessin.
“Grande fascino. Due società con grande storia che vengono da un anno deludente. Ho seguito il lavoro di Blessin, sono curioso di salutarlo: lo farò con la lingua del calcio, ci si capisce al volo”.

Come ritrova la B?
“Molto cambiata, così come tutto il calcio. Questa B incuriosisce anche all’estero, e con la sosta per i Mondiali potremo metterci di più in mostra”.

Dalla Croazia come vedeva Venezia? “Con grande ammirazione per quello che ha dato alla storia dell’umanità. In Dalmazia siamo stati più di 300 anni sotto l’influenza della Serenissima. Devo conoscere la città a fondo, per me è una grande occasione di crescita ed è un segno di rispetto. Spero di avere tempo, perché vivo al centro sportivo da mattina a sera. Conto su mia moglie per farlo”.

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